A summer in the age of Covid-19!

Hello my lucky readers,

I have to apologize, I know! I was absent for so long and I really missed writing a blog and sharing my ESC experience in Italy. Unfortunately, due to Corona virus pandemic I’ve spent almost two months inside the house and when I finally could go out I really wanted to travel and visit all the places in Italy that I could before my return back home. This is how I left my beloved blog posts aside…

The end of September is coming and brings with it the end of my project and my return to Greece. Except my departure this evil month- I never liked September, because it brings me so many things to deal with- also signals the end of the summer and the summer is the main topic of this blog, my Italian summer full of aperitivos, pasta and pizza.

So, this Covid-19 summer was particular for everybody. While doing an ESC project we are expecting to meet a new culture, to visit new places and explore as many places as you can in a year. To my year though, I had to remove in total three months that I couldn’t move from Faenza and after from my house.

I was really angry, guys! How this 2020 can punish me in this way? It was my first experience abroad and now you’re telling that due to a monster killing virus I have to stay put? I don’t accept this! But… I accepted it! And the best way to accept something is to take all this anger, transform it to something else and use it. So I did; I transform my anger to kilometres and during this summer I visited some of the places that were in my ”Dream Travels List”. I visited Pisa, Livorno, Modena, Cinque Terre, Levante and Padova. To all these we can add some places near to Faenza like Ravenna, Pesaro, Brisighella and Fognano. That’s not so bad, right?

I tried as much as possible to enjoy the sea -but I’m from Greece so the Greek sea will always be the best for me-. I went to several beaches around Emilia Romagna, but also I loved the Italian agricultural character especially in Tuscany. The highlight of my Italian summer it was my small, but perfect trip to Cinque Terre. There I felt in love -I know it’s mainstream, but seriously guys, there are magnificent-. Due to our monster killing virus friend, all the touristic places in Italy like Cinque Terre that usually are full during the summer, now were almost empty and it was an opportunity to visit them and admire their beauty in peace. I know this is bad for the economy, but it was perfect for me!

After and before Cinque Terre I was lucky and I had the chance to visit some of the most beautiful cities of Northern and Central Italy, like Modena and Pisa- also Pisa was empty in a scary level- and with the help of the ESC activities I traveled near to Faenza several times.

That was it for today, folks! I’m planing to publish another and final blog next week in which I will summarize this experience, a whole year in Italy -secretly starts crying-.

Until the next time…

Me and my travels,

Danai, Greece

L’Erasmus+ non è mai andato in quarantena

Carissimi, finalmente la quarantena è finita, anche in Grecia. Sono stati quaranta giorni pieni di emozioni altalenanti, tra la frustrazione di non poter uscire e la paura del contagio, la preoccupazione per i cari in Italia e il timore che la situazione potesse precipitare anche qui, in terra ellenica. Sembra tuttavia che si possa, con le dovute cautele e lentamente, tornare a questa nuova normalità a cui, in ogni caso, dovremo abituarci in ogni angolo della Terra, poiché il futuro rimane incerto e quello che abbiamo vissuto ci ha cambiati, e insieme a noi anche la percezione dell’altro e delle nostre abitudini consolidate. Dal canto mio, in quanto volontaria italiana all’estero, posso dire di aver ritrovato una nuova motivazione e forza nei confronti delle mie passioni e delle prospettive per il futuro, e sono grata di aver avuto l’occasione di averlo fatto da sola e di avere, tutto sommato, reso proficuo questo periodo particolarissimo che abbiamo dovuto fronteggiare.

Del tutto sola però non posso dire di esserlo stata: accanto a me (in senso figurato), infatti, ho sempre avuto la mia organizzazione d’invio, SE.M.I., i miei coordinatori greci di You in Europe e, con grande e positiva sorpresa, altri membri di un’associazione di Thessaloniki (United Societies of Balkans) insieme all’Agenzia Nazionale greca. Quest’ultime hanno per l’appunto organizzato degli incontri online insieme a tutti i volontari Erasmus+ presenti sul territorio nazionale in questo momento al fine di monitorare la situazione in quarantena, come e quanto i progetti di volontariato sono stati colpiti dalle misure di chiusura per il Covid-19 e quali sono i piani e le strategie per il futuro.
Ho trovato questo meeting molto utile, non solo per il fatto di aver potuto porre ai membri dell’Agenzia Nazionale delle domande dirette e di ricevere delle risposte concrete, ma anche perché confrontarsi con giovani che stanno vivendo la medesima situazione a solo qualche chilometro di distanza è in qualche modo di sollievo, dopo un lungo periodo senza contatti con l’esterno.

Credo che cercare nuovi mezzi per supportare i volontari in questo momento sia un modo concreto per trasmettere i valori del programma Erasmus+, il cui scopo principe è proprio mettere in contatto le persone e abbattere le barriere che ci separano e superare gli ostacoli posti dalle diverse lingue e culture all’interno dell’Europa e non solo. Per quanto non sia possibile cambiare la situazione attuale semplicemente con un incontro online, tuttavia ho reputato importante lo sforzo e l’azione concreta che questa organizzazione e l’Agenzia hanno impiegato per avvicinare, almeno virtualmente, noi volontari, e farci capire che ci sono delle persone che possono aiutarci in momenti di difficoltà.

Per concludere posso dire di essere fiera della scelta personale intrapresa ormai un anno fa di partire con un progetto sotto gli European Solidarity Corps e di rimanere convinta dei valori trasmessi da questo programma. Torneremo ad abbracciarci, non solo virtualmente.

A presto,

Federica

Viaggiare, dormire, forse sognare

Cari lettori di questo umile blog, torno a cercare di offrirvi uno spaccato della vita in Grecia, anche se in questo periodo le mie giornate, sono certa, assomigliano a quelle di altri milioni di persone, e non credo ci sia nulla di notevole da riportare all’interno della mia routine che, come ho forse accennato precedentemente, ho costruito attorno ad attività più o meno dinamiche che vanno dagli allenamenti casalinghi agli esperimenti culinari, dai film agli audio libri ai corsi online e dalla scrittura di articoli come questo alla registrazione di podcast e scrittura di progetti europei (attività legate al mio volontariato e che sto portando avanti a distanza con SE.M.I.). Ad essere sincera le giornate stanno passando molto velocemente da quando è iniziato il lockdown, ma nonostante stia sfruttando questo particolare periodo per dedicarmi a tanti passatempi diversi, ça va sans dire che come tutti mi auguro che tutto possa tornare presto alla normalità.

La lista delle cose che mi mancano in questo presente è molto lunga, ma ce ne sono alcune la cui assenza mi pesa più di altre. Si parte da quelle piccole, come prendere un caffè al tavolino di un bar, organizzare una cena tra amici, andare a una festa, abbracciarsi. Ma senza dubbio al primo posto si classifica l’impossibilità di viaggiare, muoversi nello spazio e vedere luoghi nuovi, o anche semplicemente tornare in quelli familiari. Il viaggio per me non è solamente un’esperienza fisica, di spostamento, lo considero piuttosto come uno stato mentale, un’attitudine alle cose, l’essere curiosa e avere voglia di provare, esplorare, scoprire, mettermi alla prova. Un viaggio parte sempre da un atto pratico: prenotare il biglietto, preparare la valigia, prendere l’autobus per l’aeroporto. Ma dopo che queste azioni meccaniche si sono concluse, nel momento in cui si arriva a destinazione, è lì che la parte interiore comincia a mettersi in cammino per andare più lontano, è quello il momento in cui gli occhi si spalancano, l’udito si affina, in cui tutti i sensi hanno finalmente la possibilità di liberarsi e si può respirare appieno l’aria di una nuova città e si inizia davvero a rendersi conto del processo di spostamento che si è appena compiuto.
Mantenere questo atteggiamento verso ogni esperienza quotidiana, anche la più banale, si traduce per me nell’aver sempre voglia di fare passeggiate, di prendere un treno e visitare il paesino accanto al mio durante il weekend, di vedere un film appena uscito al cinema, di continuare sempre ad imparare cose nuove, in una frase direi un naturale opporsi ad una routine predefinita e sempre uguale a se stessa.

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E per l’appunto la scorsa settimana, in occasione delle vacanze pasquali, avevo in calendario un viaggio verso la Turchia, per visitare Istanbul e le sue moschee, per vedere il Bosforo con i miei occhi. Dopo aver appreso che tutto ciò sarebbe rimasto solamente un sogno, una delusione cocente mi ha colpita, per quanto comprendessi perfettamente le cause, ma dalla premessa a questo paragrafo si può facilmente intuire come io senta il viaggio come un bisogno e che anche solo il pensiero mi porti felicità come poche altre cose. Da quell’istante hanno iniziato a salire a galla i ricordi dei viaggi passati, recenti e lontani, e la consapevolezza di quanto sia stata finora fortunata a poterli intraprendere tutti, dal primo all’ultimo. Questa presa di coscienza ha mitigato lievemente la tristezza che la presente rinuncia portava con sé, sempre accanto alla speranza di poter ricominciare a viaggiare presto, con ogni mezzo. Al momento l’unico che mi è rimasto a disposizione è con la mente, e tanto mi basta. Forse.

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Senza lasciarsi andare a sentimentalismi auguro sempre a chi è arrivato alla fine di questo articolo di trovarsi in ottima salute e vi lascio con la speranza di salire presto su un autobus, treno, aereo e continuare a scoprire il mondo per com’è: sempre nuovo.

A prestissimo,

Federica

Le parole sono come pietre – Il “revenge porn” nell’era virtuale

In un periodo così confuso come quello che stiamo vivendo, in un momento così delicato in cui ci si aggrappa alla speranza che il mondo finalmente possa cambiare, è ancora più frustrante scrivere di un argomento come quello del “revenge porn”, che rappresenta probabilmente uno dei reati più sottovalutati, in un era che ci dà letteralmente in pasto ai social media. Per capire meglio e andare a fondo al problema, credo sia estremamente utile chiarificare il concetto. Il Revenge porn (“Vendetta porno”) è un’espressione che si riferisce alla condivisione pubblica di immagini o video intimi su internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Dal nome stesso, si evince come l’azione indichi principalmente una “vendetta” per un torto subito, come essere lasciati, ad esempio. Molte persone, per la maggior parte uomini, decidono che la punizione dopo la fine di una storia debba essere quella di rovinare la vita di una ex, e quale miglior modo per offendere la sua immagine senza subire troppe conseguenze legali?

Nonostante sia stato approvato un disegno di legge contro il revenge porn in alcuni casi è estremamente difficile risalire ai colpevoli, essendo internet un campo virtuale soggetto a troppe manipolazioni ed escamotage. E’ il caso dell’ultima notizia risalente a qualche giorno fa e relativa alla scoperta di un gruppo Telegram chiamato “Stupro tua sorella 2.0”, un gruppo di chat il cui nome e numero di utenti (più di cinquantamila) fa alquanto rabbrividire. In seguito alle numerose segnalazioni, il canale è stato chiuso, ma ne sono nati moltissimi alternativi, sfruttando proprio l’intracciabilità di Telegram. Questo gruppo, creato con lo scopo di diffondere immagini, video, informazioni di donne, ragazze, bambine, che sono madri, mogli, ex fidanzate, conoscenti si rivela come un squallido ritrovo per tutti coloro che ritengono normale poter fare due “chiacchiere da spogliatoio” soddisfando ogni “lecita” e, da sempre, giustificata voglia sessuale, quasi come fosse un “fardello” che all’uomo viene dato alla nascita e che è difficile reprimere. Uno scambio di figurine sessuali, in cui immagino una gara a chi fa il commento più spinto, a chi non ritiene ci possa essere un limite, a chi inneggia allo stupro o alla pedofilia. Persino io, da sempre sostenitrice di una lotta poderosa contro tutte le forme di maschilismo e sessismo, ho paura. Questa confessione di paura mi costa tanto, perchè ho sempre trovato profondamente ingiusto dover avere paura per una limitazione di libertà imposta al mio “genere”, perchè non accetterò mai di dover subire una prevaricazione, effetto di uno schema al quale non ho dato la mia approvazione. Ma questa non è una lotta per l’emancipazione, qui si deve ancora lottare per mantenere la propria dignità e per restare vive. Si lotta perchè ad alcuni uomini non interessa che le donne abbiano un’identità, se loro vengono umiliati, è loro preciso dovere e diritto trattare come corpi da sottomettere le donne che si sono permesse a fare una cosa così. Perchè è questo che noi donne vogliamo, in fondo, vero? “Facciamo tanto le timide ma alla fine è questo che desideriamo, perchè dietro le parole che diciamo o non diciamo c’è sempre la possibilità che un uomo possa farci cambiare idea.”

Si pensa sempre che le estremizzazioni, come il revenge porn, siano frutto di malattie mentali, malattie che esulano da fattori educativi. Io, invece, sono sempre stata convinta che, se gli uomini e le donne combattono costantemente per scardinare dei meccanismi, togliersi delle etichette inibenti, probabilmente la “malattia” è diffusa dalla società stessa, che innesta un’idea così denigrante e limitante di noi che finiamo per credere di dover rispondere necessariamente alle caratteristiche del nostro “gender”. Spesso si sottovaluta la pressione che la maggior parte dei bambini maschi subisce già in tenera età. “Non piangere, le femminucce piangono”, “quanto sei forte, sei fortissimo!”, “diventerai uno sciupafemmine!”. Vorrei soffermarmi su questa ultima frase e mi piacerebbe tanto chiedere alle donne se qualcuno abbia mai detto loro che da grandi sarebbero diventate degli “sciupamaschi”. Io non credo. Perchè se diventi una sciupamaschi di conseguenza offri il tuo corpo, ti vendi, per cui meriti probabilmente che il tuo corpo venga utilizzato senza alcun riguardo.

I concetti più rilevanti risiedono nelle parole di uso comune, quelle che diciamo senza pensare. C’è chi uomo lo è diventato senza cedere a queste pressioni, c’è chi ha una famiglia forte alle spalle che non ha mai dato modo a queste direttive sociali di prevaricare sulla scelta dei valori da impartire ai figli. Però chiediamoci perchè, in un’epoca che dovrebbe definirsi “di evoluzione”, di così evoluto ci sia poco per ciò che riguarda questa disfunzionale educazione di genere. Le parole hanno un peso, perchè le parole diventano azioni che, anche se fatte da dietro un computer, hanno il peso di schiaffi. Con questo gioco molte donne hanno la vita rovinata, una dignità calpestata; diverse donne hanno subito un licenziamento, perchè vittime di un sistema incurante e malato, molte donne si sono tolte la vita, molte di loro minorenni, che ormai vedevano la loro vita rovinata per sempre. E’ una lotta che va portata avanti in onore di queste donne, è una lotta che va combattuta insieme agli uomini. E’ una lotta ancora lunga, probabilmente una lotta che richiederà tanti, troppi sacrifici, l’importante è non dimenticare quanto questa lotta sia necessaria.

Grazia

Call for Partners- “United in Music”

Five (5) days training course in Italy which will end with a study visit and dissemination event during MEI (independent music festival in Faenza)

Fight euro-sceptic feelings by contributing to the cultural and musical substrate that unites us!
With the training United in Music we want to reflect on the values at the origin of the European Union through the music, supporting participants (youth workers) in mapping events and opportunities that start from their local communities. This mapping will result in a network of g-local reference points, providing youth workers with tools and knowledge to understand better the music values and environment aimed at supporting participation of European youth in the musical European culture. Their young users will find here opportunities for growth, active citizenship, volunteering and an opportunity for a concrete international exchange in the musical context.

Link to the Form to fill: https://forms.gle/vnhMGVinLiAA4QPf6

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Distanziamento sociale… E geografico

Mi sono presa una pausa dalla scrittura durante l’ultimo periodo perché, inizialmente, sentivo di non avere grandi contributi da offrire a questa piccola comunità quale il blog di SE.M.I., se non altro perché le settimane appena trascorse non sono state caratterizzate da eventi degni di nota a livello personale, e data l’attuale situazione mondiale si potrebbe definire una grande fortuna. Senonché, con lo scorrere dei giorni, trasformatisi successivamente in lunghe settimane, stavo venendo costantemente bombardata da informazioni più o meno utili, ma comunque in quantità esorbitante. Mi sentivo sovrastare dagli eventi che, seppur ancora lontani da me, almeno da un punto di vista di percezione geografica, erano in realtà dietro l’angolo nella mia mente e nel mio cuore. Cosa si prova a vedere il proprio paese colpito, da un giorno all’altro, all’improvviso, da una pandemia? Come si sta a vivere all’estero, sapendo che i propri familiari e amici possono essere vittime del contagio se non altro per una questione di probabilità numerica? Di questo vorrei scrivere oggi, e condividere finalmente i miei pensieri e stati d’animo in quanto italiana in Grecia.

Come accennavo poco sopra, le informazioni e le notizie, i bollettini, i numeri, le foto, i post e le storie sui social hanno riempito le mie e credo le giornate di moltissime altre persone in questo periodo. Lungi da me quindi voler ricreare un quadro omogeneo della gravissima situazione che sta affliggendo oramai il mondo intero; il mio intento rimane quello di sempre, ovvero condividere le mie sensazioni in modo che, magari, chi stesse vivendo la medesima situazione e capitasse per caso su questo articolo, possa sentirsi meno solo nella drammaticità del momento.
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Le nostre attività come volontari hanno continuato normalmente fino al 10 marzo, momento in cui il governo greco ha annunciato la messa in atto delle prime misure per il contenimento del COVID-19 chiudendo le scuole e i centri ricreativi per bambini, le palestre e annullando ogni pubblico evento con un numero consistente di persone. Fino a quel momento nessuno di noi avrebbe osato immaginare come la situazione si sarebbe evoluta nel prossimo futuro, io in primis, che parlando con le persone rimaste in Italia sentivo la forte convinzione che tutto questo sarebbe presto stato solo un lontano ricordo. Per di più, sarei dovuta tornare a casa per qualche giorno verso fine mese, e lo stato del volo rimaneva confermato, dunque non vedevo ancora motivo di preoccupazione. Ma gli eventi sono precipitati alla velocità della luce, come ben tutti sappiamo. Il numero crescente dei contagi e dei morti uniti alle misure sempre più restrittive per il paese stavano davvero apportando dei cambiamenti nelle vite di tutte le persone a me care, che mi riportavano giorno per giorno come vi fosse un clima di ansia crescente e di paura, per non dire di panico, ma al contempo la consapevolezza che se ognuno avesse contribuito con la sua parte attenendosi alle nuove regole, forse anche l’Italia ce l’avrebbe presto fatta a salvarsi dalla catastrofe. I giorni passavano e il conto delle vittime non faceva che aumentare, nel frattempo il mio volo era stato cancellato: ecco che ora le conseguenze di quella che di lì a poco sarebbe stata definita pandemia iniziava a toccare da vicino anche me. Giorno dopo giorno sentivo ripetutamente i racconti, quasi tutti uguali, di amici e parenti costretti a casa, della ricerca di nuovi modi per trascorrere il tempo tra le mura domestiche, il lavoro agile (il primo ministro Conte l’ha definito così e chi sono io per usare il termine inglese) e il timore di contrarre il virus o di contagiare gli altri. Per non parlare del sistema sanitario sull’orlo del collasso, gli ospedali sovraffollati, le gravissime conseguenze economiche per tutto il paese e i lavoratori e cittadini. E io? Cosa potevo fare di fronte a tutto ciò? Che strumenti avevo in mio potere, dall’estero, per aiutare le persone che affidavano a me i loro racconti di vita quotidiana all’interno di una situazione surreale? Iniziavo a sentirmi completamente impotente, questa volta davvero distante. Iniziavo anche io ad essere preoccupata, e da questi sentimenti si generava una frustrazione sempre crescente. Un’azione concreta che ho messo in atto quasi sin da subito è stata quella di restare a casa il più possibile nonostante qui in Grecia le misure fossero ancora lievi, e non mi venisse davvero richiesto l’isolamento forzato. Tuttavia lo sentivo un modo per dare il mio contributo a distanza, rimanendo cauta evitando che anche la Grecia si trovi di fronte a una crisi terribile. È stato anche un sistema per prendere confidenza con questa nuova situazione, passando più di una settimana quasi senza uscire di casa, fino all’annuncio del 22 marzo dell’inizio della quarantena in tutta la Grecia e la necessità di documenti atti a giustificare ogni spostamento.
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Non nascondo di aver vissuto dei momenti di scoramento e preoccupazione, il desiderio di tornare a casa e riabbracciare la mia famiglia e i miei amici e la preoccupazione che persone a me vicine potessero ammalarsi. Ma poi il buon umore in qualche maniera torna a fare capolino, a dirci che se resistiamo insieme, anche a distanza, andrà tutto bene. Facciamo tutti del nostro meglio dunque, con l’augurio e la speranza che si torni alla normalità e che le distanze che ci separano siano davvero solo geografiche e non sociali.

Come sempre, a prestissimo

Federica

La bambina georgiana

Qualcuno dice che viaggiare sia il modo più efficace per vivere molte vite. Vi posso assicurare che lo è. Da sempre è il mezzo che uso per fregare il tempo, dilatarlo, renderlo più denso. Quando decidi di uscire dalla famosa “zona di comfort” la vita ti cambia. La mia, ad esempio, ha iniziato a prendere la forma che avevo immaginato da bambina. Oggi vi racconto di un mio viaggio, un viaggio fatto di persone, paesaggi, atmosfere, idee, cibi, culture diverse che ho lasciato entrare e che conservo ancora in casseforti che ogni tanto decido di riaprire, proprio come adesso. Il viaggio di cui vi parlo oggi è frutto di uno di quei sì detti all’ultimo minuto. A Febbraio dell’anno scorso sono partita per il mio primo Erasmus +, un progetto europeo che mi ha portato in Romania per un’intera settimana. E’ stata da subito una scommessa che sapevo di poter vincere. Quando decidi di scommettere con te stessa difficilmente prendi in considerazione di perdere sul serio, in qualche modo sai che ti rimarrà quel coraggio sfacciato d’esserti andata contro, o incontro. Tutti i viaggi ci regalano qualcosa, a me questo viaggio ha dato tanto; tra tutte le cose, un momento che ho deciso di raccontare. Vorrei poter rendere il momento di cui sto per parlarvi in tutta la sua pienezza. So che non ci riuscirò, ma ho comunque deciso di darmi una chance.

Ricordo come fosse ieri quel pomeriggio di Febbraio. C’era neve ovunque e una calma a cui ripenso ogni volta che mi concedo un respiro più lungo degli altri. Avevo trovato una persona rara in quel pezzo dimenticato di mondo, una di quelle con cui ti ritrovi a condividere quegli scorci di vita irregolari, quelle che arrivano come le cose che non avevi chiesto. Era come conoscerla da un tempo molto più lungo di quello che abbiamo avuto, era come sapere già che ci saremmo incontrate. Avevo trovato una di quelle persone che senti come casa tua, una di quelle persone che sorridono con occhi e bocca. Ne ebbi la certezza quando, in quella panchina al freddo, ci ritrovammo a parlare di tutto, di religione, politica, famiglia, dei nostri progetti futuri. Le nostre differenze ci tennero sedute lì per un po’. tra una parola e l’altra finimmo col parlare della sua infanzia, un’infanzia assai diversa dalla mia.

Gura Humorului – Romania

Consapevoli che quel momento non sarebbe tornato, decidemmo di viverlo con una sacralità che non si è ancora persa. Mi ritrovai ad ascoltare una storia che non sembrava vera davanti ad un caffè, in mezzo alla neve, nel nord della Romania. Fin da subito, rimasi colpita da quello sguardo fiero, uno sguardo che non doveva forzare un’umiltà che gli era da sempre appartenuta. Aveva gli occhi di chi aveva vissuto molti anni con un coraggio ammirevole, a volte senza neanche saperlo. Il sole di metà pomeriggio forse non bastava a scaldarci in mezzo a quel gelo di fine inverno, ma noi tenevamo le mani ben salde alle nostre tazze bollenti. Mentre parlava, immaginavo quello scenario triste e, a tratti, pieno di meraviglia, quello di un’infanzia che mai avrei potuto immaginare.

Quando la Georgia era in mano ad un regime, Mariam era solo una bambina. Nei primi anni Novanta, subito dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Georgia attraversò un periodo di conflitti interni ed estrema povertà; il regime aveva lasciato il Paese al lastrico, l’economia era inesistente, le risorse alimentari insufficienti, la gente lavorava per due Laris (la moneta georgiana, corrispondente a 32 centesimi di euro) al mese. Il Paese era governato da “Ladri legalizzati”, persone che detenevano il potere abusivamente avendo anche la libertà di commettere crimini senza essere sottoposti a nessun controllo. “Le persone avevano paura di uscire di notte, perchè se lo facevi, c’erano alte possibilità che tu venissi aggredito. Raramente la gente portava con sé oggetti di valore e se lo faceva, stava attenta a nasconderli meglio che poteva. I criminali non avevano paura di strappare orecchini o borse alla gente. Non c’era polizia, la maggior parte era altamente corrotta e, per dirla tutta, collaborava con i “Ladri legalizzati”. A quei tempi la gente cercava in tutti i modi di sopravvivere.” Fu così che Mariam iniziò, e fu così che iniziai ad entrare in questa storia. “Non c’era elettricità, né gas, a volte neanche acqua. Usavamo una stufa a legna per riscaldarci in inverno e c’era un’ora in cui toglievano la luce e la gente cercava di sbrigare le faccende prima che ciò accadesse. Avevamo la tv ma l’accendevamo raramente, seguivamo le notizie alla radio e leggendo i giornali. Gli inverni erano molto duri da affrontare, dovevi preparare la legna durante l’estate per non passare un inverno al freddo.” Tra una frase e l’altra provavo una tale ammirazione che a tratti diventava vergogna, me ne stavo completamente in silenzio ripensando a tutto quello che avevo avuto io. Somigliava ad un romanzo di Dickens, in cui si racconta di una povertà semplice, in cui i bambini giocano accettando la miseria come qualcosa che non hanno scelto ma che riescono comunque a portare in spalla. Aggrottavo la fronte ai particolari più assurdi e la distendevo tutte le volte che provavo ammirazione. A tratti toccavo con mano quello che stavo ascoltando. Non mi ero mai resa conto di quanto un evento per me straordinario potesse rappresentare la vita di tutti i giorni. Non lo dissi ad alta voce, ma ripensai a tutte le volte in cui mi lamentavo quando andava via la corrente e i miei apparecchi elettronici smettevano di funzionare per cinque minuti. Mi sentii piccolissima, la persona meno coraggiosa del mondo. Pensavo di aver dovuto portare il peso di molte cose, non avevo sopportato nulla in confronto ad una guerra in atto. Non mi ero mai trovata sotto un regime, non sapevo che aria avrei respirato, come sarei stata, forse la mia parte rivoluzionaria sarebbe venuta sù meglio di così.

Nonostante il clima presente in Georgia, la gente cercava di condurre una vita normale. Mariam andava a scuola, al parco giochi, con una tale naturalezza mi disse che, essendo piccola, non sentiva il peso della sua condizione. Pensava a giocare, a stare fuori casa più tempo che poteva. Forse mi colpì proprio quella naturalezza, quella leggerezza con cui mi raccontava la povertà. Mi raccontò un aneddoto che mi lasciò a bocca aperta, perchè io cose del genere le avevo viste solo nei film. “Durante l’inverno, quando le giornate erano più corte, era molto difficile finire i compiti prima del tramonto, quindi continuavo a studiare aiutandomi con la luce di una candela. Tutti gli inverni della mia infanzia sono collegati alla luce di una candela, perchè era l’unica risorsa che avevamo per far fronte alla mancanza di elettricità.” Capirete che, cose del genere non si sentono tutti i giorni.

Le chiesi cosa provasse, cosa fossero stati per lei quegli anni. “Oggi, quando io ed i miei amici ci guardiamo indietro diciamo sempre “bui e dolci anni 90”, perchè sono stati esattamente così. Furono bui in tutti i sensi ma anche dolci, perchè, d’altra parte, avevamo relazioni più vere e più strette con la gente, giocavo con gli altri bambini per strada durante l’estate e posso dire che la mia infanzia è stata bella, nonostante tutte le cose che stavano accadendo nel mio Paese. Furono dei tempi terribili, ma per un bambino che voleva solo giocare con i suoi amici, che voleva stare per strada o giocare in cortile, fu fantastico. Quando mi guardo indietro non vedo tempi bui, li guardo ancora con gli occhi di quella bambina di 6 anni che amava uscire fuori a giocare.

Io e Mariam siamo amiche da un anno, quel viaggio e quella panchina ci hanno dato qualcosa che conserviamo ancora come un regalo che qualcuno ha deciso di farci.

Alla mia amica Mariam, alla bambina georgiana.

Grazia

Carnevale nel Mondo

We are official a step before Carnival and me, from the lovely Italy, I couldn’t be more excited to live this period in the country of one of the most famous Carnivals worldwide; Carnival of Venice.

Of course, except the famous Italian Carnival there are also a lot of particular and popular celebrations all over the world, that I hope I could visit some day. Let’s take a look to some of this places…

NEW ORLEANS- MARDI GRAS

One famous and particular celebration is the Mardi Gras of New Orleans. The parades and masquerade balls are organized by krewes, social clubs that date back hundreds of years in New Orleans. This carnival celebration is popular known as one of the most debauched celebrations in the traditionally Puritanical United States. This masquerade tradition is accompanied by another particular one, the King Cake, in the colors of justice (purple), faith (green), and power (gold). 

RIO DE JANEIRO- CARNIVAL OF RIO

Who doesn’t know the most famous Carnival of all? If think there is nobody that never heard of the Carnival of Rio De Janeiro. This celebration is full of colors, feathers, parades and samba dance for days and days. The first Carnival in Rio started in 1723, and today it is held to celebrate the gods and honor the the great waters. Over 200 samba schools, or communities who decide to attend Carnival together, parade the street with colorful floats, dancing, and decorations.

TRINIDAD- CARNIVAL OF TRINIDAD

And continuing with the famous carnivals all over the world, in the second place you can find the Port of Spain, Trinidad. After the Carnival of Rio is the second most colorful and popular one. Performers and dancers prepare their costume all year for the celebration, with giant feather headdresses and sequins. The main attraction is the music and dancing, with Soca music being traditionally featured, as well as music from cultures around the world, including Calypso, chutney, steelpan, claves, and drums. 

LONDON- A CARNIVAL IN AUGUST

It’s sounds a bit weird after all there exotic places that London -with all its seriousness- hosts a famous Carnival, too. London’s Caribbean Notting Hill hosts a carnival with influences of Jamaica, Trinidad and other West Indian Cultures, every August. Given that is rooted in Caribbean Traditions is also plenty with colors, dances and exotic music.

BELGIUM- BINCHE

Moving to the central Europe, you can find a really interesting carnival tradition in Belgium and in particular in the city of Ghent. Ghent is home  to one of the strangest carnival celebrations in the world, Binche. Only Ghent natives are allowed to dress in the whimsical masks, called Les Gilles during the Binche festival.

INDIA- GOA CARNIVAL

This festival is a MUST- meaning that I have to, I need to, go there once in my life-. Originated to Portugal, the Portuguese people brought their Catholic traditions and festivals to their colony of Goa, India, which has morphed into a spectacle that’s a fascinating blend of Hindu and Catholic customs. This Carnival is considered one of the most famous and beautiful in India and millions of people visit it every year.

That’s it for now, folks…

I hope you will enjoy your Carnival!

Danai, Greece

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Destinazioni Ideali per il 2020

Ciao a tutti per ancora una volta,

and continuing with English as usual. So, I am Danai from Greece currently based in Faenza, doing my EVS and trying to figure out what life is going to bring me this new year. I ran out of themes to write -usually I am writing about my life and my experiences, but these past weeks I haven’t done something new and exciting- and I decided to write where I will go this year and where I am hoping to go.

 

Belgium, Brussels

My first trip for 2020 will be in Belgium and it will be soon. I am planing to go to Brussels this weekend, from Saturday 8th of February until Monday 10th of February. It is actually not ideal. One month ago I was searching a cheap destination to go with a friend that comes to visit me. At first, we wanted to go to Paris, but the tickets for a weekend were really expensive. After, we said to go to Berlin, but again the tickets were expensive and my EVS pocket money can’t afford them. Third option was London, but my friend had already been there and she wanted something new. So finally, we decided to go to Brussels. Everybody was like ”What there is to see in Brussels?” or ”It is not worth it!” but it doesn’t bother me. I’m going on a trip, I’m in trip mode and after all we have always to believe in the mainstream motto ”It doesn’t matter the destination, but the trip”. I’m 100% ready to survive with waffles and french fries for 2 days and to see all the nice places there.

 

Spain, Malaga & Granada

OK, this is most certainly ideal! I’m pretty sure that I talked to you a lot about the pros and the cons of my ESC experience and in general of this European opportunity for young people. So, my organization except of writing European mobility projects and a lot of other activities, is accompanying schools to trips abroad. In this way, I’m going in Malaga and Granada this March. My role there isn’t going to be responsible for the kids of course, but to help the teachers to communicate – the majority of them aren’t speaking in English-. From the first announcement of this trip I was absolutely excited and I’m looking forward to visit the beautiful Andalusia for another time. I was there a year ago, in Cordoba and Seville, but I didn’t have the time to visit Malaga and Granada. I really can’t wait!

 

Germany, Berlin

Another ideal destination is Berlin. I always wanted to travel in Berlin, is a capital full of history, so beautiful and with one of the most famous and amazing nightlife. I remember that the first time I started think about a travel to Germany was 3 years ago when I did my first visit to Prague. I said at that point with my friends that we have to go, but as usual we never did. This year I decided to visit Berlin even without my friends. I am planing to use a weekend in this summer to move a little bit northern and visit this beautiful capital.

 

Italy, Cinque Terre

And I’m moving back to the country that I am currently living. I surely want to visit the whole Europe, but also as long I’m staying in Italy, I will try to go to as many places as I can. Cinque Terre, is a part of Liguria and it’s one of the most popular summer destinations not only in Italy, but for the whole Europe. The colorful small houses up on the hills and the breathtaking sea view from above it makes this place irresistible. I am planing to do there at the end of April or early May and I’m hoping that the touristic period will start after this months, so I can find some peace and quiet in this wonderful environment.

 

Portugal, Lisbon

This is a destination that I MUST visit this year. I planned a trip two years ago, but it got canceled and until this day I’ m frustrated for that. This year, I hope the things will be better and I will have the chance to travel to Lisbon. I’ m dreaming to move around to this full of colors capital and use the most beautiful tram of the whole Europe to transfer. I also have a friend that lives in Galicia -an autonomous country of Spain, near to Portugal- and we can make this trip together.

That’s it for now, folks… I don’t want to continue writing destinations because: 1) I don’t have that much money to move around Italy and Europe and 2) if I start I will never stop -don’t even let me started with my ideal destinations in Asia-.

Until the next time…

Danai, Greece

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Il ritorno a Faenza…

Ciao a tutti,

It’s me, Danai and as every Friday from now on I will be here giving you details about my ESC project and my life in Faenza. If you read and remember my last article, I was talking about January, my little first taste of 2020. We are only watching the previews and I am already tired, like really tired…

Brisighella

I spent my January between two countries, Italy and Greece, while studying and actually dying from boredom and of course travelling and changing zones of hour. After, the first difficult weeks, I returned, for good this time in Italy, but it is just for 2 weeks since I am flying to Brussels at the start of February -you will learn all about it with plenty of photos and a huge blog post.

In any case, since I came back to Italy, I am feeling really empty regarding my energy batteries. Living like a nomad for only a month made me realize that I am getting old. You can laugh as much as you want, but since my birthday -2 weeks ago- I am feeling a grown-ass woman of 25 years old, that I have to eat healthy, before 8.00 a.m and sleep a lot. This is a clear sign that I need some rest, it’s not logical for me to feel old.

Office, office, office

But guess what… my body might need some rest but my head is all about the outgoing side of life and is yelling at me all day YOLO (You Only Live Once). So as you can imagine, it’s been 6 days now that I am living again in Faenza and I was out the 5 of them.

First, when I returned I had to see some friends that I has been literally a whole year since the last time I saw them. We went to a sushi place in Faenza, which I love from the first glance. It’s an all you can eat place with 20.00 every person and you can literally take everything on the menu. In the start I though that the quality will be low, but nooooo, everything was delicious, really really tasty. I ate until I was ready to pass out on that little table, still full of food and I return home only to realize that since I returned in Italy I have to get use again the waking up at 8.00 o’ clock every morning. I got over in as a drunk a glass of water trying to digest all the food and went to sleep.

Sushi Life choose me…

Since that moment the 8.00 o’clock awaking became again a habit. And so on my days kept passing with coffees, aperitivos, pizzas and drinks that gave not only calories, but also a bigger need to sleep and relax alone, away from all; ”JUST GIVE ME A BIT OF SPACE” I was saying to myself while I was getting ready to go out again. Yes, I have to say that I am an irony with a pair of feet, really you have to stop taking me seriously.

The weekend came and my bed was waiting for me. Saturday free, Sunday free, what could it gone wrong? Yes, I forgot I am making plans without even thinking about it, without consciousness, without checking…

Long story sort, I spent the whole Saturday in the streets, the bars and the restaurants of Bologna. It will be unfair if I say that I didn’t had a good time, I love Bologna as a city and I had a really good time with plenty of friends this Saturday. The only black and bad thing is as usual Trenitalia with all the train delays… I had to wait almost an hour to the cold and melancholia station.

Aperitivo?
Yes, please…

‘TGIS” (Thank God Is Sunday) was my new moto before even start walking in Faenza after Bologna. And finally, I stopped. I stopped making plans, I stopped going out, I stopped changing 5 outfits per day and I had my Sunday to sleep, rest and chill on Netflix. I did nothing -except an aperitivo, but it was really close to my house, doesn’t count-. It was nice and relax, but to keep on grumble a little bit more, as I told you before the awaking at 8.00 o’clock has became a habit again, so even though was Sunday, I woke up around 8.30… but all good, really tutto bene!

Alla prossima,

Danai, Greece

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