Distanziamento sociale… E geografico

Mi sono presa una pausa dalla scrittura durante l’ultimo periodo perché, inizialmente, sentivo di non avere grandi contributi da offrire a questa piccola comunità quale il blog di SE.M.I., se non altro perché le settimane appena trascorse non sono state caratterizzate da eventi degni di nota a livello personale, e data l’attuale situazione mondiale si potrebbe definire una grande fortuna. Senonché, con lo scorrere dei giorni, trasformatisi successivamente in lunghe settimane, stavo venendo costantemente bombardata da informazioni più o meno utili, ma comunque in quantità esorbitante. Mi sentivo sovrastare dagli eventi che, seppur ancora lontani da me, almeno da un punto di vista di percezione geografica, erano in realtà dietro l’angolo nella mia mente e nel mio cuore. Cosa si prova a vedere il proprio paese colpito, da un giorno all’altro, all’improvviso, da una pandemia? Come si sta a vivere all’estero, sapendo che i propri familiari e amici possono essere vittime del contagio se non altro per una questione di probabilità numerica? Di questo vorrei scrivere oggi, e condividere finalmente i miei pensieri e stati d’animo in quanto italiana in Grecia.

Come accennavo poco sopra, le informazioni e le notizie, i bollettini, i numeri, le foto, i post e le storie sui social hanno riempito le mie e credo le giornate di moltissime altre persone in questo periodo. Lungi da me quindi voler ricreare un quadro omogeneo della gravissima situazione che sta affliggendo oramai il mondo intero; il mio intento rimane quello di sempre, ovvero condividere le mie sensazioni in modo che, magari, chi stesse vivendo la medesima situazione e capitasse per caso su questo articolo, possa sentirsi meno solo nella drammaticità del momento.
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Le nostre attività come volontari hanno continuato normalmente fino al 10 marzo, momento in cui il governo greco ha annunciato la messa in atto delle prime misure per il contenimento del COVID-19 chiudendo le scuole e i centri ricreativi per bambini, le palestre e annullando ogni pubblico evento con un numero consistente di persone. Fino a quel momento nessuno di noi avrebbe osato immaginare come la situazione si sarebbe evoluta nel prossimo futuro, io in primis, che parlando con le persone rimaste in Italia sentivo la forte convinzione che tutto questo sarebbe presto stato solo un lontano ricordo. Per di più, sarei dovuta tornare a casa per qualche giorno verso fine mese, e lo stato del volo rimaneva confermato, dunque non vedevo ancora motivo di preoccupazione. Ma gli eventi sono precipitati alla velocità della luce, come ben tutti sappiamo. Il numero crescente dei contagi e dei morti uniti alle misure sempre più restrittive per il paese stavano davvero apportando dei cambiamenti nelle vite di tutte le persone a me care, che mi riportavano giorno per giorno come vi fosse un clima di ansia crescente e di paura, per non dire di panico, ma al contempo la consapevolezza che se ognuno avesse contribuito con la sua parte attenendosi alle nuove regole, forse anche l’Italia ce l’avrebbe presto fatta a salvarsi dalla catastrofe. I giorni passavano e il conto delle vittime non faceva che aumentare, nel frattempo il mio volo era stato cancellato: ecco che ora le conseguenze di quella che di lì a poco sarebbe stata definita pandemia iniziava a toccare da vicino anche me. Giorno dopo giorno sentivo ripetutamente i racconti, quasi tutti uguali, di amici e parenti costretti a casa, della ricerca di nuovi modi per trascorrere il tempo tra le mura domestiche, il lavoro agile (il primo ministro Conte l’ha definito così e chi sono io per usare il termine inglese) e il timore di contrarre il virus o di contagiare gli altri. Per non parlare del sistema sanitario sull’orlo del collasso, gli ospedali sovraffollati, le gravissime conseguenze economiche per tutto il paese e i lavoratori e cittadini. E io? Cosa potevo fare di fronte a tutto ciò? Che strumenti avevo in mio potere, dall’estero, per aiutare le persone che affidavano a me i loro racconti di vita quotidiana all’interno di una situazione surreale? Iniziavo a sentirmi completamente impotente, questa volta davvero distante. Iniziavo anche io ad essere preoccupata, e da questi sentimenti si generava una frustrazione sempre crescente. Un’azione concreta che ho messo in atto quasi sin da subito è stata quella di restare a casa il più possibile nonostante qui in Grecia le misure fossero ancora lievi, e non mi venisse davvero richiesto l’isolamento forzato. Tuttavia lo sentivo un modo per dare il mio contributo a distanza, rimanendo cauta evitando che anche la Grecia si trovi di fronte a una crisi terribile. È stato anche un sistema per prendere confidenza con questa nuova situazione, passando più di una settimana quasi senza uscire di casa, fino all’annuncio del 22 marzo dell’inizio della quarantena in tutta la Grecia e la necessità di documenti atti a giustificare ogni spostamento.
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Non nascondo di aver vissuto dei momenti di scoramento e preoccupazione, il desiderio di tornare a casa e riabbracciare la mia famiglia e i miei amici e la preoccupazione che persone a me vicine potessero ammalarsi. Ma poi il buon umore in qualche maniera torna a fare capolino, a dirci che se resistiamo insieme, anche a distanza, andrà tutto bene. Facciamo tutti del nostro meglio dunque, con l’augurio e la speranza che si torni alla normalità e che le distanze che ci separano siano davvero solo geografiche e non sociali.

Come sempre, a prestissimo

Federica

La bambina georgiana

Qualcuno dice che viaggiare sia il modo più efficace per vivere molte vite. Vi posso assicurare che lo è. Da sempre è il mezzo che uso per fregare il tempo, dilatarlo, renderlo più denso. Quando decidi di uscire dalla famosa “zona di comfort” la vita ti cambia. La mia, ad esempio, ha iniziato a prendere la forma che avevo immaginato da bambina. Oggi vi racconto di un mio viaggio, un viaggio fatto di persone, paesaggi, atmosfere, idee, cibi, culture diverse che ho lasciato entrare e che conservo ancora in casseforti che ogni tanto decido di riaprire, proprio come adesso. Il viaggio di cui vi parlo oggi è frutto di uno di quei sì detti all’ultimo minuto. A Febbraio dell’anno scorso sono partita per il mio primo Erasmus +, un progetto europeo che mi ha portato in Romania per un’intera settimana. E’ stata da subito una scommessa che sapevo di poter vincere. Quando decidi di scommettere con te stessa difficilmente prendi in considerazione di perdere sul serio, in qualche modo sai che ti rimarrà quel coraggio sfacciato d’esserti andata contro, o incontro. Tutti i viaggi ci regalano qualcosa, a me questo viaggio ha dato tanto; tra tutte le cose, un momento che ho deciso di raccontare. Vorrei poter rendere il momento di cui sto per parlarvi in tutta la sua pienezza. So che non ci riuscirò, ma ho comunque deciso di darmi una chance.

Ricordo come fosse ieri quel pomeriggio di Febbraio. C’era neve ovunque e una calma a cui ripenso ogni volta che mi concedo un respiro più lungo degli altri. Avevo trovato una persona rara in quel pezzo dimenticato di mondo, una di quelle con cui ti ritrovi a condividere quegli scorci di vita irregolari, quelle che arrivano come le cose che non avevi chiesto. Era come conoscerla da un tempo molto più lungo di quello che abbiamo avuto, era come sapere già che ci saremmo incontrate. Avevo trovato una di quelle persone che senti come casa tua, una di quelle persone che sorridono con occhi e bocca. Ne ebbi la certezza quando, in quella panchina al freddo, ci ritrovammo a parlare di tutto, di religione, politica, famiglia, dei nostri progetti futuri. Le nostre differenze ci tennero sedute lì per un po’. tra una parola e l’altra finimmo col parlare della sua infanzia, un’infanzia assai diversa dalla mia.

Gura Humorului – Romania

Consapevoli che quel momento non sarebbe tornato, decidemmo di viverlo con una sacralità che non si è ancora persa. Mi ritrovai ad ascoltare una storia che non sembrava vera davanti ad un caffè, in mezzo alla neve, nel nord della Romania. Fin da subito, rimasi colpita da quello sguardo fiero, uno sguardo che non doveva forzare un’umiltà che gli era da sempre appartenuta. Aveva gli occhi di chi aveva vissuto molti anni con un coraggio ammirevole, a volte senza neanche saperlo. Il sole di metà pomeriggio forse non bastava a scaldarci in mezzo a quel gelo di fine inverno, ma noi tenevamo le mani ben salde alle nostre tazze bollenti. Mentre parlava, immaginavo quello scenario triste e, a tratti, pieno di meraviglia, quello di un’infanzia che mai avrei potuto immaginare.

Quando la Georgia era in mano ad un regime, Mariam era solo una bambina. Nei primi anni Novanta, subito dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Georgia attraversò un periodo di conflitti interni ed estrema povertà; il regime aveva lasciato il Paese al lastrico, l’economia era inesistente, le risorse alimentari insufficienti, la gente lavorava per due Laris (la moneta georgiana, corrispondente a 32 centesimi di euro) al mese. Il Paese era governato da “Ladri legalizzati”, persone che detenevano il potere abusivamente avendo anche la libertà di commettere crimini senza essere sottoposti a nessun controllo. “Le persone avevano paura di uscire di notte, perchè se lo facevi, c’erano alte possibilità che tu venissi aggredito. Raramente la gente portava con sé oggetti di valore e se lo faceva, stava attenta a nasconderli meglio che poteva. I criminali non avevano paura di strappare orecchini o borse alla gente. Non c’era polizia, la maggior parte era altamente corrotta e, per dirla tutta, collaborava con i “Ladri legalizzati”. A quei tempi la gente cercava in tutti i modi di sopravvivere.” Fu così che Mariam iniziò, e fu così che iniziai ad entrare in questa storia. “Non c’era elettricità, né gas, a volte neanche acqua. Usavamo una stufa a legna per riscaldarci in inverno e c’era un’ora in cui toglievano la luce e la gente cercava di sbrigare le faccende prima che ciò accadesse. Avevamo la tv ma l’accendevamo raramente, seguivamo le notizie alla radio e leggendo i giornali. Gli inverni erano molto duri da affrontare, dovevi preparare la legna durante l’estate per non passare un inverno al freddo.” Tra una frase e l’altra provavo una tale ammirazione che a tratti diventava vergogna, me ne stavo completamente in silenzio ripensando a tutto quello che avevo avuto io. Somigliava ad un romanzo di Dickens, in cui si racconta di una povertà semplice, in cui i bambini giocano accettando la miseria come qualcosa che non hanno scelto ma che riescono comunque a portare in spalla. Aggrottavo la fronte ai particolari più assurdi e la distendevo tutte le volte che provavo ammirazione. A tratti toccavo con mano quello che stavo ascoltando. Non mi ero mai resa conto di quanto un evento per me straordinario potesse rappresentare la vita di tutti i giorni. Non lo dissi ad alta voce, ma ripensai a tutte le volte in cui mi lamentavo quando andava via la corrente e i miei apparecchi elettronici smettevano di funzionare per cinque minuti. Mi sentii piccolissima, la persona meno coraggiosa del mondo. Pensavo di aver dovuto portare il peso di molte cose, non avevo sopportato nulla in confronto ad una guerra in atto. Non mi ero mai trovata sotto un regime, non sapevo che aria avrei respirato, come sarei stata, forse la mia parte rivoluzionaria sarebbe venuta sù meglio di così.

Nonostante il clima presente in Georgia, la gente cercava di condurre una vita normale. Mariam andava a scuola, al parco giochi, con una tale naturalezza mi disse che, essendo piccola, non sentiva il peso della sua condizione. Pensava a giocare, a stare fuori casa più tempo che poteva. Forse mi colpì proprio quella naturalezza, quella leggerezza con cui mi raccontava la povertà. Mi raccontò un aneddoto che mi lasciò a bocca aperta, perchè io cose del genere le avevo viste solo nei film. “Durante l’inverno, quando le giornate erano più corte, era molto difficile finire i compiti prima del tramonto, quindi continuavo a studiare aiutandomi con la luce di una candela. Tutti gli inverni della mia infanzia sono collegati alla luce di una candela, perchè era l’unica risorsa che avevamo per far fronte alla mancanza di elettricità.” Capirete che, cose del genere non si sentono tutti i giorni.

Le chiesi cosa provasse, cosa fossero stati per lei quegli anni. “Oggi, quando io ed i miei amici ci guardiamo indietro diciamo sempre “bui e dolci anni 90”, perchè sono stati esattamente così. Furono bui in tutti i sensi ma anche dolci, perchè, d’altra parte, avevamo relazioni più vere e più strette con la gente, giocavo con gli altri bambini per strada durante l’estate e posso dire che la mia infanzia è stata bella, nonostante tutte le cose che stavano accadendo nel mio Paese. Furono dei tempi terribili, ma per un bambino che voleva solo giocare con i suoi amici, che voleva stare per strada o giocare in cortile, fu fantastico. Quando mi guardo indietro non vedo tempi bui, li guardo ancora con gli occhi di quella bambina di 6 anni che amava uscire fuori a giocare.

Io e Mariam siamo amiche da un anno, quel viaggio e quella panchina ci hanno dato qualcosa che conserviamo ancora come un regalo che qualcuno ha deciso di farci.

Alla mia amica Mariam, alla bambina georgiana.

Grazia

Carnevale nel Mondo

We are official a step before Carnival and me, from the lovely Italy, I couldn’t be more excited to live this period in the country of one of the most famous Carnivals worldwide; Carnival of Venice.

Of course, except the famous Italian Carnival there are also a lot of particular and popular celebrations all over the world, that I hope I could visit some day. Let’s take a look to some of this places…

NEW ORLEANS- MARDI GRAS

One famous and particular celebration is the Mardi Gras of New Orleans. The parades and masquerade balls are organized by krewes, social clubs that date back hundreds of years in New Orleans. This carnival celebration is popular known as one of the most debauched celebrations in the traditionally Puritanical United States. This masquerade tradition is accompanied by another particular one, the King Cake, in the colors of justice (purple), faith (green), and power (gold). 

RIO DE JANEIRO- CARNIVAL OF RIO

Who doesn’t know the most famous Carnival of all? If think there is nobody that never heard of the Carnival of Rio De Janeiro. This celebration is full of colors, feathers, parades and samba dance for days and days. The first Carnival in Rio started in 1723, and today it is held to celebrate the gods and honor the the great waters. Over 200 samba schools, or communities who decide to attend Carnival together, parade the street with colorful floats, dancing, and decorations.

TRINIDAD- CARNIVAL OF TRINIDAD

And continuing with the famous carnivals all over the world, in the second place you can find the Port of Spain, Trinidad. After the Carnival of Rio is the second most colorful and popular one. Performers and dancers prepare their costume all year for the celebration, with giant feather headdresses and sequins. The main attraction is the music and dancing, with Soca music being traditionally featured, as well as music from cultures around the world, including Calypso, chutney, steelpan, claves, and drums. 

LONDON- A CARNIVAL IN AUGUST

It’s sounds a bit weird after all there exotic places that London -with all its seriousness- hosts a famous Carnival, too. London’s Caribbean Notting Hill hosts a carnival with influences of Jamaica, Trinidad and other West Indian Cultures, every August. Given that is rooted in Caribbean Traditions is also plenty with colors, dances and exotic music.

BELGIUM- BINCHE

Moving to the central Europe, you can find a really interesting carnival tradition in Belgium and in particular in the city of Ghent. Ghent is home  to one of the strangest carnival celebrations in the world, Binche. Only Ghent natives are allowed to dress in the whimsical masks, called Les Gilles during the Binche festival.

INDIA- GOA CARNIVAL

This festival is a MUST- meaning that I have to, I need to, go there once in my life-. Originated to Portugal, the Portuguese people brought their Catholic traditions and festivals to their colony of Goa, India, which has morphed into a spectacle that’s a fascinating blend of Hindu and Catholic customs. This Carnival is considered one of the most famous and beautiful in India and millions of people visit it every year.

That’s it for now, folks…

I hope you will enjoy your Carnival!

Danai, Greece

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Destinazioni Ideali per il 2020

Ciao a tutti per ancora una volta,

and continuing with English as usual. So, I am Danai from Greece currently based in Faenza, doing my EVS and trying to figure out what life is going to bring me this new year. I ran out of themes to write -usually I am writing about my life and my experiences, but these past weeks I haven’t done something new and exciting- and I decided to write where I will go this year and where I am hoping to go.

 

Belgium, Brussels

My first trip for 2020 will be in Belgium and it will be soon. I am planing to go to Brussels this weekend, from Saturday 8th of February until Monday 10th of February. It is actually not ideal. One month ago I was searching a cheap destination to go with a friend that comes to visit me. At first, we wanted to go to Paris, but the tickets for a weekend were really expensive. After, we said to go to Berlin, but again the tickets were expensive and my EVS pocket money can’t afford them. Third option was London, but my friend had already been there and she wanted something new. So finally, we decided to go to Brussels. Everybody was like ”What there is to see in Brussels?” or ”It is not worth it!” but it doesn’t bother me. I’m going on a trip, I’m in trip mode and after all we have always to believe in the mainstream motto ”It doesn’t matter the destination, but the trip”. I’m 100% ready to survive with waffles and french fries for 2 days and to see all the nice places there.

 

Spain, Malaga & Granada

OK, this is most certainly ideal! I’m pretty sure that I talked to you a lot about the pros and the cons of my ESC experience and in general of this European opportunity for young people. So, my organization except of writing European mobility projects and a lot of other activities, is accompanying schools to trips abroad. In this way, I’m going in Malaga and Granada this March. My role there isn’t going to be responsible for the kids of course, but to help the teachers to communicate – the majority of them aren’t speaking in English-. From the first announcement of this trip I was absolutely excited and I’m looking forward to visit the beautiful Andalusia for another time. I was there a year ago, in Cordoba and Seville, but I didn’t have the time to visit Malaga and Granada. I really can’t wait!

 

Germany, Berlin

Another ideal destination is Berlin. I always wanted to travel in Berlin, is a capital full of history, so beautiful and with one of the most famous and amazing nightlife. I remember that the first time I started think about a travel to Germany was 3 years ago when I did my first visit to Prague. I said at that point with my friends that we have to go, but as usual we never did. This year I decided to visit Berlin even without my friends. I am planing to use a weekend in this summer to move a little bit northern and visit this beautiful capital.

 

Italy, Cinque Terre

And I’m moving back to the country that I am currently living. I surely want to visit the whole Europe, but also as long I’m staying in Italy, I will try to go to as many places as I can. Cinque Terre, is a part of Liguria and it’s one of the most popular summer destinations not only in Italy, but for the whole Europe. The colorful small houses up on the hills and the breathtaking sea view from above it makes this place irresistible. I am planing to do there at the end of April or early May and I’m hoping that the touristic period will start after this months, so I can find some peace and quiet in this wonderful environment.

 

Portugal, Lisbon

This is a destination that I MUST visit this year. I planned a trip two years ago, but it got canceled and until this day I’ m frustrated for that. This year, I hope the things will be better and I will have the chance to travel to Lisbon. I’ m dreaming to move around to this full of colors capital and use the most beautiful tram of the whole Europe to transfer. I also have a friend that lives in Galicia -an autonomous country of Spain, near to Portugal- and we can make this trip together.

That’s it for now, folks… I don’t want to continue writing destinations because: 1) I don’t have that much money to move around Italy and Europe and 2) if I start I will never stop -don’t even let me started with my ideal destinations in Asia-.

Until the next time…

Danai, Greece

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Il ritorno a Faenza…

Ciao a tutti,

It’s me, Danai and as every Friday from now on I will be here giving you details about my ESC project and my life in Faenza. If you read and remember my last article, I was talking about January, my little first taste of 2020. We are only watching the previews and I am already tired, like really tired…

Brisighella

I spent my January between two countries, Italy and Greece, while studying and actually dying from boredom and of course travelling and changing zones of hour. After, the first difficult weeks, I returned, for good this time in Italy, but it is just for 2 weeks since I am flying to Brussels at the start of February -you will learn all about it with plenty of photos and a huge blog post.

In any case, since I came back to Italy, I am feeling really empty regarding my energy batteries. Living like a nomad for only a month made me realize that I am getting old. You can laugh as much as you want, but since my birthday -2 weeks ago- I am feeling a grown-ass woman of 25 years old, that I have to eat healthy, before 8.00 a.m and sleep a lot. This is a clear sign that I need some rest, it’s not logical for me to feel old.

Office, office, office

But guess what… my body might need some rest but my head is all about the outgoing side of life and is yelling at me all day YOLO (You Only Live Once). So as you can imagine, it’s been 6 days now that I am living again in Faenza and I was out the 5 of them.

First, when I returned I had to see some friends that I has been literally a whole year since the last time I saw them. We went to a sushi place in Faenza, which I love from the first glance. It’s an all you can eat place with 20.00 every person and you can literally take everything on the menu. In the start I though that the quality will be low, but nooooo, everything was delicious, really really tasty. I ate until I was ready to pass out on that little table, still full of food and I return home only to realize that since I returned in Italy I have to get use again the waking up at 8.00 o’ clock every morning. I got over in as a drunk a glass of water trying to digest all the food and went to sleep.

Sushi Life choose me…

Since that moment the 8.00 o’clock awaking became again a habit. And so on my days kept passing with coffees, aperitivos, pizzas and drinks that gave not only calories, but also a bigger need to sleep and relax alone, away from all; ”JUST GIVE ME A BIT OF SPACE” I was saying to myself while I was getting ready to go out again. Yes, I have to say that I am an irony with a pair of feet, really you have to stop taking me seriously.

The weekend came and my bed was waiting for me. Saturday free, Sunday free, what could it gone wrong? Yes, I forgot I am making plans without even thinking about it, without consciousness, without checking…

Long story sort, I spent the whole Saturday in the streets, the bars and the restaurants of Bologna. It will be unfair if I say that I didn’t had a good time, I love Bologna as a city and I had a really good time with plenty of friends this Saturday. The only black and bad thing is as usual Trenitalia with all the train delays… I had to wait almost an hour to the cold and melancholia station.

Aperitivo?
Yes, please…

‘TGIS” (Thank God Is Sunday) was my new moto before even start walking in Faenza after Bologna. And finally, I stopped. I stopped making plans, I stopped going out, I stopped changing 5 outfits per day and I had my Sunday to sleep, rest and chill on Netflix. I did nothing -except an aperitivo, but it was really close to my house, doesn’t count-. It was nice and relax, but to keep on grumble a little bit more, as I told you before the awaking at 8.00 o’clock has became a habit again, so even though was Sunday, I woke up around 8.30… but all good, really tutto bene!

Alla prossima,

Danai, Greece

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Prossima fermata… Atene!

Eccomi di nuovo, dalla Grecia con furore a raccontarvi la mia esperienza come volontaria ESC. Oggi voglio dedicare qualche riga al racconto del mio ultimo viaggio che ha visto come destinazione la capitale del paese.

Da qualche mese ormai sono in contatto con la volontaria greca che sta svolgendo il volontariato europeo in Italia presso la mia organizzazione d’invio, SE.M.I., con cui abbiamo iniziato e portato avanti una stretta collaborazione per la scrittura di un progetto di Youth Exchange che abbiamo presentato presso l’Agenzia Nazionale Italiana. Ma non solo: quello che doveva essere un semplice rapporto di lavoro e scrittura ha in realtà dato luogo a un’amicizia spontanea che mi auguro durerà a lungo nel tempo. Così, quando Danai (questo il nome della ragazza) mi ha fatto sapere che avrebbe dovuto recarsi in Grecia per sostenere degli esami all’università di Atene e che, se avessi voluto, avrebbe potuto ospitarmi a casa sua per trascorrere qualche giorno insieme e finalmente vederci di persona, non ci ho pensato due volte e sono corsa a comprare i biglietti per raggiungerla.
Nonostante il viaggio si prospettasse lungo, ero comunque entusiasta di poter trascorrere qualche giorno al di fuori della mia routine a Nea Moudania, e oltre a visitare la città insieme a Danai sapevo che avrei anche rivisto altri volontari e amici attualmente ad Atene. Mi sono quindi armata di tutti i possibili comfort per affrontare prima il viaggio da Nea Moudania a Thessaloniki, e successivamente 6 ore di autobus fino alla capitale, e una volta arrivata ho subito capito che ne era valsa la pena.

Danai mi ha recuperata in macchina alla stazione il giovedì e aveva già pensato al programma per la nostra prima serata insieme: abbuffarci di ogni ben di Dio che la cucina greca potesse offrire. Il tema del cibo ricorrerà più volte durante questo racconto, quindi mi scuso in anticipo se dovesse risultare noioso, ma a mio avviso, e vi assicuro anche secondo i greci, oltre ad essere una delizia per il palato è soprattutto uno dei migliori modi per stare in compagnia.
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Il giorno seguente Danai aveva preparato un itinerario che ci permettesse di toccare quasi tutti i punti salienti del centro, e al contempo goderci una bella passeggiata in modo rilassato. Per prima cosa abbiamo attraversato la collina di Filopappo, per raggiungere poi comodamente la zona dell’Acropoli e proseguire per i quartieri di Plaka e Monastiraki. Qui ci siamo concesse un giro di shopping nei principali negozi e una pausa caffé sedute a un tavolino all’aperto godendo del sole che quella giornata ci stava regalando. MI sentivo completamente rilassata e felice di scoprire che io e Danai non andavamo d’accordo solamente attraverso lo schermo di un computer!
Per pranzo – neanche a dirlo, un altro banchetto reale – ci siamo spostate nella zona di Psyrri per assaporare dell’ottimo pesce accompagnato da una birretta fresca.
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Rifocillate, abbiamo ripreso la nostra passeggiata e a ritroso siamo lentamente tornate alla macchina passando per un altro quartiere che ancora non avevo avuto l’occasione di vedere: Koukaki. Mi trovavo ad Atene da neanche 24 ore ma già mi sentivo a casa ed ero pienamente soddisfatta di come stava andando la giornata, ma le sorprese non erano ancora finite. Verso sera infatti ci siamo avventurate ad Exarhia, quartiere a nord della capitale e ritenuto il più rivoluzionario e anarchico della città; qui ho potuto ritrovare degli amici che non vedevo da ottobre, quando ci siamo incontrati per la prima volta all’on arrival training organizzato per tutti i volontari ESC. Abbiamo trascorso la serata chiacchierando e bevendo qualcosa tutti insieme, Danai compresa, la quale da tipica greca si era già integrata nel gruppo ancora prima di presentarsi a tutti. Queste sono le amicizie che mi piacciono!

Il nostro fine settimana insieme sembrava procedere a gonfie vele, e così è stato anche per il sabato quando siamo andate a visitare il centro culturale Stavros Niarchos, situato di fronte al porto del Pireo (quest’ultimo, così come moltissime città greche, era per me un luogo mitologico trovato solamente all’interno dei libri di storia del liceo quando si studiava la guerra del Peloponneso).
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Per pranzo poi abbiamo deciso di fermarci a mangiare lo street food più famoso in Grecia: pita gyros o souvlaki, a seconda delle zone. Questo piatto non è altro che pane pita, il pane rotondo e morbido, riempito con carne, patate, qualche verdura e salse come tzatziki, senape o yogurt. Una delizia! Il tempo era grigio, ma non volevo sprecare il mio ultimo pomeriggio poltrendo a letto, così quando Danai ha proposto un pisolino ho gentilmente declinato l’invito proseguendo alla scoperta della città da sola. Un’altra passeggiata all’acropoli fino a piazza Omonoia, durante la quale ho potuto godere della frenesia vitale tipica delle grandi città e di cui, devo ammetterlo, vado pazza!
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Dopo aver raggiunto nuovamente Danai a casa, abbiamo iniziato a prepararci per la serata, perché a mezzanotte sarebbe stato il suo compleanno! Per festeggiare ha quindi scelto un ristorante dove ci sarebbero stati molti suoi amici, due dei quali avrebbero suonato per intrattenere il pubblico. Poiché il mio livello di greco rasenta ancora il pavimento (o forse posso azzardarmi a dire il battiscopa, sarò indulgente con me stessa) non ho potuto interagire moltissimo con le persone conosciute durante la serata, ma tutti sono stati in ogni caso molto gentili e carini con me, specialmente Danai che cercava costantemente di fare da traduttrice simultanea alla povera sottoscritta. Anche questa serata è stata estremamente piacevole, barriera linguistica a parte, ed ero felice che Danai stesse festeggiando le prime ore del suo compleanno circondata dagli amici e dalle persone a lei care.

Poche ore dopo era già, ahimè, ora dei saluti, dal momento che per riuscire a raggiungere Nea Moudania prima che scendesse la notte sono stata costretta a lasciare Atene in mattinata. Posso dire che non sia difficile fare un bilancio di questo fine settimana ateniese, che è stato pieno di amici, cibo e chiacchiere. Sono salita sull’autobus con la gioia di quello che avevo appena vissuto, e con la consapevolezza che non fosse stata l’ultima volta che avrei visto Danai e la sua città.
Per concludere non mi resta che dire grazie alla mia nuova amica e al volontariato europeo, che permette di entrare in contatto con nuove splendide persone. Ta leme Athina!

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Appuntamenti Internazionali… Sempre vanno la pena!

Ciao a tutti per ancora una volta,

Sono io, Danai, la volontaria greca a Faenza. I hope you didn’t forgot about me…

So for another time I am here to tell you everything about my life in Italy, my EVS experience and all the interesting things that happened through this week.

Unfortunately, this past weeks I couldn’t live in Faenza, I had to go back in Greece and write some remaining university exams, that I’ m really hoping to pass and GRADUATE THIS YEAR. All this situation with back and forward travels between Greece and Italy made me really tired and combining the study that I had to do, I can truly say that after a while I was begging to return to my everyday life in Faenza and be in a chill mood for a while without having so many things to do.

Stavros Niarxos Foundation, Athens, Greece

Except all these difficulties and all the studying, I had a great time in Greece, because a friend of mine came to visit me in Athens. But to talk to you about this I have to do first a small introduction.

As everybody knows at this point the ESC or EVS or SVE -the same thing, three different ways to tell it- is an incredible opportunity that helps you in many ways. Regarding the flexibility of work hours and environment, the chance to live abroad and the experience to learn a lot of new things, I believe that I already talked to you for some of these. One of the most important and interesting things that this SVE experience is giving you is a lot of new friends from all over Europe and in this way you can have the best intercultural experience and of course expand your multicultural view.

From the previous paragraph is easy to understand that I made a really good friend this year, thanks to ESC project that I am being a part. My friend is called Federica and she does the same project with me, but in Greece. She lives in the northern part of my country, near to my hometown and she working with another organization based in Greece. To explain you, to do a program like this you have to have a sending organization and a hosting organization. In the case of Federica and me we are sharing organizations, in sense that my sending organization is her hosting and my hosting (SE.M.I association) is her sending.

Long story sort, in some point near October we started working together for a project and also doing some language exchange classes via Skype, so I can help her communicate in Greek and she could help me improve my Italians. From this cooperation with ended up good friends but we never saw each other until now…

When I realized that I would be in Greece for two weeks this January and also inside this time I would have my birthday, I invited Federica to come and visit me in Athens. And so she did…

She came in Athens Thursday afternoon and she returned Sunday morning. It was four amazing days. I tried my best to make her see all the sights of Athens and all the cultural things. We did a long walk in the center of the city, visiting Thisio, Plaka, Monastiraki, Sintagma e Psuri -the heart of the city-.

We also eat a lot, like a lot! I wanted her to try some traditional Greek plates and we ended up eating ‘till we were dead and couldn’t move -especially the first day-. But except the things that we did in the city, we got to know each other better. Making new friends is always a thing that I enjoy and through this project I am really happy that I met a bounce of new and interesting people from all over the world. Through others you also have the chance to see yourself and your behavior and accept or change things. You can evaluate and challenge yourself. One thing is moving to a whole new country but maybe the most important thing of all is to make a social life there, without knowing anyone, between strangers, you have to find your place and make your circle. It’s difficult, it’s challenging but also it’s a huge opportunity for self improvement.

Until the next week,

Danai, Greece

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Natale con i tuoi, sempre e comunque!

Ciao a tutti, di nuovo, dalla Grecia! Con il nuovo anno ricomincio anche a scrivere dopo la pausa per le vacanze di Natale, delle quali ho approfittato per tornarmene un po’ a casa, nel Nord Italia. Vorrei quindi raccontarvi le mie avventure durante le due settimane trascorse tra cibi e tradizioni che per la maggior parte dei lettori italiani potrebbero risultare solo un elenco di cose normalissime e banali, ma che invece per qualsiasi altro connazionale risiedente all’estero potrebbero diventare oggetto di nostalgia e brama, o almeno così succede a me: quando vivo all’estero iniziano a mancarmi le piccole cose dell’Italia che, quando invece mi trovo a casa, trovo a tratti scontate o noiose. Iniziamo quindi.

Sono partita il 23 dicembre da Salonicco, in modo da arrivare in tempo per godermi appieno l’atmosfera natalizia e i festeggiamenti per la vigilia. Ad accogliermi, una volta arrivata a Padova, ho subito trovato abeti decorati e lucine appese per tutta la città. Quando ho finalmente raggiunto casa, in un piccolo paese dell’Alta Padovana, la prima cosa che ho desiderato è stata, ovviamente, la pizza! Noncurante dei pranzi e delle cene luculliane che mi aspettavano per i giorni a venire, mi sono quindi fiondata sul piatto più conosciuto e più cucinato al mondo, ma che difficilmente riesco a trovare buono come a casa. Infine, soddisfatta della mia cena, ho concluso la serata in compagnia per una birra con i miei amici e il mio ragazzo, ritrovando già il calore che tanto avevo atteso nei mesi estivi e autunnali trascorsi a Nea Moudania.


Centro di Padova, di fronte a palazzo Moroni, sede del comune.

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Stazione ferroviaria al tramonto.

La vigilia di Natale è stata poi dedicata ai pacchetti regalo e al tradizionale cenone: devo precisare tuttavia che la mia famiglia non è mai stata solita riunirsi la sera del 24, ma solamente per il pranzo il 25. La cena a cui ho partecipato era infatti con la famiglia del mio ragazzo, e in questo modo non avremmo lasciato i nostri stomaci tranquilli nemmeno per un secondo. L’incredibile quantità e varietà di pesce che ci si è presentata davanti una volta preso posto a tavola non lasciava margine all’inappetenza, anche perché, neanche a dirlo, era tutto squisito. Cape sante, vongole, polpo, cicale di mare (in dialetto chiamate “canocie”) sfoglie con verdure, insalata all’arancia, e naturalmente i dolci: pandoro e panettone con annessa crema allo zabaione. Pieni come uova, dopo la mezzanotte e con l’aiuto di uno “sgroppino” (il nome parla già da sé) siamo giunti al momento che tutti adorano del Natale, ovvero lo scambio dei regali! Quest’anno in molti hanno scelto un libro per me (ne ho ricevuti ben sette), cosa che mi ha fatto un immenso piacere, ma subito dopo il pensiero: e come me li porto tutti in Grecia?
Andando a letto però una sola domanda si affacciava alla mia mente: come fare a ricominciare a mangiare tra solo poche ore?
Senza aver avuto troppo tempo per riflettere su come trovare una strategia, eccoci di nuovo attorno a un tavolo su cui stavolta compariva anche la carne, sempre secondo le usanze delle festività natalizie. Si comincia con biscottini al grana e tortini alla rucola, proseguendo con un pasticcio di ragù e uno alla zucca e formaggio morlacco. Per quanto il mio stomaco mi stesse chiedendo non solo di aprire un bottone ai pantaloni ma di prendermi una pausa, non potevo resistere alle bontà che da sola non sarei mai stata in grado di preparare, e quindi per inerzia e spirito d’opportunità ho proseguito con arrosto di vitello e contorni di ogni tipo, arrivando vittoriosamente fino al dolce. E quando mi ricapita?

La mattina di Santo Stefano ci ha dato il buongiorno con un sole magnifico, che mitigava un pochino il freddo, invitandoci ad approfittarne per stare all’aria aperta e fare un po’ di movimento. Dopo le terribili maree che hanno sommerso Venezia durante il mese di novembre, ero curiosa di tornarci per vedere come fosse la situazione e per salutare questa città che mi ha ospitata durante gli anni degli studi all’università. Fortunatamente devo dire che le attività sull’isola sembrano aver ripreso il loro corso nonostante gli ingenti danni, e sicuramente bisognerebbe restare un po’ più a lungo sul luogo per capire i disagi a lungo termine che gli abitanti stanno ancora vivendo. Tuttavia, i musei e le mostre erano regolarmente aperti, e abbiamo così raggiunto la Giudecca, isoletta giusto di fronte a San Marco, per visitare la mostra fotografica alla Casa dei Tre Oci (http://www.treoci.org/index.php/it/). Sono molto affezionata a questa fondazione, probabilmente perché in una posizione più isolata rispetto ai grandi palazzi veneziani che possono accogliere centinaia di turisti, e questo clima di tranquillità che regna all’interno del palazzo giudecchino regala immediatamente un senso di rilassamento e di vacanza vera e propria.

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Campanile di San Marco visto dal vaporetto per raggiungere la Giudecca.

Uno dei momenti di convivialità che più mi era mancato è quello dell’aperitivo con l’amato Spritz Aperol, su cui il Veneto ha messo il copyright per la ricetta replicata ovunque nel mondo, ma che rimane l’unico posto anche in Italia in cui è possibile trovarlo a prezzi abbordabili. Dove quindi, se non a Venezia, concedersi il momento dello Spritz con qualche “cicchetto”? Con questa parola si definiscono tutte le piccole cose che si mangiano per accompagnare le bevande dell’aperitivo: possono essere dei pezzettini di pane con sopra formaggio, verdura, pesce o carne; oppure delle polpettine, o piccoli pesci fritti. Può sembrare molto semplice e niente di speciale, ma l’aperitivo è uno dei miei momenti preferiti, come ho già detto, e assaporarlo alla tipica maniera veneziana è stata letteralmente una goduria per me.
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Ho poi trascorso i giorni seguenti sempre in compagnia della mia famiglia e dei miei amici, cercando di incastrare gli impegni in modo da vedere un po’ tutti (amici di scuola, d’infanzia, dell’università..) nel breve periodo che avrei trascorso a casa. Devo dire che le giornate sono passate in maniera assolutamente piacevole ed è stato bello riscoprire le mie abitudini dopo diversi mesi.
Il capodanno è arrivato in fretta e con lui i festeggiamenti per il mio compleanno, che, il caso vuole, cade proprio il primo gennaio. Altro giro altra corsa quindi di cenone, cenetta, auguri e regali, che mi hanno fatto sentire estremamente coccolata e che mi hanno fatto un po’ passare la voglia di riprendere un aereo per tornare al mio progetto all’estero. Ma come si sa, tutte le cose belle devono finire, e così anche le vacanze invernali sono volte al termine, lasciandomi quel calore nel cuore che avrei sicuramente portato con me.
Vi lascio con la foto della seconda e ultima pizza mangiata nei miei dieci giorni a casa, yummy!

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Penso che il mio racconto sia simile a quelli di molti altri, ma volevo comunque condividerlo con questo articolo che spero sia stato piacevole da leggere. Augurando a tutti un felice inizio dell’anno nuovo vi saluto, grazie come sempre per aver dedicato del tempo alla lettura, alla prossima!

Federica

Il primo addio…

Hello from the other siiiiide (a little bit of Adele suits this sad article),

I am the Greek one, the known, the entertaining one that likes to speak about her weekends, Italian food and drinks. This blogging thing is starting to kinda like me…

My last blog was a travel blog, giving you some new information about Brisighella, a small but beautiful city of Italy, just ten minutes away from Faenza. So, I covered the travelling part and I am coming for another time to talk to you about the drama part of the everyday life of a volunteer in Faenza.

 

Brisighella

 

Well, we are doing international projects and taking this amazing opportunity that European Union is giving us. Of course, there are a lot of good things to tell about this experience, but there also some bad things and this is the main reason that I am writing this article.

Let’s start from the good parts so we can proceed to the sad and difficult parts…

One of the best things is the contact with the new culture. For me the Italian culture wasn’t so unknown. I was studying Italian Language and Literature back in Greece and I had a basic knowledge of the language, the culture and the Italian lifestyle. In this way, you might never read from me that I have a huge cultural shock or something like that. Also, as the time passes by I am realizing more and more how similar are the Italians with the Greeks. Regarding the lifestyle it is like I am still living in Greece, going out the same amount of time, be socialized and it is not a big deal if I talk with people I don’t know. The only difference is that I am speaking Italian.

Another really interesting fact is the job that I am doing here. It is not a regular work, you don’t feel like you are having a boss upon your head that anytime can start screaming at you. Also, it is pretty cool the fact that as a volunteer there are a lot of things that you can do. I mean, I am a volunteer, if help is needed and I can contribute, I will be there. In this way, the activities that I am choosing are a lot and different also. I am really enjoying this variety of occupations.

But, sadly I have to move one to share with you a really difficult part of the ESC life and in general of the life living away from your home. There are times that you are feeling home-sick and that’s logical. Your friends and your family are away, you are talking with them on phone or Skype but there aren’t next to you when you need a hug. Especially the first days of the arrival in a new country, a new city and society you have this feeling all the time. You are feeling alone…

 

 

Here comes the EVS opportunity to shine up your day and put some other volunteers beside you to share this experience and of course these emotions. When you are with people, even unknown at the moment, that you are sharing all these new things; it could make you feel more safe and loved and can help you to overcome a little bit your loneliness.

So, one of these guys, next to my side, sleeping in the next room of mine and sharing the everyday life in work and in the apartment, was Raquel. She was a Spanish, crazy and really interesting girl that we lived together for 2 and a half months. We became friends from the first moment -but no, to be sincere, we needed about a week to be sure-. We used to study together but in the middle of studying we started talking and stopping at midnight. Raquel was the reason that I put apart my fear and stress to talk in Italian and I actually started communicate with the locals. She, Greta -our other flatmate that I am promising that I will write something about her, too- and me had a lot of fun, a bunch of amazing moments and an extraordinary everyday life.

 

 

But, in conclusion, and of course the reason that I said that this is one bad and sad parts of the international volunteering experience, the project of Raquel finished and she had to return to Spain. We had a party, an after party and a tearful goodbye session. I still can’t realize that she is gone and I am expecting her to return for a trip in another city of Italy or something like that. In any case, I hate goodbyes, I am really bad at those…

Goodbye -the irony-,

Danai, Greece

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La nostra Web Radio!

Carissimi, qui la volontaria italiana di SE.M.I. in Grecia. Quest’oggi voglio raccontare in cosa consista un progetto a cui la mia organizzazione ospitante, You in Europe, ha preso parte e ha reso partecipi anche noi volontari del Corpo Europeo di Solidarietà. Si tratta di una web radio creata per iniziativa di un’organizzazione italiana nell’ambito della Key Action 2, azione del programma Erasmus+ che mira alla cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche; questa tipologia di progetti è indirizzata a tutte le associazioni e ONG che lavorano all’interno di progetti Erasmus e che vogliano iniziare delle collaborazioni, anche di lungo periodo, con altre organizzazioni europee. È questo il caso del progetto “Broadcasting Europe”, questo il titolo scelto, che coinvolge quattro organizzazioni e le loro web radio. L’idea del progetto “Broadcasting Europe”, nato nel 2018, parte dal desiderio di creare una rete di cooperazione e scambio transnazionale tra diversi enti europei situati in quattro stati: Italia, Grecia, Polonia e Spagna. Lo scopo del progetto, globalmente, è quello di promuovere abilità e conoscenze dei partner coinvolti e metterle in atto attraverso tale rete internazionale, in modo da sviluppare sempre di più la consapevolezza sulle proprie competenze condividendola con altre persone.

Ma a livello pratico, che cos’è una web radio, e come funziona? All’inizio, non appena i nostri coordinatori e il nostro mentore hanno iniziato a parlarci di questo progetto, non ci è stato chiaro sin da subito come potessimo fare per mandare in onda il nostro programma, dove registrarlo e come farlo. Poco a poco però ogni cosa è apparsa più chiara, quando ci è stata mostrata l’apparecchiatura che sarebbe servita al nostro scopo. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un mixer a cui vanno collegati un microfono, delle cuffie e delle casse, per poi collegare a sua volta il mixer ad un computer, tramite il quale verrà mandata in onda la puntata radio, o registrata e poi caricata sul sito dedicato. Broadcasting Europe si serve infatti di un sito internet, Spreaker (https://www.spreaker.com/), dove ogni partecipante può pubblicare le puntate del proprio programma, che rimangono poi visibili e ascoltabili da tutti.

In questo modo è quindi iniziata anche la nostra collaborazione con questo progetto, e insieme agli altri volontari ESC con cui sto condividendo questa esperienza abbiamo iniziato a pensare a un titolo per il nostro programma, i contenuti, come lo avremmo strutturato e via dicendo. Data le nostre diverse provenienze e nazionalità, ci piaceva l’idea di trovare un punto d’incontro tra i nostri paesi, che ci permettesse di aprire dei confronti e scoprire in ogni puntata qualcosa di nuovo riguardante Italia, Polonia, Portogallo e successivamente, all’arrivo del quarto volontario, Spagna. Il risultato finale delle nostre riflessioni è stato “The Random Show”, un programma casuale, senza un tema fisso ma con un argomento diverso in ogni puntata, in cui ognuno di noi avrebbe raccontato le proprie tradizioni, usanze e costumi, e in questo modo tutti avremmo potuto sentirci inclusi nella discussione e avremmo potuto portare le nostre opinioni e idee. Gli argomenti trattati sono stati i più variegati, dal cibo alle vacanze, dal cinema al Natale, il tutto condito da canzoni sempre legate al tema della puntata.
Random Show

Abbiamo quindi caricato sul sito web la prima puntata all’inizio del mese di agosto, con l’aiuto indispensabile del nostro mentore, membro dell’associazione You in Europe, il quale tra noi è l’unica persona ad essere in grado di utilizzare l’apparecchiatura necessaria. Abbiamo stabilito che avremmo registrato gli episodi ogni due settimane, per un totale di due al mese. Durante la prima registrazione l’imbarazzo e l’agitazione ci hanno accompagnati, ma poco a poco abbiamo preso familiarità con questo tipo di lavoro e adesso è diventato un gioco in cui ci divertiamo e riusciamo davvero a parlare delle nostre diverse culture in un clima informale ma al contempo con la consapevolezza di star contribuendo ad un progetto europeo molto più grande. Per ascoltare l’ultimo episodio dedicato alle tradizioni natalizie e per trovare tutte le puntate del programma seguite questo indirizzo: https://www.spreaker.com/user/broadcastingeurope/the-random-show-episode-8
Insieme a You in Europe abbiamo poi organizzato una festa nella piazza principale di Nea Moudania, il paesino dove sto svolgendo il volontariato, per promuovere non solo il nostro show ma tutto il progetto della web radio. Durante la serata abbiamo presentato il nostro lavoro, preparato e offerto cibo tipico dei nostri paesi a tutte le persone che si erano riunite in piazza e attraverso musica e balli abbiamo provato a promuovere questo progetto.
WEB Radio Party
E per l’occasione abbiamo anche stampato delle magliette con il logo della nostra radio:
WEB Radio Party
Da sinistra: Igor, il nostro mentore e Bartek, entrambi polacchi, Federica, ovvero l’autrice di questo articolo che state leggendo, Sofia dal Portogallo e Jorge dalla Spagna.

Per concludere, quindi, creare una web radio non è difficile, tutto ciò di cui avete bisogno è la giusta strumentazione! Vi saluto con l’augurio di aver reso l’idea di cosa sia una web radio e con l’invito ad ascoltare il nostro show in onda ogni due settimane. Stay tuned!

A presto,
Federica