Summer Activities With Kids In Brisighella

As an international volunteer in Faenza, I have the chance to participate in very interesting and different activities. Now, when everything related to the COVID-19 has become to change, we can continue with our activities. Of course we still have to be careful and responsible: hold the distance and wear a mask, but I’m happy that the life has gradually becoming back to normal again.

The beginning of summer brought new experiences in new environments. Although I am the volunteer og S.E.M.I. – Seeds For More Interculture, we also collaborate with other organisations. One of them is PiGreco Apprendimento. So during the last few weeks I have been in Brisighella to help the local instructor with the activities for kids. We have about 6-7 children who have enrolled to this summer camp. That’s not a big group, but it’s even better, since in this way more personal approach is possible.

Every morning I travel from Faenza to Brisighella. The day is divided into different parts. We begin with a short gymnastics to stretch our body and to wake up, although the children don’t really like it. Then we sometimes have some activities, like inventing a story or writing down the vocabulary or describing our weekend in English. After that we have a bit of time to do the homework. That is interesting, because in my country, children never have to do homework during summer. Of course this year is also a bit different because of the coronavirus, but it’s still quite strange to me. On the other hand, we don’t spend for hours studying there, but only about half an hour, which is good, because the kids can study a little bit, but they can also play and enjoy the summer. I usually help them with English. When nobody has English homework, then I usually bring my own Italian book with me and I can study Italian myself and the kids can also try to help me, which is quite fun.

After homework we usually have some creative activities, such as picking herbs and putting them into a jar, building a castle, colouring the stones or self-made mini sculptures, etc. When it’s very hot we go to the river and the children can play there or we go to the park to play football.

These weeks have been super amazing, the kids are wonderful and the activities we do are so creative and interesting. I have really enjoyed working with these children and I hope that they have also learned something from me.

Open call for European Solidarity Corps Volunteering Project

Care2Travel is looking for 3 volunteers from the European Union for a 6 months ESC volunteering project in Miercurea Ciuc, Romania to teach English in villages through Non-formal activities.

Starting date: 29th of June 2020.

You are the best person for us:

  1. If you are aged 18-30 years old
  2. If you are interested in the topic of the project

If you are available to start at the end of June More details about the project can be found in the attached Infopack.

What are you waiting for?! Travel to Romania and “Teach English in Villages through Non-formal Activities!” You won’t regret it!

Application deadline: ASAP. In case you are interested, please send an e-mail to kinga.kovacs@care2travel.org 📩

Viaggiare, dormire, forse sognare

Cari lettori di questo umile blog, torno a cercare di offrirvi uno spaccato della vita in Grecia, anche se in questo periodo le mie giornate, sono certa, assomigliano a quelle di altri milioni di persone, e non credo ci sia nulla di notevole da riportare all’interno della mia routine che, come ho forse accennato precedentemente, ho costruito attorno ad attività più o meno dinamiche che vanno dagli allenamenti casalinghi agli esperimenti culinari, dai film agli audio libri ai corsi online e dalla scrittura di articoli come questo alla registrazione di podcast e scrittura di progetti europei (attività legate al mio volontariato e che sto portando avanti a distanza con SE.M.I.). Ad essere sincera le giornate stanno passando molto velocemente da quando è iniziato il lockdown, ma nonostante stia sfruttando questo particolare periodo per dedicarmi a tanti passatempi diversi, ça va sans dire che come tutti mi auguro che tutto possa tornare presto alla normalità.

La lista delle cose che mi mancano in questo presente è molto lunga, ma ce ne sono alcune la cui assenza mi pesa più di altre. Si parte da quelle piccole, come prendere un caffè al tavolino di un bar, organizzare una cena tra amici, andare a una festa, abbracciarsi. Ma senza dubbio al primo posto si classifica l’impossibilità di viaggiare, muoversi nello spazio e vedere luoghi nuovi, o anche semplicemente tornare in quelli familiari. Il viaggio per me non è solamente un’esperienza fisica, di spostamento, lo considero piuttosto come uno stato mentale, un’attitudine alle cose, l’essere curiosa e avere voglia di provare, esplorare, scoprire, mettermi alla prova. Un viaggio parte sempre da un atto pratico: prenotare il biglietto, preparare la valigia, prendere l’autobus per l’aeroporto. Ma dopo che queste azioni meccaniche si sono concluse, nel momento in cui si arriva a destinazione, è lì che la parte interiore comincia a mettersi in cammino per andare più lontano, è quello il momento in cui gli occhi si spalancano, l’udito si affina, in cui tutti i sensi hanno finalmente la possibilità di liberarsi e si può respirare appieno l’aria di una nuova città e si inizia davvero a rendersi conto del processo di spostamento che si è appena compiuto.
Mantenere questo atteggiamento verso ogni esperienza quotidiana, anche la più banale, si traduce per me nell’aver sempre voglia di fare passeggiate, di prendere un treno e visitare il paesino accanto al mio durante il weekend, di vedere un film appena uscito al cinema, di continuare sempre ad imparare cose nuove, in una frase direi un naturale opporsi ad una routine predefinita e sempre uguale a se stessa.

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E per l’appunto la scorsa settimana, in occasione delle vacanze pasquali, avevo in calendario un viaggio verso la Turchia, per visitare Istanbul e le sue moschee, per vedere il Bosforo con i miei occhi. Dopo aver appreso che tutto ciò sarebbe rimasto solamente un sogno, una delusione cocente mi ha colpita, per quanto comprendessi perfettamente le cause, ma dalla premessa a questo paragrafo si può facilmente intuire come io senta il viaggio come un bisogno e che anche solo il pensiero mi porti felicità come poche altre cose. Da quell’istante hanno iniziato a salire a galla i ricordi dei viaggi passati, recenti e lontani, e la consapevolezza di quanto sia stata finora fortunata a poterli intraprendere tutti, dal primo all’ultimo. Questa presa di coscienza ha mitigato lievemente la tristezza che la presente rinuncia portava con sé, sempre accanto alla speranza di poter ricominciare a viaggiare presto, con ogni mezzo. Al momento l’unico che mi è rimasto a disposizione è con la mente, e tanto mi basta. Forse.

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Senza lasciarsi andare a sentimentalismi auguro sempre a chi è arrivato alla fine di questo articolo di trovarsi in ottima salute e vi lascio con la speranza di salire presto su un autobus, treno, aereo e continuare a scoprire il mondo per com’è: sempre nuovo.

A prestissimo,

Federica

1 anno di volontariato ESC in Grecia – da settembre 2020 – cercasi candidati italiani

1 anno di volontariato europeo con il nostro partner greco You in Europe.
Stiamo cercando un/una partecipante italiano per un progetto di volontariato internazionale (ex SVE, ora Solidarity Corps). Il progetto si svolge in Grecia (Nea Moudania, vicino a Salonicco… sì, sul mare!) presso il nostro ottimo partner You in Europe. Da settembre 2020 a settembre 2021. Tutto è gratuito per il volontario: il viaggio viene rimborsato, viene fornita una stanza singola in alloggio condiviso e un pocket money mensile.

Alloggio: i volontari alloggeranno in 2 appartamenti. Ogni appartamento ha 2 camere da letto, bagno, soggiorno, cucina. L’appartamento è attrezzato per soddisfare le esigenze di base del volontario.

Pasti: i volontari ricevono 120 euro di indennità mensile, che saranno spesi secondo la loro volontà. Possono cucinare nel loro alloggio. Paghetta: i volontari riceveranno una paghetta di 150 euro al mese per le loro spese personali.

Formazione: i volontari parteciperanno all’arrivo e alla formazione di medio termine, organizzata dall’Agenzia nazionale. Inoltre saranno formati per il loro lavoro.

SCARICA L’INFOPACK!

Instagram: https://www.instagram.com/you_in_europe/
Facebook: https://www.facebook.com/youineurope/

CALL sul portale European Solidarity Corps: https://europa.eu/youth/solidarity/placement/20160_en

Un tuffo in Medio Oriente

Carissimi, eccomi qui di nuovo per continuare a raccontarvi cosa succede nella penisola Calcidica… e un po’ più in là. Dopo aver condiviso con voi il mio viaggio verso Atene, mi sono subito lanciata verso nuovi orizzonti concedendomi quattro giorni alla scoperta di un meraviglioso paese in cui non ero mai stata insieme ad una mia cara amica e compagna di avventure conosciuta durante il programma Erasmus per studio.
Il paese di cui vi parlerò oggi è la Giordania, oasi di stabilità all’interno di una regione afflitta da scontri e conflitti.

Forse non tutti sanno che (Settimana Enigmistica docet) sono laureata in lingue ed economie dell’Asia e dell’Africa mediterranea, e che ho dedicato gli anni dell’università allo studio della lingua araba. Ho viaggiato in paesi arabi per studiare e lavorare per brevi periodi, e ogni volta che ne ho la possibilità cerco di allungare la lista di quelli visitati. Nessuna sorpresa quindi quando, nel vedere i prezzi stracciati dei voli per Amman, mi sono fiondata a prenotarli e a pianificare il viaggio nei minimi dettagli. Chiara, la mia amica, ha prontamente deciso di accompagnarmi in questa avventura che, seppur breve, è stata magnifica.

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Dopo esserci incontrate all’aeroporto di Salonicco, io e Chiara siamo quindi partite alla volta di Amman, dove abbiamo ricevuto un’accoglienza impeccabile da parte del proprietario dell’appartamento che avevamo affittato per i giorni che avremmo trascorso lì. Durante la prima sera infatti abbiamo assaporato dei falafel deliziosi e ci siamo poi rilassate con una limonata alla menta in uno dei locali del centro della città. Eravamo quindi pronte per partire alla scoperta della capitale giordana il giorno dopo, che abbiamo infatti dedicato interamente alla visita di tutti i siti archeologici più importanti.

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Anfiteatro romano di Amman
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Palazzo degli Omayyadi

Amman è costruita su sette colli, esattamente come Roma, conformazione che costringe i pedoni ad armarsi di buona volontà e fiato per spostarsi da una parte all’altra e soprattutto da una cima all’altra del centro. Purtroppo non siamo state molto fortunate con il meteo durante la nostra prima giornata in Giordania, avendo infatti trovato vento e un po’ di pioggia. Per rifocillarci e riposare per qualche istante le gambe stanche abbiamo deciso di assaggiare il dolce più tipico della zona, knafe, a base di formaggio fuso, pasta fillo, acqua e zucchero con una manciata di pistacchi sopra. Provare per credere di che squisitezza sto parlando!
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Conclusa la prima giornata di esplorazione e raggiunto nuovamente l’airbnb, abbiamo iniziato a prepararci per il giorno seguente, in cui avremmo raggiunto l’antichissima città Nabatea patrimonio dell’Unesco: Petra. La sveglia è suonata alle cinque, e il canto del muezzin ci ha fatto compagnia nel tragitto fino alla stazione degli autobus. Con l’aiuto di un caffè arabo e pane con za’atar (mistura di spezie composta da origano, timo, sesamo e sale) siamo poi riuscite a prendere posto sull’autobus che ci avrebbe portate a destinazione. Quattro ore di strada più tardi, non potevamo credere a quello che stavamo vivendo: ci siamo ritrovate immerse nella bellezza del siq, la gola che è necessario attraversare per arrivare al Tesoro di Petra. Il sole quella mattina ha deciso di farci compagnia, regalandoci il clima perfetto per trascorrere una giornata all’aperto e tra le alture nabatee.
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Il siq
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Il Tesoro
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Altura del Sacrificio

Stanche morte, ma con gli occhi e il cuore pieni di bellezza, verso metà pomeriggio siamo state costrette a ripartire per tornare ad Amman, a causa delle lunghe ore di viaggio e perché non avevamo più tempo a disposizione per rimanere in quella valle incantata. Ma purtroppo si sa: tutte le cose belle devono finire.
Ci restavano ancora una serata e una mattina ad Amman, e quale modo migliore di trascorrere il tempo se non mangiando? Per cena abbiamo scelto un ristorante piccolissimo, quasi da sembrare un salotto di una casa, dove ci hanno coccolate con i migliori piatti tipici del Medio Oriente; il giorno seguente invece abbiamo scelto di salutare la Giordania addentando l’ultimo falafel, polpette che per me costituiscono una vera droga. Un ultimo giro per i negozi del centro ed era ahimè tempo di fare le valigie e salutare quel paese stupendo che avevamo appena iniziato a scoprire.
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Ultima colazione

Questo piccolo viaggio mi ha fatto capire quanto la Giordania sia un paese tutto da scoprire, e quanto l’accoglienza ricevuta e la gentilezza trovata mi abbiano lasciato una certezza: ci rivedremo presto!

Federica

“Al di là delle differenze” – La mia esperienza di volontariato nel cuore di Thessaloniki

Che valore diamo alle cose inaspettate? Per quanto possa essere credibile o meno, probabilmente erano proprio le cose destinate a noi. Ci sono diverse teorie sul destino, c’è chi dice sia una scusa per chi non riesce a scegliere, c’è chi crede fermamente ai suoi percettibili o impercettibili segnali. Da qualche anno a questa parte, ho cominciato a pensare al destino come alla combinazione casuale e intenzionale di scelte e accadimenti che non hanno, in realtà, una chiara spiegazione. Tante volte ho riso degli sgambetti di questo destino, altre volte ne ho pianto. Credo che questa volta abbia voluto parlarmi senza troppi giri di parole dicendomi esattamente ciò che avrei voluto sentirmi dire. Come diceva John Lennon: “la vita è tutto ciò che ti accade mentre stai facendo altri progetti”. Non ha sbagliato neanche su questo. La Grecia, infatti, è arrivata un po’ come la vita di cui parlava Lennon, come una domanda che non mi aspettavo, ma alla quale non mi sono sentita di dire no.

Thessaloniki

E’ grazie a questo strano sgambetto che adesso vi scrivo da Thessaloniki in veste ufficiale di volontaria italiana di SE.M.I., nel corso del mio progetto Esc (European solidarity corps) , raccontandovi un po’ della mia esperienza. “A world without exclusions” è il nome del mio progetto, grazie al quale sto scoprendo e toccando con mano cosa significhi lavorare con persone aventi disabilità mentali e cosa significhi appunto, promuovere una realtà che combatta la loro esclusione sociale. “S.F.A – Drasi gia to kati allo”, invece, è il nome dell’organizzazione in cui svolgo la mia attività di volontariato ed è un centro diurno che accoglie persone con varie forme di disabilità mentale e le accompagna quotidianamente attraverso un percorso “creativo”. L’arte, la musica, il gioco permettono a questi ragazzi e bambini di scoprire, sperimentare, promuovere le loro capacità in un luogo che loro sentono come una seconda casa.

S.F.A. – Drasi gia to kati allo

L’impatto con il lavoro non è stato da subito semplice. Per la prima volta nella mia vita, mi confrontavo con una realtà della quale non sapevo assolutamente nulla. Dovendo partire da zero ero molto spaventata, non sapevo cosa avrei dovuto dire o fare, come avrei dovuto muovere i muscoli, impostare il tono di voce, come avrei dovuto scegliere le parole. Ero convinta che avrei lasciato i sentimenti fuori da quelle stanze, non era così. Più passavano i giorni e più mi accorgevo di quante sfumature ci fossero dietro ogni movimento, sorriso o sguardo di persone che sin dall’inizio non ho visto per la propria malattia ma ho conosciuto per l’autenticità del loro essere. Sin da subito, mi sono accorta di quanto il carico emotivo di un’esperienza così possa metterti di fronte a te stessa senza possibilità di “fuga”. Queste persone sono state sin da subito degli specchi, che mi hanno messo e mi mettono costantemente in rapporto con me stessa.  Il primo mese è stato senza dubbio il mese in cui era più difficile per me comprendere il mio stato d’animo, potevo passare dall’essere felice all’essere letteralmente “frustrata” nell’arco di pochi minuti, troppe volte nell’arco di una sola giornata. Nonostante ciò, gradualmente e senza neanche accorgermene, iniziavo a sentire una strana sensazione di familiarità, come se in quel posto ci fossi sempre stata e come se le persone che cercavo di aiutare, in realtà, mi stessero dicendo che ero una di loro. Tenermi lontana da ogni condizionamento mi ha permesso di rapportarmi a loro nella maniera più pura possibile e, ancora oggi, mi aiuta a conoscere parti di me che ancora non conoscevo. Ci sono delle cose che impari quando entri in un mondo in cui non c’è una regola precisa per comunicare ed è tutto una continua domanda.

S.F.A. – Drasi to kati allo

Tante piccole scoperte quotidiane mi portano ad aprire sempre di più la mente a tante cose a cui prima non davo poi tanto peso. Una tra queste è la “lentezza”, che mi sta insegnando a saper aspettare e placare tutte quelle corse infinite che ogni giorno facciamo per arrivare prima degli altri..ancora non ho capito dove. Aiutare questi ragazzi spesso significa avere la pazienza di aspettare, vuol dire concedere all’altro tempi più lunghi e passi più lenti. Ho realizzato di avere molti più limiti di quanti ne avessi considerati; i ragazzi accolti da S.F.A, mi stanno aiutando ad abbattere naturalmente quei muri che da sempre costruisco con tanta filosofia. Non avevo mai considerato, ad esempio, quanto fosse importante per qualcuno riuscire ad appendere il proprio cappotto, perchè era talmente meccanico e banale farlo, che non avevo messo in conto che per alcune persone, invece, rappresenta una conquista quotidiana. Ciò che per molti è stranezza, per me è normalità e, ormai, quotidianità. Spero di non avervi annoiati con l’inizio di questa mia avventura in terra ellenica e concludo col dire che forse bisognerebbe ricordarsi che i limiti esistono nella maniera in cui li immaginiamo e li rendiamo vivi quando decidiamo di fare una gara in cui forse non si vince niente; perchè, a volte, sarebbe bello non giocare più a chi corre più veloce ma abituarsi ad andare a passo lento, per godersi di più il paesaggio.

Grazia

Natale con i tuoi, sempre e comunque!

Ciao a tutti, di nuovo, dalla Grecia! Con il nuovo anno ricomincio anche a scrivere dopo la pausa per le vacanze di Natale, delle quali ho approfittato per tornarmene un po’ a casa, nel Nord Italia. Vorrei quindi raccontarvi le mie avventure durante le due settimane trascorse tra cibi e tradizioni che per la maggior parte dei lettori italiani potrebbero risultare solo un elenco di cose normalissime e banali, ma che invece per qualsiasi altro connazionale risiedente all’estero potrebbero diventare oggetto di nostalgia e brama, o almeno così succede a me: quando vivo all’estero iniziano a mancarmi le piccole cose dell’Italia che, quando invece mi trovo a casa, trovo a tratti scontate o noiose. Iniziamo quindi.

Sono partita il 23 dicembre da Salonicco, in modo da arrivare in tempo per godermi appieno l’atmosfera natalizia e i festeggiamenti per la vigilia. Ad accogliermi, una volta arrivata a Padova, ho subito trovato abeti decorati e lucine appese per tutta la città. Quando ho finalmente raggiunto casa, in un piccolo paese dell’Alta Padovana, la prima cosa che ho desiderato è stata, ovviamente, la pizza! Noncurante dei pranzi e delle cene luculliane che mi aspettavano per i giorni a venire, mi sono quindi fiondata sul piatto più conosciuto e più cucinato al mondo, ma che difficilmente riesco a trovare buono come a casa. Infine, soddisfatta della mia cena, ho concluso la serata in compagnia per una birra con i miei amici e il mio ragazzo, ritrovando già il calore che tanto avevo atteso nei mesi estivi e autunnali trascorsi a Nea Moudania.


Centro di Padova, di fronte a palazzo Moroni, sede del comune.

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Stazione ferroviaria al tramonto.

La vigilia di Natale è stata poi dedicata ai pacchetti regalo e al tradizionale cenone: devo precisare tuttavia che la mia famiglia non è mai stata solita riunirsi la sera del 24, ma solamente per il pranzo il 25. La cena a cui ho partecipato era infatti con la famiglia del mio ragazzo, e in questo modo non avremmo lasciato i nostri stomaci tranquilli nemmeno per un secondo. L’incredibile quantità e varietà di pesce che ci si è presentata davanti una volta preso posto a tavola non lasciava margine all’inappetenza, anche perché, neanche a dirlo, era tutto squisito. Cape sante, vongole, polpo, cicale di mare (in dialetto chiamate “canocie”) sfoglie con verdure, insalata all’arancia, e naturalmente i dolci: pandoro e panettone con annessa crema allo zabaione. Pieni come uova, dopo la mezzanotte e con l’aiuto di uno “sgroppino” (il nome parla già da sé) siamo giunti al momento che tutti adorano del Natale, ovvero lo scambio dei regali! Quest’anno in molti hanno scelto un libro per me (ne ho ricevuti ben sette), cosa che mi ha fatto un immenso piacere, ma subito dopo il pensiero: e come me li porto tutti in Grecia?
Andando a letto però una sola domanda si affacciava alla mia mente: come fare a ricominciare a mangiare tra solo poche ore?
Senza aver avuto troppo tempo per riflettere su come trovare una strategia, eccoci di nuovo attorno a un tavolo su cui stavolta compariva anche la carne, sempre secondo le usanze delle festività natalizie. Si comincia con biscottini al grana e tortini alla rucola, proseguendo con un pasticcio di ragù e uno alla zucca e formaggio morlacco. Per quanto il mio stomaco mi stesse chiedendo non solo di aprire un bottone ai pantaloni ma di prendermi una pausa, non potevo resistere alle bontà che da sola non sarei mai stata in grado di preparare, e quindi per inerzia e spirito d’opportunità ho proseguito con arrosto di vitello e contorni di ogni tipo, arrivando vittoriosamente fino al dolce. E quando mi ricapita?

La mattina di Santo Stefano ci ha dato il buongiorno con un sole magnifico, che mitigava un pochino il freddo, invitandoci ad approfittarne per stare all’aria aperta e fare un po’ di movimento. Dopo le terribili maree che hanno sommerso Venezia durante il mese di novembre, ero curiosa di tornarci per vedere come fosse la situazione e per salutare questa città che mi ha ospitata durante gli anni degli studi all’università. Fortunatamente devo dire che le attività sull’isola sembrano aver ripreso il loro corso nonostante gli ingenti danni, e sicuramente bisognerebbe restare un po’ più a lungo sul luogo per capire i disagi a lungo termine che gli abitanti stanno ancora vivendo. Tuttavia, i musei e le mostre erano regolarmente aperti, e abbiamo così raggiunto la Giudecca, isoletta giusto di fronte a San Marco, per visitare la mostra fotografica alla Casa dei Tre Oci (http://www.treoci.org/index.php/it/). Sono molto affezionata a questa fondazione, probabilmente perché in una posizione più isolata rispetto ai grandi palazzi veneziani che possono accogliere centinaia di turisti, e questo clima di tranquillità che regna all’interno del palazzo giudecchino regala immediatamente un senso di rilassamento e di vacanza vera e propria.

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Campanile di San Marco visto dal vaporetto per raggiungere la Giudecca.

Uno dei momenti di convivialità che più mi era mancato è quello dell’aperitivo con l’amato Spritz Aperol, su cui il Veneto ha messo il copyright per la ricetta replicata ovunque nel mondo, ma che rimane l’unico posto anche in Italia in cui è possibile trovarlo a prezzi abbordabili. Dove quindi, se non a Venezia, concedersi il momento dello Spritz con qualche “cicchetto”? Con questa parola si definiscono tutte le piccole cose che si mangiano per accompagnare le bevande dell’aperitivo: possono essere dei pezzettini di pane con sopra formaggio, verdura, pesce o carne; oppure delle polpettine, o piccoli pesci fritti. Può sembrare molto semplice e niente di speciale, ma l’aperitivo è uno dei miei momenti preferiti, come ho già detto, e assaporarlo alla tipica maniera veneziana è stata letteralmente una goduria per me.
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Ho poi trascorso i giorni seguenti sempre in compagnia della mia famiglia e dei miei amici, cercando di incastrare gli impegni in modo da vedere un po’ tutti (amici di scuola, d’infanzia, dell’università..) nel breve periodo che avrei trascorso a casa. Devo dire che le giornate sono passate in maniera assolutamente piacevole ed è stato bello riscoprire le mie abitudini dopo diversi mesi.
Il capodanno è arrivato in fretta e con lui i festeggiamenti per il mio compleanno, che, il caso vuole, cade proprio il primo gennaio. Altro giro altra corsa quindi di cenone, cenetta, auguri e regali, che mi hanno fatto sentire estremamente coccolata e che mi hanno fatto un po’ passare la voglia di riprendere un aereo per tornare al mio progetto all’estero. Ma come si sa, tutte le cose belle devono finire, e così anche le vacanze invernali sono volte al termine, lasciandomi quel calore nel cuore che avrei sicuramente portato con me.
Vi lascio con la foto della seconda e ultima pizza mangiata nei miei dieci giorni a casa, yummy!

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Penso che il mio racconto sia simile a quelli di molti altri, ma volevo comunque condividerlo con questo articolo che spero sia stato piacevole da leggere. Augurando a tutti un felice inizio dell’anno nuovo vi saluto, grazie come sempre per aver dedicato del tempo alla lettura, alla prossima!

Federica

La nostra Web Radio!

Carissimi, qui la volontaria italiana di SE.M.I. in Grecia. Quest’oggi voglio raccontare in cosa consista un progetto a cui la mia organizzazione ospitante, You in Europe, ha preso parte e ha reso partecipi anche noi volontari del Corpo Europeo di Solidarietà. Si tratta di una web radio creata per iniziativa di un’organizzazione italiana nell’ambito della Key Action 2, azione del programma Erasmus+ che mira alla cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche; questa tipologia di progetti è indirizzata a tutte le associazioni e ONG che lavorano all’interno di progetti Erasmus e che vogliano iniziare delle collaborazioni, anche di lungo periodo, con altre organizzazioni europee. È questo il caso del progetto “Broadcasting Europe”, questo il titolo scelto, che coinvolge quattro organizzazioni e le loro web radio. L’idea del progetto “Broadcasting Europe”, nato nel 2018, parte dal desiderio di creare una rete di cooperazione e scambio transnazionale tra diversi enti europei situati in quattro stati: Italia, Grecia, Polonia e Spagna. Lo scopo del progetto, globalmente, è quello di promuovere abilità e conoscenze dei partner coinvolti e metterle in atto attraverso tale rete internazionale, in modo da sviluppare sempre di più la consapevolezza sulle proprie competenze condividendola con altre persone.

Ma a livello pratico, che cos’è una web radio, e come funziona? All’inizio, non appena i nostri coordinatori e il nostro mentore hanno iniziato a parlarci di questo progetto, non ci è stato chiaro sin da subito come potessimo fare per mandare in onda il nostro programma, dove registrarlo e come farlo. Poco a poco però ogni cosa è apparsa più chiara, quando ci è stata mostrata l’apparecchiatura che sarebbe servita al nostro scopo. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un mixer a cui vanno collegati un microfono, delle cuffie e delle casse, per poi collegare a sua volta il mixer ad un computer, tramite il quale verrà mandata in onda la puntata radio, o registrata e poi caricata sul sito dedicato. Broadcasting Europe si serve infatti di un sito internet, Spreaker (https://www.spreaker.com/), dove ogni partecipante può pubblicare le puntate del proprio programma, che rimangono poi visibili e ascoltabili da tutti.

In questo modo è quindi iniziata anche la nostra collaborazione con questo progetto, e insieme agli altri volontari ESC con cui sto condividendo questa esperienza abbiamo iniziato a pensare a un titolo per il nostro programma, i contenuti, come lo avremmo strutturato e via dicendo. Data le nostre diverse provenienze e nazionalità, ci piaceva l’idea di trovare un punto d’incontro tra i nostri paesi, che ci permettesse di aprire dei confronti e scoprire in ogni puntata qualcosa di nuovo riguardante Italia, Polonia, Portogallo e successivamente, all’arrivo del quarto volontario, Spagna. Il risultato finale delle nostre riflessioni è stato “The Random Show”, un programma casuale, senza un tema fisso ma con un argomento diverso in ogni puntata, in cui ognuno di noi avrebbe raccontato le proprie tradizioni, usanze e costumi, e in questo modo tutti avremmo potuto sentirci inclusi nella discussione e avremmo potuto portare le nostre opinioni e idee. Gli argomenti trattati sono stati i più variegati, dal cibo alle vacanze, dal cinema al Natale, il tutto condito da canzoni sempre legate al tema della puntata.
Random Show

Abbiamo quindi caricato sul sito web la prima puntata all’inizio del mese di agosto, con l’aiuto indispensabile del nostro mentore, membro dell’associazione You in Europe, il quale tra noi è l’unica persona ad essere in grado di utilizzare l’apparecchiatura necessaria. Abbiamo stabilito che avremmo registrato gli episodi ogni due settimane, per un totale di due al mese. Durante la prima registrazione l’imbarazzo e l’agitazione ci hanno accompagnati, ma poco a poco abbiamo preso familiarità con questo tipo di lavoro e adesso è diventato un gioco in cui ci divertiamo e riusciamo davvero a parlare delle nostre diverse culture in un clima informale ma al contempo con la consapevolezza di star contribuendo ad un progetto europeo molto più grande. Per ascoltare l’ultimo episodio dedicato alle tradizioni natalizie e per trovare tutte le puntate del programma seguite questo indirizzo: https://www.spreaker.com/user/broadcastingeurope/the-random-show-episode-8
Insieme a You in Europe abbiamo poi organizzato una festa nella piazza principale di Nea Moudania, il paesino dove sto svolgendo il volontariato, per promuovere non solo il nostro show ma tutto il progetto della web radio. Durante la serata abbiamo presentato il nostro lavoro, preparato e offerto cibo tipico dei nostri paesi a tutte le persone che si erano riunite in piazza e attraverso musica e balli abbiamo provato a promuovere questo progetto.
WEB Radio Party
E per l’occasione abbiamo anche stampato delle magliette con il logo della nostra radio:
WEB Radio Party
Da sinistra: Igor, il nostro mentore e Bartek, entrambi polacchi, Federica, ovvero l’autrice di questo articolo che state leggendo, Sofia dal Portogallo e Jorge dalla Spagna.

Per concludere, quindi, creare una web radio non è difficile, tutto ciò di cui avete bisogno è la giusta strumentazione! Vi saluto con l’augurio di aver reso l’idea di cosa sia una web radio e con l’invito ad ascoltare il nostro show in onda ogni due settimane. Stay tuned!

A presto,
Federica

Tramonta già il sole su Nea Moudania… oppure no?

Carissimi, eccomi di nuovo a scrivere della mia esperienza come volontaria italiana in Grecia. In questo articolo voglio concentrarmi su quelle che sono state le mie sensazioni e riflessioni riguardanti il progetto e la mia vita qui man mano che il tempo scorreva durante i mesi di agosto e settembre, alcune positive ma alcune anche negative, perché un’esperienza di volontariato all’estero non è tutta rose e fiori, e voglio condividere quello che ho vissuto sperando possa essere utile per chi deve ancora partire o per chi, magari, ha attraversato la medesima fase e ha bisogno di ritrovarsi.

Iniziamo dunque. I primi due mesi trascorsi a Nea Moudania, paesino di mare nella penisola Halkidiki, sono stati molto intensi e movimentati, poiché You in Europe, organizzazione presso cui sto svolgendo il volontariato, ha ospitato due scambi giovanili (uno youth exchange di una settimana a giugno e un ESC di un mese a luglio), ma una volta terminate queste attività e dopo che i ragazzi con cui avevamo condiviso l’esperienza erano tornati ai loro tetti natii, ho avuto veramente modo di capire le dinamiche del mio progetto e come mi ci stavo inserendo, sia da un punto di vista pratico che emotivo. Procederò con ordine, raccontando prima di tutto il mese di agosto, che è stato un mese pieno di domande e di dubbi su cosa stessi facendo, probabilmente perché è stato il primo momento in cui mi sono trovata da sola con i miei pensieri, senza mille impegni o persone da vedere ed eventi da organizzare.
Le attività in cui ero impegnata, insieme agli altri due volontari del progetto, consistevano ora principalmente nel lavoro mattutino presso i due centri ricreativi dove ci eravamo inseriti sin dall’inizio del volontariato, e in una riunione settimanale insieme ai responsabili dell’associazione per riportare l’andamento delle attività. Il resto del tempo era praticamente tutto libero, e sebbene il lavoro nei centri procedesse molto bene, questo è stato un elemento che mi ha portata più volte a domandarmi “cosa sto facendo qui?”. Qualcuno, tra chi leggerà queste righe, potrà pensare che sia matta: lavorare quattro ore al giorno per poi spaparanzarsi al sole fino al tramonto è stato motivo di crisi esistenziale? Potrebbe sembrare assurdo, eppure.
Come ho scritto, le attività all’interno dei centri ricreativi stavano procedendo nel migliore dei modi: stavo portando avanti un corso di italiano per i bambini delle elementari, e un corso di yoga per il gruppo di adulti con disabilità. Entrambi questi gruppi mi avevano accolta a braccia aperte ed ero in grado di lavorare insieme a loro nonostante la barriera linguistica del greco in maniera sorprendente. Mi rendevo quindi conto dei punti di forza di questo progetto e dell’impatto positivo che la mia presenza stava avendo sulla comunità locale, e questa energia positiva rimbalzava anche su di me, facendomi sentire utile per il ruolo che svolgevo, pur non essendo una professionista o esperta.
I dubbi che mi hanno assalita riguardavano il resto della giornata, quando non erano presenti attività definite né un orario serrato, momenti in cui pensavo se ciò che stavo facendo fosse abbastanza, se mi soddisfacesse davvero, o se fosse giusto per me. Il fatto di poter godere della spiaggia dopo il lavoro era sicuramente piacevole, ma continuavo a domandarmi quando o se avremmo iniziato seriamente con altre attività.

Posso affermare quindi che, nonostante riuscissi a cogliere la validità del progetto di volontariato, al contempo mi domandavo se ciò che mi veniva offerto fosse quello di cui avevo davvero bisogno per sentirmi soddisfatta del lavoro e se bastasse per trovare un senso nell’aver intrapreso la scelta di restare un anno all’estero. Credo che ogni progetto abbia le proprie criticità, e che non esistano progetti perfetti o che vadano incontro alle necessità di ogni volontario, così come possono sorgere dei dubbi in qualsiasi lavoro una persona stia svolgendo, e questa consapevolezza mi ha aiutata a superare i momenti più duri e a ridimensionare ciò che stavo attraversando, considerandolo normale e umano.
Tali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnata fino al mese di settembre, quando qualcosa ha iniziato a cambiare: innanzitutto, l’arrivo di un nuovo volontario che veniva ad aggiungersi al nostro gruppo ha sicuramente movimentato la situazione; il nostro progetto era infatti stato scritto per quattro persone, e You in Europe è riuscita a trovare il partecipante che mancava solo alla fine dell’estate.
In secondo luogo, con la riapertura delle scuole pubbliche e delle attività sportive anche il nostro orario lavorativo ha subito dei cambiamenti: abbiamo infatti iniziato a lavorare nelle ore pomeridiane nei centri ricreativi, e un’ulteriore opportunità si è aperta per noi che abbiamo infatti potuto iniziare a dare una mano agli allenatori delle squadre di pallavolo del paese, supportando le loro attività con bambini e ragazzi in palestra. L’avvio di queste nuove attività mi hanno quindi ulteriormente aiutata a ricominciare a sperare per il meglio e a ritrovare un po’ di motivazione per il mio volontariato.

Per concludere vorrei quindi dire che credo sia normale avere dubbi e che sollevare delle criticità può portare al miglioramento delle scelte che si intraprendono, soprattutto se di lungo periodo e lontano dalle persone care. Anche aver attraversato questa fase critica mi ha aiutata ad acquisire più consapevolezza in me stessa e nelle persone che mi circondano, e sono convinta che sia importante fare tesoro dei momenti negativi e come siamo in grado di superarli, poiché spesso ci possono insegnare molto di più delle esperienze positive. Vorrei inoltre aggiungere che i dubbi su alcuni aspetti del progetto e le domande interiori riguardanti questa mia scelta non sono spariti con un colpo di bacchetta, né la mia routine, posso dire abbastanza tranquilla, è cambiata radicalmente; ho però cercato giorno dopo giorno di gestire i miei sentimenti e vedere il lato positivo della situazione, provando davvero ad imparare da ogni cosa, anziché cercare una via d’uscita “facile” e abbandonare tutto.

Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di questo articolo, a prestissimo da Nea Moudania!

Federica

Veloce e Facile..

Ciao a tutti,

Sono io, la volontaria greca, per ancora una volta! And as always I am continuing writting in English. How are you today? I am currently feeling melancholic, because we have a moody and rainy weather here today and I am always ready to hug my ”dark side” days like that.

It’s been almost two months that I am living in Faenza and ten more to go -if I go haha-. The volunteering work goes on and my days here passing by really quick while working with the communication part of the organization, the social media and organizing international projects. I like all of the parts, that I am currently working on, and I am pretty happy about it.

Usually, I am talking to you, my lucky readers, about my weekend adventures and the trips that I am doing every time. This time, the topic of the blog is a little different. It has to do with my weekend, but not with a trip, it has to do with Faenza.

This weekend I tried to save some money and I decided not to go away from Faenza. Also, the weather was rainy and cold so I and my roommates decided to stay put, in our beautiful and pretty warm house and enjoy a weekend in the moody Faenza.

Friday evening after our office hours and our Italian lessons we did the thing that is pretty much a tradition by now, we drunk wine -a lot of wine- and we ate pizza. At this point, I strongly believe in the therapeutic effect of this tradition of ours. It’s our own way to move away for the everyday life and leave behind the possible stress and negative energy. It is our way to say ”Hello weekend”. So, the Friday night went smoothly like that and we had all the Saturday morning to sleep.

So I did. I slept until 11.00 o’clock and full of energy I started my day. I went with my friends to the market to buy some vegetables and fruits -because after pizza always I am telling myself that I have to start eating healthy- but unfortunately the first thing that I am seeing when I am going to the market from my apartment is the stents with the clothes. I don’t know if I already talked to you about my obsession but I am a bit of a shopaholic. I can’t keep my eyes and my hands of clothes. It’s a problem -a REAL problem- especially when you don’t have money. Anyways, I bought two scarfs -which I needed and costed only 4 euros in total- and then moved on in the vegetable and fruits plan of mine. After this small walk, we went for a quick coffee and the evening for an aperitivo -I hope that you remember that is one of my favorite Italian traditions-. The most interesting part of this Saturday was that we managed to try some new things here. We went for dinner in a restaurant, which seems more like a drive-in restaurant, and we tried the traditional piadina, an other thing you looks like a calzone but it’s a little bit different and last but not least we tried a fried pizza.

As you can understand, I am on a diet!

Sunday morning went by with sleeping until late and then studying a little bit so I don’t feel like I am not doing something serious all weekend. After lunch, we went for a coffee and an ice-cream and out of the blue we found ourselves in a local catwalk that was also the highlight for the town and everybody was there. After a huge try to see some models and outfits we went back to our house a little tired and ready to chill some more.

This is pretty much my life in Faenza..

Until the next time,

Danai, Greece

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