Viaggiare, dormire, forse sognare

Cari lettori di questo umile blog, torno a cercare di offrirvi uno spaccato della vita in Grecia, anche se in questo periodo le mie giornate, sono certa, assomigliano a quelle di altri milioni di persone, e non credo ci sia nulla di notevole da riportare all’interno della mia routine che, come ho forse accennato precedentemente, ho costruito attorno ad attività più o meno dinamiche che vanno dagli allenamenti casalinghi agli esperimenti culinari, dai film agli audio libri ai corsi online e dalla scrittura di articoli come questo alla registrazione di podcast e scrittura di progetti europei (attività legate al mio volontariato e che sto portando avanti a distanza con SE.M.I.). Ad essere sincera le giornate stanno passando molto velocemente da quando è iniziato il lockdown, ma nonostante stia sfruttando questo particolare periodo per dedicarmi a tanti passatempi diversi, ça va sans dire che come tutti mi auguro che tutto possa tornare presto alla normalità.

La lista delle cose che mi mancano in questo presente è molto lunga, ma ce ne sono alcune la cui assenza mi pesa più di altre. Si parte da quelle piccole, come prendere un caffè al tavolino di un bar, organizzare una cena tra amici, andare a una festa, abbracciarsi. Ma senza dubbio al primo posto si classifica l’impossibilità di viaggiare, muoversi nello spazio e vedere luoghi nuovi, o anche semplicemente tornare in quelli familiari. Il viaggio per me non è solamente un’esperienza fisica, di spostamento, lo considero piuttosto come uno stato mentale, un’attitudine alle cose, l’essere curiosa e avere voglia di provare, esplorare, scoprire, mettermi alla prova. Un viaggio parte sempre da un atto pratico: prenotare il biglietto, preparare la valigia, prendere l’autobus per l’aeroporto. Ma dopo che queste azioni meccaniche si sono concluse, nel momento in cui si arriva a destinazione, è lì che la parte interiore comincia a mettersi in cammino per andare più lontano, è quello il momento in cui gli occhi si spalancano, l’udito si affina, in cui tutti i sensi hanno finalmente la possibilità di liberarsi e si può respirare appieno l’aria di una nuova città e si inizia davvero a rendersi conto del processo di spostamento che si è appena compiuto.
Mantenere questo atteggiamento verso ogni esperienza quotidiana, anche la più banale, si traduce per me nell’aver sempre voglia di fare passeggiate, di prendere un treno e visitare il paesino accanto al mio durante il weekend, di vedere un film appena uscito al cinema, di continuare sempre ad imparare cose nuove, in una frase direi un naturale opporsi ad una routine predefinita e sempre uguale a se stessa.

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E per l’appunto la scorsa settimana, in occasione delle vacanze pasquali, avevo in calendario un viaggio verso la Turchia, per visitare Istanbul e le sue moschee, per vedere il Bosforo con i miei occhi. Dopo aver appreso che tutto ciò sarebbe rimasto solamente un sogno, una delusione cocente mi ha colpita, per quanto comprendessi perfettamente le cause, ma dalla premessa a questo paragrafo si può facilmente intuire come io senta il viaggio come un bisogno e che anche solo il pensiero mi porti felicità come poche altre cose. Da quell’istante hanno iniziato a salire a galla i ricordi dei viaggi passati, recenti e lontani, e la consapevolezza di quanto sia stata finora fortunata a poterli intraprendere tutti, dal primo all’ultimo. Questa presa di coscienza ha mitigato lievemente la tristezza che la presente rinuncia portava con sé, sempre accanto alla speranza di poter ricominciare a viaggiare presto, con ogni mezzo. Al momento l’unico che mi è rimasto a disposizione è con la mente, e tanto mi basta. Forse.

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Senza lasciarsi andare a sentimentalismi auguro sempre a chi è arrivato alla fine di questo articolo di trovarsi in ottima salute e vi lascio con la speranza di salire presto su un autobus, treno, aereo e continuare a scoprire il mondo per com’è: sempre nuovo.

A prestissimo,

Federica

Non tutti i training escono col buco…

Eccomi di nuovo per far sentire la mia voce dall’altra parte del mare raccontandovi storie sulla mia vita come volontaria in Grecia. Quest’oggi ho deciso di condividere con voi la mia ultima esperienza durante il mid term training, ovvero quattro giorni spesi con altri volontari al fine di tirare le somme ognuno sul proprio progetto e la propria esperienza, confrontarsi con persone che stanno vivendo la stessa situazione e cercare delle soluzioni o la motivazione giusta per concludere al meglio quest’anno di volontariato europeo. O almeno così doveva essere in teoria.

La città d’incontro designata era Xanthi, situata a nord est del paese e vicinissima al confine con la Turchia. Inizialmente non avevo grandi aspettative rispetto a questo training, ma essendo di indole curiosa ero ad ogni modo entusiasta del fatto di poter allontanarmi per qualche giorno dalla mia routine e visitare un luogo nuovo dove non ero mai stata. La cittadina effettivamente si è rivelata molto gradevole, non troppo grande ma piena comunque di giovani, locali e una grande piazza dove si sono tenuti i festeggiamenti per il carnevale proprio nei giorni che ho speso lì. La prima sera, una volta riuniti tutti insieme con il trainer che avrebbe tenuto le attività per i giorni seguenti, dopo un brevissimo gioco per iniziare a conoscerci era già ora di cena, e così abbiamo goduto di un po’ di relax proseguendo la serata in centro e unendoci ad alcune feste volte a celebrare il Tsiknopempth, ovvero il giovedì del carnevale in cui è usanza grigliare carne, bere in compagnia e danzare mascherati. Nonostante fossimo rientrati in albergo quasi all’alba ero comunque motivata e curiosa per la mattinata che ci aspettava, speranzosa che avremmo davvero iniziato ad approfondire i temi legati al volontariato europeo e che avremmo avuto la possibilità di legare come gruppo insieme al nostro trainer.

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Le mie speranze però hanno iniziato a scemare quando ho appreso che l’unica attività della mattina sarebbe consistita nel dividerci in gruppi e fare un tour della città scattando delle foto ai monumenti più importanti e cercare di chiacchierare con gli abitanti del posto. Nella mia testa suonava più come attività conclusiva, ma tant’è… Il mio stupore non ha fatto che crescere quando, ritrovatici nuovamente per discutere delle nostre impressioni su Xanthi e mostrare le foto scattate, il tempo scorreva senza che si accennasse a cambiare attività o a iniziare ad entrare nell’argomento ESC. Va bene che si trattava del primo vero e proprio giorno di training, ma avevamo a disposizione solamente quattro giorni, non mesi!
Al termine del pomeriggio speso quindi a guardare le foto scattate da tutti i volontari (ridete pure ma purtroppo è la verità), ci siamo appropinquati al tavolo del buffet per la cena, almeno il cibo è sempre una buona consolazione. La serata in seguito è stata piacevole come la precedente, e di nuovo con due o tre ore di sonno in corpo eravamo (circa) pronti per vedere cosa ci avrebbe atteso durante il secondo giorno.

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Finalmente sembrava che si iniziasse a prospettare una giornata più proficua di quella precedente, ma evidentemente mi sbagliavo: abbiamo assistito a quella che credo sia stata la presentazione più noiosa e non ho timore di definire inutile della mia vita su quali saranno le prospettive future dopo il termine del volontariato; a tenere il discorso è stata una signora che aspira a diventare trainer e che per il momento accompagna i volontari durante questi progetti e sostiene il lavoro di quelli che trainer lo sono già. La cosa che mi ha lasciata più attonita è stata la lentezza e la poca spigliatezza di questa donna; io sicuramente non posso definirmi un’esperta, ma un formatore dovrebbe far ritrovare l’energia e la voglia di lavorare, non il contrario!

A seguito di quelle due ore che sono parse interminabili ci siamo risvegliati dal torpore con un gioco sul lavoro di squadra e successivamente abbiamo valutato entrambe le attività. Quello che proprio non mi tornava era come fosse possibile che non avessimo ancora discusso o menzionato il lavoro nelle nostre organizzazioni, le debolezze e le difficoltà, come trovare soluzioni a un problema. Arrivata alla fine del secondo giorno però ho deciso di rassegnarmi al fatto che questi formatori erano sicuramente delle belle persone, ma probabilmente non competenti come gli sarebbe stato richiesto.

Lungi da me annoiarvi ancora su ogni attività che (non) è stata svolta, vi basti sapere, nel complesso, che non ho trovato quei giorni spesi a Xanthi per niente utili, se non fosse per alcuni volontari conosciuti e con cui abbiamo sicuramente passato dei bei momenti e delle belle serate in compagnia a divertirci. Dal mio punto di vista, tuttavia, il senso di questi training dovrebbe proprio essere quello di aiutare i volontari a trovare soluzioni o condividere la propria esperienza in un ambiente neutro, lontano dai propri coordinatori o dal proprio ambiente in cui, a volte, potrebbero sentirsi giudicati. Il massimo che ho potuto fare è stato riportare le mie impressioni nel questionario valutativo, e mi auguro per il futuro che in qualche modo vi possano essere dei miglioramenti sulla qualità di queste attività, peraltro obbligatorie.

Sento a questo punto di dovere delle scuse ai temerari che sono arrivati fin qui con la lettura, ma mi auguro che questa testimonianza possa risultare utile a chi magari ha vissuto la stessa esperienza in un altro paese e che possa sentirsi meno solo.
Mi farò sentire presto con, spero, qualche storia più avvincente e positiva. Per ora, da Nea Moudania, è tutto!

Federica

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Appuntamenti Internazionali… Sempre vanno la pena!

Ciao a tutti per ancora una volta,

Sono io, Danai, la volontaria greca a Faenza. I hope you didn’t forgot about me…

So for another time I am here to tell you everything about my life in Italy, my EVS experience and all the interesting things that happened through this week.

Unfortunately, this past weeks I couldn’t live in Faenza, I had to go back in Greece and write some remaining university exams, that I’ m really hoping to pass and GRADUATE THIS YEAR. All this situation with back and forward travels between Greece and Italy made me really tired and combining the study that I had to do, I can truly say that after a while I was begging to return to my everyday life in Faenza and be in a chill mood for a while without having so many things to do.

Stavros Niarxos Foundation, Athens, Greece

Except all these difficulties and all the studying, I had a great time in Greece, because a friend of mine came to visit me in Athens. But to talk to you about this I have to do first a small introduction.

As everybody knows at this point the ESC or EVS or SVE -the same thing, three different ways to tell it- is an incredible opportunity that helps you in many ways. Regarding the flexibility of work hours and environment, the chance to live abroad and the experience to learn a lot of new things, I believe that I already talked to you for some of these. One of the most important and interesting things that this SVE experience is giving you is a lot of new friends from all over Europe and in this way you can have the best intercultural experience and of course expand your multicultural view.

From the previous paragraph is easy to understand that I made a really good friend this year, thanks to ESC project that I am being a part. My friend is called Federica and she does the same project with me, but in Greece. She lives in the northern part of my country, near to my hometown and she working with another organization based in Greece. To explain you, to do a program like this you have to have a sending organization and a hosting organization. In the case of Federica and me we are sharing organizations, in sense that my sending organization is her hosting and my hosting (SE.M.I association) is her sending.

Long story sort, in some point near October we started working together for a project and also doing some language exchange classes via Skype, so I can help her communicate in Greek and she could help me improve my Italians. From this cooperation with ended up good friends but we never saw each other until now…

When I realized that I would be in Greece for two weeks this January and also inside this time I would have my birthday, I invited Federica to come and visit me in Athens. And so she did…

She came in Athens Thursday afternoon and she returned Sunday morning. It was four amazing days. I tried my best to make her see all the sights of Athens and all the cultural things. We did a long walk in the center of the city, visiting Thisio, Plaka, Monastiraki, Sintagma e Psuri -the heart of the city-.

We also eat a lot, like a lot! I wanted her to try some traditional Greek plates and we ended up eating ‘till we were dead and couldn’t move -especially the first day-. But except the things that we did in the city, we got to know each other better. Making new friends is always a thing that I enjoy and through this project I am really happy that I met a bounce of new and interesting people from all over the world. Through others you also have the chance to see yourself and your behavior and accept or change things. You can evaluate and challenge yourself. One thing is moving to a whole new country but maybe the most important thing of all is to make a social life there, without knowing anyone, between strangers, you have to find your place and make your circle. It’s difficult, it’s challenging but also it’s a huge opportunity for self improvement.

Until the next week,

Danai, Greece

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La nostra Web Radio!

Carissimi, qui la volontaria italiana di SE.M.I. in Grecia. Quest’oggi voglio raccontare in cosa consista un progetto a cui la mia organizzazione ospitante, You in Europe, ha preso parte e ha reso partecipi anche noi volontari del Corpo Europeo di Solidarietà. Si tratta di una web radio creata per iniziativa di un’organizzazione italiana nell’ambito della Key Action 2, azione del programma Erasmus+ che mira alla cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche; questa tipologia di progetti è indirizzata a tutte le associazioni e ONG che lavorano all’interno di progetti Erasmus e che vogliano iniziare delle collaborazioni, anche di lungo periodo, con altre organizzazioni europee. È questo il caso del progetto “Broadcasting Europe”, questo il titolo scelto, che coinvolge quattro organizzazioni e le loro web radio. L’idea del progetto “Broadcasting Europe”, nato nel 2018, parte dal desiderio di creare una rete di cooperazione e scambio transnazionale tra diversi enti europei situati in quattro stati: Italia, Grecia, Polonia e Spagna. Lo scopo del progetto, globalmente, è quello di promuovere abilità e conoscenze dei partner coinvolti e metterle in atto attraverso tale rete internazionale, in modo da sviluppare sempre di più la consapevolezza sulle proprie competenze condividendola con altre persone.

Ma a livello pratico, che cos’è una web radio, e come funziona? All’inizio, non appena i nostri coordinatori e il nostro mentore hanno iniziato a parlarci di questo progetto, non ci è stato chiaro sin da subito come potessimo fare per mandare in onda il nostro programma, dove registrarlo e come farlo. Poco a poco però ogni cosa è apparsa più chiara, quando ci è stata mostrata l’apparecchiatura che sarebbe servita al nostro scopo. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un mixer a cui vanno collegati un microfono, delle cuffie e delle casse, per poi collegare a sua volta il mixer ad un computer, tramite il quale verrà mandata in onda la puntata radio, o registrata e poi caricata sul sito dedicato. Broadcasting Europe si serve infatti di un sito internet, Spreaker (https://www.spreaker.com/), dove ogni partecipante può pubblicare le puntate del proprio programma, che rimangono poi visibili e ascoltabili da tutti.

In questo modo è quindi iniziata anche la nostra collaborazione con questo progetto, e insieme agli altri volontari ESC con cui sto condividendo questa esperienza abbiamo iniziato a pensare a un titolo per il nostro programma, i contenuti, come lo avremmo strutturato e via dicendo. Data le nostre diverse provenienze e nazionalità, ci piaceva l’idea di trovare un punto d’incontro tra i nostri paesi, che ci permettesse di aprire dei confronti e scoprire in ogni puntata qualcosa di nuovo riguardante Italia, Polonia, Portogallo e successivamente, all’arrivo del quarto volontario, Spagna. Il risultato finale delle nostre riflessioni è stato “The Random Show”, un programma casuale, senza un tema fisso ma con un argomento diverso in ogni puntata, in cui ognuno di noi avrebbe raccontato le proprie tradizioni, usanze e costumi, e in questo modo tutti avremmo potuto sentirci inclusi nella discussione e avremmo potuto portare le nostre opinioni e idee. Gli argomenti trattati sono stati i più variegati, dal cibo alle vacanze, dal cinema al Natale, il tutto condito da canzoni sempre legate al tema della puntata.
Random Show

Abbiamo quindi caricato sul sito web la prima puntata all’inizio del mese di agosto, con l’aiuto indispensabile del nostro mentore, membro dell’associazione You in Europe, il quale tra noi è l’unica persona ad essere in grado di utilizzare l’apparecchiatura necessaria. Abbiamo stabilito che avremmo registrato gli episodi ogni due settimane, per un totale di due al mese. Durante la prima registrazione l’imbarazzo e l’agitazione ci hanno accompagnati, ma poco a poco abbiamo preso familiarità con questo tipo di lavoro e adesso è diventato un gioco in cui ci divertiamo e riusciamo davvero a parlare delle nostre diverse culture in un clima informale ma al contempo con la consapevolezza di star contribuendo ad un progetto europeo molto più grande. Per ascoltare l’ultimo episodio dedicato alle tradizioni natalizie e per trovare tutte le puntate del programma seguite questo indirizzo: https://www.spreaker.com/user/broadcastingeurope/the-random-show-episode-8
Insieme a You in Europe abbiamo poi organizzato una festa nella piazza principale di Nea Moudania, il paesino dove sto svolgendo il volontariato, per promuovere non solo il nostro show ma tutto il progetto della web radio. Durante la serata abbiamo presentato il nostro lavoro, preparato e offerto cibo tipico dei nostri paesi a tutte le persone che si erano riunite in piazza e attraverso musica e balli abbiamo provato a promuovere questo progetto.
WEB Radio Party
E per l’occasione abbiamo anche stampato delle magliette con il logo della nostra radio:
WEB Radio Party
Da sinistra: Igor, il nostro mentore e Bartek, entrambi polacchi, Federica, ovvero l’autrice di questo articolo che state leggendo, Sofia dal Portogallo e Jorge dalla Spagna.

Per concludere, quindi, creare una web radio non è difficile, tutto ciò di cui avete bisogno è la giusta strumentazione! Vi saluto con l’augurio di aver reso l’idea di cosa sia una web radio e con l’invito ad ascoltare il nostro show in onda ogni due settimane. Stay tuned!

A presto,
Federica

Tramonta già il sole su Nea Moudania… oppure no?

Carissimi, eccomi di nuovo a scrivere della mia esperienza come volontaria italiana in Grecia. In questo articolo voglio concentrarmi su quelle che sono state le mie sensazioni e riflessioni riguardanti il progetto e la mia vita qui man mano che il tempo scorreva durante i mesi di agosto e settembre, alcune positive ma alcune anche negative, perché un’esperienza di volontariato all’estero non è tutta rose e fiori, e voglio condividere quello che ho vissuto sperando possa essere utile per chi deve ancora partire o per chi, magari, ha attraversato la medesima fase e ha bisogno di ritrovarsi.

Iniziamo dunque. I primi due mesi trascorsi a Nea Moudania, paesino di mare nella penisola Halkidiki, sono stati molto intensi e movimentati, poiché You in Europe, organizzazione presso cui sto svolgendo il volontariato, ha ospitato due scambi giovanili (uno youth exchange di una settimana a giugno e un ESC di un mese a luglio), ma una volta terminate queste attività e dopo che i ragazzi con cui avevamo condiviso l’esperienza erano tornati ai loro tetti natii, ho avuto veramente modo di capire le dinamiche del mio progetto e come mi ci stavo inserendo, sia da un punto di vista pratico che emotivo. Procederò con ordine, raccontando prima di tutto il mese di agosto, che è stato un mese pieno di domande e di dubbi su cosa stessi facendo, probabilmente perché è stato il primo momento in cui mi sono trovata da sola con i miei pensieri, senza mille impegni o persone da vedere ed eventi da organizzare.
Le attività in cui ero impegnata, insieme agli altri due volontari del progetto, consistevano ora principalmente nel lavoro mattutino presso i due centri ricreativi dove ci eravamo inseriti sin dall’inizio del volontariato, e in una riunione settimanale insieme ai responsabili dell’associazione per riportare l’andamento delle attività. Il resto del tempo era praticamente tutto libero, e sebbene il lavoro nei centri procedesse molto bene, questo è stato un elemento che mi ha portata più volte a domandarmi “cosa sto facendo qui?”. Qualcuno, tra chi leggerà queste righe, potrà pensare che sia matta: lavorare quattro ore al giorno per poi spaparanzarsi al sole fino al tramonto è stato motivo di crisi esistenziale? Potrebbe sembrare assurdo, eppure.
Come ho scritto, le attività all’interno dei centri ricreativi stavano procedendo nel migliore dei modi: stavo portando avanti un corso di italiano per i bambini delle elementari, e un corso di yoga per il gruppo di adulti con disabilità. Entrambi questi gruppi mi avevano accolta a braccia aperte ed ero in grado di lavorare insieme a loro nonostante la barriera linguistica del greco in maniera sorprendente. Mi rendevo quindi conto dei punti di forza di questo progetto e dell’impatto positivo che la mia presenza stava avendo sulla comunità locale, e questa energia positiva rimbalzava anche su di me, facendomi sentire utile per il ruolo che svolgevo, pur non essendo una professionista o esperta.
I dubbi che mi hanno assalita riguardavano il resto della giornata, quando non erano presenti attività definite né un orario serrato, momenti in cui pensavo se ciò che stavo facendo fosse abbastanza, se mi soddisfacesse davvero, o se fosse giusto per me. Il fatto di poter godere della spiaggia dopo il lavoro era sicuramente piacevole, ma continuavo a domandarmi quando o se avremmo iniziato seriamente con altre attività.

Posso affermare quindi che, nonostante riuscissi a cogliere la validità del progetto di volontariato, al contempo mi domandavo se ciò che mi veniva offerto fosse quello di cui avevo davvero bisogno per sentirmi soddisfatta del lavoro e se bastasse per trovare un senso nell’aver intrapreso la scelta di restare un anno all’estero. Credo che ogni progetto abbia le proprie criticità, e che non esistano progetti perfetti o che vadano incontro alle necessità di ogni volontario, così come possono sorgere dei dubbi in qualsiasi lavoro una persona stia svolgendo, e questa consapevolezza mi ha aiutata a superare i momenti più duri e a ridimensionare ciò che stavo attraversando, considerandolo normale e umano.
Tali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnata fino al mese di settembre, quando qualcosa ha iniziato a cambiare: innanzitutto, l’arrivo di un nuovo volontario che veniva ad aggiungersi al nostro gruppo ha sicuramente movimentato la situazione; il nostro progetto era infatti stato scritto per quattro persone, e You in Europe è riuscita a trovare il partecipante che mancava solo alla fine dell’estate.
In secondo luogo, con la riapertura delle scuole pubbliche e delle attività sportive anche il nostro orario lavorativo ha subito dei cambiamenti: abbiamo infatti iniziato a lavorare nelle ore pomeridiane nei centri ricreativi, e un’ulteriore opportunità si è aperta per noi che abbiamo infatti potuto iniziare a dare una mano agli allenatori delle squadre di pallavolo del paese, supportando le loro attività con bambini e ragazzi in palestra. L’avvio di queste nuove attività mi hanno quindi ulteriormente aiutata a ricominciare a sperare per il meglio e a ritrovare un po’ di motivazione per il mio volontariato.

Per concludere vorrei quindi dire che credo sia normale avere dubbi e che sollevare delle criticità può portare al miglioramento delle scelte che si intraprendono, soprattutto se di lungo periodo e lontano dalle persone care. Anche aver attraversato questa fase critica mi ha aiutata ad acquisire più consapevolezza in me stessa e nelle persone che mi circondano, e sono convinta che sia importante fare tesoro dei momenti negativi e come siamo in grado di superarli, poiché spesso ci possono insegnare molto di più delle esperienze positive. Vorrei inoltre aggiungere che i dubbi su alcuni aspetti del progetto e le domande interiori riguardanti questa mia scelta non sono spariti con un colpo di bacchetta, né la mia routine, posso dire abbastanza tranquilla, è cambiata radicalmente; ho però cercato giorno dopo giorno di gestire i miei sentimenti e vedere il lato positivo della situazione, provando davvero ad imparare da ogni cosa, anziché cercare una via d’uscita “facile” e abbandonare tutto.

Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di questo articolo, a prestissimo da Nea Moudania!

Federica

Cronache di un luglio rovente a Nea Moudania

Cari amici, eccomi di nuovo per raccontarvi la mia esperienza di volontariato in Grecia, a Nea Moudania, Halkidiki, presso l’organizzazione You in Europe.
Oggi voglio concentrarmi su ciò che ho vissuto durante il secondo mese trascorso qui, nel pieno dell’estate greca.

Innanzitutto posso affermare che luglio sia stato un mese molto movimentato, per molteplici ragioni: per prima cosa, la presenza di più di venti ragazzi provenienti da cinque diversi paesi europei arrivati per uno scambio di un mese (short term ESC) con You in Europe, impegnati nell’organizzazione e supporto di un festival locale insieme a un’associazione del paese. Sin dai primi giorni ho avuto modo di instaurare un rapporto di amicizia con molti di loro, per poi trascorrere insieme la maggior parte del tempo durante tutte le settimane successive.
In occasione di questo scambio è stato organizzato un corso di greco di due settimane, a cui io e gli altri due volontari di lungo periodo abbiamo partecipato con piacere, dal momento che qui molte persone, ma non tutti, parlano inglese, e non conoscere nemmeno una parola di greco ci stava rendendo la vita molto difficile! Così, insieme a questi venti ragazzi e un’insegnante molto carismatica è iniziato il nostro viaggio dentro alla lingua greca, e a lezioni concluse tra un kalimera e un kalispera avevamo imparato a leggere, scrivere e ordinare un caffè e una birra, praticamente tutto ciò che serviva per la sopravvivenza in una località di mare.
Sempre insieme a questo gruppo è stato divertente scoprire il territorio, andando ad esplorare nuove spiagge e nuovi paesini della penisola Halkidiki, oppure trascorrere le serate a chiacchierare davanti a piatti di ottimo cibo greco.
Insieme ai ragazzi dello short term ESC

Tutto sembrava procedere per il meglio, quando purtroppo il progetto dei ragazzi ha visto una battuta d’arresto dovuta ad un terribile tifone che si è scagliato sulla zona di Salonicco e la penisola Halkidiki il 10 luglio, colpendo principalmente Nea Moudania e Nea Potidea, un comune limitrofo, con vento e pioggia fortissimi. Questa catastrofe naturale, probabilmente causata dalle temperature altissime che si stavano registrando in quei giorni, ha portato ingenti danni non solo al territorio (ad esempio tetti delle case crollati, pali della luce sradicati) ma anche alla popolazione e al turismo: il bilancio dei morti è stato infatti di nove persone. Questo terribile evento ha causato la fine del festival locale di Nea Moudania a cui stavano prendendo parte i ragazzi, dal momento che avrebbe dovuto svolgersi nel teatro aperto della città, e che ora aveva solo bisogno di aiuto per essere ripulito dalle sedie e i tavoli distrutti, impalcature a pezzi, scenografie da ricostruire, per non parlare dei danni elettrici causati dalla pioggia che aveva allagato qualsiasi locale chiuso come i camerini e i bagni. Allego una foto del luogo prima della tempesta.


Superato lo shock, i ragazzi si sono rimboccati le maniche e hanno dato una mano all’associazione organizzatrice non solo per ripulire il teatro, ma anche la spiaggia e le strade da rami, alberi e spazzatura trasportata dal vento. Il loro sforzo è stato ripagato da tutta la comunità locale che non ha mancato di ringraziare personalmente sia il gruppo di volenterosi che You in Europe.

Dopo aver raccontato quelli che sono stati gli eventi delle prime settimane, passerò ora alle attività del nostro progetto, che nel mese di luglio hanno infatti iniziato a prendere forma e consolidarsi.
I miei colleghi volontari e io infatti siamo stati parallelamente impegnati tutte le mattine nel lavoro di due centri ricreativi (KDAP), uno per bambini e un altro per persone con disabilità, luoghi in cui siamo sempre affiancati da operatrici e insegnanti, ma dove ci è data la possibilità di proporre delle attività originali e gestire da soli il tempo con gli utenti. È così che ho iniziato un piccolo corso di italiano con i bambini, attività che ho portato avanti fino alla fine di agosto, e un corso di yoga con gli adulti affetti da disabilità, devo dire con molta soddisfazione!
Il bilancio di questo secondo mese può essere quindi positivo, dal momento che abbiamo avuto modo di ampliare le nostre amicizie e conoscenze, ci siamo inseriti attivamente nel lavoro del nostro progetto e nel tempo libero ci era possibile viaggiare e goderci l’estate greca. Ho accennato al fatto che il caldo durante luglio era diventato insopportabile, ma d’altronde ci dev’essere sempre un piccolo scotto da pagare per vivere in un paese di mare.
Durante quelle settimane io stavo cercando di capire che forma stesse prendendo il mio progetto di volontariato, pensiero che ho portato avanti e sviluppato soprattutto nei mesi successivi e di cui vi scriverò più dettagliatamente nel prossimo articolo. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di queste righe, a prestissimo, da Nea Moudania!

Federica

Il mio primo mese greco

Ciao a tutti!

Sono Federica e sto vivendo un’esperienza di volontariato in Grecia tramite l’ESC (European Solidarity Corps) presso l’organizzazione You in Europe, con sede a Nea Moudania, una cittadina situata 60 km a sud di Salonicco, nella penisola Calcidica.
Quando ho saputo di essere stata scelta come volontaria italiana per il progetto, mille dubbi si sono affacciati alla mia mente: come farò se non conosco il greco? Questo progetto è davvero quello giusto per me? Sarò felice vivendo per un anno in un paese dove finora ho solamente trascorso delle settimane di vacanza? E così via. Alla fine, sostenuta e incoraggiata da SE.MI, organizzazione d’invio, e da You in Europe, organizzazione ospite, ho deciso di accettare questa sfida e fare un salto nel vuoto.
Il progetto per il quale ero stata selezionata avrebbe lavorato soprattutto sul tema dell’educazione non formale, vale a dire tutte quelle attività formative non legate alla scuola o all’accademia, ma attività che coinvolgono attivamente il bambino o l’adulto creando un’interazione e uno scambio di conoscenza, oltre che un abbassamento dei livelli d’ansia da prestazione, poiché in questo tipo di educazione non esistono voti o esami, ma si tratta invece di un’auto analisi fatta da parte dello studente. Interessante, no?

Nel concreto You in Europe collabora con dei centri ricreativi chiamati con l’acronimo KDAP (in greco: Kentro Dimiourgikis Apascholissis Pedion) ovvero centro di lavoro creativo per bambini (ma anche per persone con disabilità), e la maggior parte del lavoro dei volontari sarebbe stata dunque concentrata in queste strutture, accompagnati sempre dagli insegnanti ed educatori che lavorano permanentemente nei centri.
Il progetto dunque mi sembrava molto interessante, e il fatto di poter imparare una nuova lingua una bella opportunità, senza dimenticare la posizione di Nea Moudania: una città con spiagge da cartolina sull’Egeo, e l’inizio delle attività avrebbe coinciso esattamente con l’inizio dell’estate… Come si poteva rifiutare? undefined

Il 3 giugno 2019 ho quindi preso l’aereo e sono atterrata a Salonicco, e sin dal primo momento sono stata circondata da moltissime persone: durante la settimana del mio arrivo, infatti, You in Europe avrebbe ospitato uno Youth Exchange, uno dei progetti di mobilità giovanile facenti parte del programma Erasmus+, con giovani provenienti da 6 diversi paesi europei.
La prima settimana ho quindi ricevuto la migliore accoglienza possibile, trovandomi a contatto con persone molto aperte, disponibili e gentili, con cui trascorrere il tempo ma anche con cui confrontarmi su progetti europei e sull’importanza della mobilità giovanile. Una delle cose che mi hanno colpita da subito è stato il calore dei greci, i quali sono sempre pronti ad aiutare chi hanno accanto anche se straniero.
All’inizio ho quindi avuto modo di ambientarmi in questa nuova città, scoprire le spiagge bellissime e divertirmi insieme ai ragazzi partecipando alle attività del loro scambio. Cosa avrei potuto chiedere di più?

Conclusi i saluti a tutto il gruppo dello YE, durante le settimane successive io e gli altri due volontari del progetto, Sofia, una ragazza portoghese e Bartek, un ragazzo polacco, abbiamo avuto modo di visitare i centri dove avremmo iniziato a lavorare poco dopo, conoscere le educatrici e insegnanti e proporre le prime attività che avremmo messo in atto entro la fine del mese. Da metà giugno infatti è stato stabilito l’orario estivo, che prevedeva la nostra presenza nei centri tutte le mattine, mentre il pomeriggio sarebbe stato dedicato ad attività personali e riunioni.
Tra le attività proposte c’è stata la mia idea di iniziare un corso di italiano per i bambini greci, che sono stati entusiasti dell’idea e con cui ho lavorato molto bene per tutto il corso dell’estate.

Le cose sembravano scorrere tranquille a Nea Moudania, ma non abbiamo avuto il tempo di annoiarci perché il 22 giugno è arrivato un nuovo gruppo di ragazzi per uno Short Term EVS, che sarebbero rimasti in Grecia per un mese con lo scopo di aiutare ad organizzare un festival locale.
Per tutti noi è stato quindi un piacere essere di nuovo circondati da nuove persone con differenti nazionalità e personalità, e oltre al lavoro nelle organizzazioni, i pomeriggi erano dedicati all’aiuto nelle attività di questo gruppo e alla socializzazione (ahimé, in spiaggia!).

A grandi linee questo è stato il mio primo mese in Grecia, pieno di cose da scoprire, persone nuove da conoscere e nuove attività, senza dimenticare una lingua ancora incomprensibile ma anche tanta gentilezza e voglia di comunicare.
Vi racconterò i mesi successivi nel prossimo articolo, per adesso non voglio dilungarmi più del dovuto. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di queste righe, a prestissimo!

Federica

Un anno in Grecia! Selezionate le volontarie di SE.M.I.

SE.M.I. ha selezionato due delle volontarie che faranno parte del progetto di volontariato europeo ‘Volunteers from Society’ dell’associazione ‘You in Europe’, che ha sede a pochi minuti da Thessaloniki (Grecia).

Più info sul progetto

Ecco a voi il dream-team faentino:

Federica Rossetti

Canta, parla arabo, è operatrice olistica ed è pronta ad affrontare qualunque sfida!

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Andrea Miguel

Ha fatto volontariato in Marocco e Nepal, ha lavorato per la scuola Montessori e ha finalmente trovato un nuovo progetto degno di lei!

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A presto tutte le novità, Stay tuned!!