Natale con i tuoi, sempre e comunque!

Ciao a tutti, di nuovo, dalla Grecia! Con il nuovo anno ricomincio anche a scrivere dopo la pausa per le vacanze di Natale, delle quali ho approfittato per tornarmene un po’ a casa, nel Nord Italia. Vorrei quindi raccontarvi le mie avventure durante le due settimane trascorse tra cibi e tradizioni che per la maggior parte dei lettori italiani potrebbero risultare solo un elenco di cose normalissime e banali, ma che invece per qualsiasi altro connazionale risiedente all’estero potrebbero diventare oggetto di nostalgia e brama, o almeno così succede a me: quando vivo all’estero iniziano a mancarmi le piccole cose dell’Italia che, quando invece mi trovo a casa, trovo a tratti scontate o noiose. Iniziamo quindi.

Sono partita il 23 dicembre da Salonicco, in modo da arrivare in tempo per godermi appieno l’atmosfera natalizia e i festeggiamenti per la vigilia. Ad accogliermi, una volta arrivata a Padova, ho subito trovato abeti decorati e lucine appese per tutta la città. Quando ho finalmente raggiunto casa, in un piccolo paese dell’Alta Padovana, la prima cosa che ho desiderato è stata, ovviamente, la pizza! Noncurante dei pranzi e delle cene luculliane che mi aspettavano per i giorni a venire, mi sono quindi fiondata sul piatto più conosciuto e più cucinato al mondo, ma che difficilmente riesco a trovare buono come a casa. Infine, soddisfatta della mia cena, ho concluso la serata in compagnia per una birra con i miei amici e il mio ragazzo, ritrovando già il calore che tanto avevo atteso nei mesi estivi e autunnali trascorsi a Nea Moudania.


Centro di Padova, di fronte a palazzo Moroni, sede del comune.

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Stazione ferroviaria al tramonto.

La vigilia di Natale è stata poi dedicata ai pacchetti regalo e al tradizionale cenone: devo precisare tuttavia che la mia famiglia non è mai stata solita riunirsi la sera del 24, ma solamente per il pranzo il 25. La cena a cui ho partecipato era infatti con la famiglia del mio ragazzo, e in questo modo non avremmo lasciato i nostri stomaci tranquilli nemmeno per un secondo. L’incredibile quantità e varietà di pesce che ci si è presentata davanti una volta preso posto a tavola non lasciava margine all’inappetenza, anche perché, neanche a dirlo, era tutto squisito. Cape sante, vongole, polpo, cicale di mare (in dialetto chiamate “canocie”) sfoglie con verdure, insalata all’arancia, e naturalmente i dolci: pandoro e panettone con annessa crema allo zabaione. Pieni come uova, dopo la mezzanotte e con l’aiuto di uno “sgroppino” (il nome parla già da sé) siamo giunti al momento che tutti adorano del Natale, ovvero lo scambio dei regali! Quest’anno in molti hanno scelto un libro per me (ne ho ricevuti ben sette), cosa che mi ha fatto un immenso piacere, ma subito dopo il pensiero: e come me li porto tutti in Grecia?
Andando a letto però una sola domanda si affacciava alla mia mente: come fare a ricominciare a mangiare tra solo poche ore?
Senza aver avuto troppo tempo per riflettere su come trovare una strategia, eccoci di nuovo attorno a un tavolo su cui stavolta compariva anche la carne, sempre secondo le usanze delle festività natalizie. Si comincia con biscottini al grana e tortini alla rucola, proseguendo con un pasticcio di ragù e uno alla zucca e formaggio morlacco. Per quanto il mio stomaco mi stesse chiedendo non solo di aprire un bottone ai pantaloni ma di prendermi una pausa, non potevo resistere alle bontà che da sola non sarei mai stata in grado di preparare, e quindi per inerzia e spirito d’opportunità ho proseguito con arrosto di vitello e contorni di ogni tipo, arrivando vittoriosamente fino al dolce. E quando mi ricapita?

La mattina di Santo Stefano ci ha dato il buongiorno con un sole magnifico, che mitigava un pochino il freddo, invitandoci ad approfittarne per stare all’aria aperta e fare un po’ di movimento. Dopo le terribili maree che hanno sommerso Venezia durante il mese di novembre, ero curiosa di tornarci per vedere come fosse la situazione e per salutare questa città che mi ha ospitata durante gli anni degli studi all’università. Fortunatamente devo dire che le attività sull’isola sembrano aver ripreso il loro corso nonostante gli ingenti danni, e sicuramente bisognerebbe restare un po’ più a lungo sul luogo per capire i disagi a lungo termine che gli abitanti stanno ancora vivendo. Tuttavia, i musei e le mostre erano regolarmente aperti, e abbiamo così raggiunto la Giudecca, isoletta giusto di fronte a San Marco, per visitare la mostra fotografica alla Casa dei Tre Oci (http://www.treoci.org/index.php/it/). Sono molto affezionata a questa fondazione, probabilmente perché in una posizione più isolata rispetto ai grandi palazzi veneziani che possono accogliere centinaia di turisti, e questo clima di tranquillità che regna all’interno del palazzo giudecchino regala immediatamente un senso di rilassamento e di vacanza vera e propria.

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Campanile di San Marco visto dal vaporetto per raggiungere la Giudecca.

Uno dei momenti di convivialità che più mi era mancato è quello dell’aperitivo con l’amato Spritz Aperol, su cui il Veneto ha messo il copyright per la ricetta replicata ovunque nel mondo, ma che rimane l’unico posto anche in Italia in cui è possibile trovarlo a prezzi abbordabili. Dove quindi, se non a Venezia, concedersi il momento dello Spritz con qualche “cicchetto”? Con questa parola si definiscono tutte le piccole cose che si mangiano per accompagnare le bevande dell’aperitivo: possono essere dei pezzettini di pane con sopra formaggio, verdura, pesce o carne; oppure delle polpettine, o piccoli pesci fritti. Può sembrare molto semplice e niente di speciale, ma l’aperitivo è uno dei miei momenti preferiti, come ho già detto, e assaporarlo alla tipica maniera veneziana è stata letteralmente una goduria per me.
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Ho poi trascorso i giorni seguenti sempre in compagnia della mia famiglia e dei miei amici, cercando di incastrare gli impegni in modo da vedere un po’ tutti (amici di scuola, d’infanzia, dell’università..) nel breve periodo che avrei trascorso a casa. Devo dire che le giornate sono passate in maniera assolutamente piacevole ed è stato bello riscoprire le mie abitudini dopo diversi mesi.
Il capodanno è arrivato in fretta e con lui i festeggiamenti per il mio compleanno, che, il caso vuole, cade proprio il primo gennaio. Altro giro altra corsa quindi di cenone, cenetta, auguri e regali, che mi hanno fatto sentire estremamente coccolata e che mi hanno fatto un po’ passare la voglia di riprendere un aereo per tornare al mio progetto all’estero. Ma come si sa, tutte le cose belle devono finire, e così anche le vacanze invernali sono volte al termine, lasciandomi quel calore nel cuore che avrei sicuramente portato con me.
Vi lascio con la foto della seconda e ultima pizza mangiata nei miei dieci giorni a casa, yummy!

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Penso che il mio racconto sia simile a quelli di molti altri, ma volevo comunque condividerlo con questo articolo che spero sia stato piacevole da leggere. Augurando a tutti un felice inizio dell’anno nuovo vi saluto, grazie come sempre per aver dedicato del tempo alla lettura, alla prossima!

Federica

La nostra Web Radio!

Carissimi, qui la volontaria italiana di SE.M.I. in Grecia. Quest’oggi voglio raccontare in cosa consista un progetto a cui la mia organizzazione ospitante, You in Europe, ha preso parte e ha reso partecipi anche noi volontari del Corpo Europeo di Solidarietà. Si tratta di una web radio creata per iniziativa di un’organizzazione italiana nell’ambito della Key Action 2, azione del programma Erasmus+ che mira alla cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche; questa tipologia di progetti è indirizzata a tutte le associazioni e ONG che lavorano all’interno di progetti Erasmus e che vogliano iniziare delle collaborazioni, anche di lungo periodo, con altre organizzazioni europee. È questo il caso del progetto “Broadcasting Europe”, questo il titolo scelto, che coinvolge quattro organizzazioni e le loro web radio. L’idea del progetto “Broadcasting Europe”, nato nel 2018, parte dal desiderio di creare una rete di cooperazione e scambio transnazionale tra diversi enti europei situati in quattro stati: Italia, Grecia, Polonia e Spagna. Lo scopo del progetto, globalmente, è quello di promuovere abilità e conoscenze dei partner coinvolti e metterle in atto attraverso tale rete internazionale, in modo da sviluppare sempre di più la consapevolezza sulle proprie competenze condividendola con altre persone.

Ma a livello pratico, che cos’è una web radio, e come funziona? All’inizio, non appena i nostri coordinatori e il nostro mentore hanno iniziato a parlarci di questo progetto, non ci è stato chiaro sin da subito come potessimo fare per mandare in onda il nostro programma, dove registrarlo e come farlo. Poco a poco però ogni cosa è apparsa più chiara, quando ci è stata mostrata l’apparecchiatura che sarebbe servita al nostro scopo. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un mixer a cui vanno collegati un microfono, delle cuffie e delle casse, per poi collegare a sua volta il mixer ad un computer, tramite il quale verrà mandata in onda la puntata radio, o registrata e poi caricata sul sito dedicato. Broadcasting Europe si serve infatti di un sito internet, Spreaker (https://www.spreaker.com/), dove ogni partecipante può pubblicare le puntate del proprio programma, che rimangono poi visibili e ascoltabili da tutti.

In questo modo è quindi iniziata anche la nostra collaborazione con questo progetto, e insieme agli altri volontari ESC con cui sto condividendo questa esperienza abbiamo iniziato a pensare a un titolo per il nostro programma, i contenuti, come lo avremmo strutturato e via dicendo. Data le nostre diverse provenienze e nazionalità, ci piaceva l’idea di trovare un punto d’incontro tra i nostri paesi, che ci permettesse di aprire dei confronti e scoprire in ogni puntata qualcosa di nuovo riguardante Italia, Polonia, Portogallo e successivamente, all’arrivo del quarto volontario, Spagna. Il risultato finale delle nostre riflessioni è stato “The Random Show”, un programma casuale, senza un tema fisso ma con un argomento diverso in ogni puntata, in cui ognuno di noi avrebbe raccontato le proprie tradizioni, usanze e costumi, e in questo modo tutti avremmo potuto sentirci inclusi nella discussione e avremmo potuto portare le nostre opinioni e idee. Gli argomenti trattati sono stati i più variegati, dal cibo alle vacanze, dal cinema al Natale, il tutto condito da canzoni sempre legate al tema della puntata.
Random Show

Abbiamo quindi caricato sul sito web la prima puntata all’inizio del mese di agosto, con l’aiuto indispensabile del nostro mentore, membro dell’associazione You in Europe, il quale tra noi è l’unica persona ad essere in grado di utilizzare l’apparecchiatura necessaria. Abbiamo stabilito che avremmo registrato gli episodi ogni due settimane, per un totale di due al mese. Durante la prima registrazione l’imbarazzo e l’agitazione ci hanno accompagnati, ma poco a poco abbiamo preso familiarità con questo tipo di lavoro e adesso è diventato un gioco in cui ci divertiamo e riusciamo davvero a parlare delle nostre diverse culture in un clima informale ma al contempo con la consapevolezza di star contribuendo ad un progetto europeo molto più grande. Per ascoltare l’ultimo episodio dedicato alle tradizioni natalizie e per trovare tutte le puntate del programma seguite questo indirizzo: https://www.spreaker.com/user/broadcastingeurope/the-random-show-episode-8
Insieme a You in Europe abbiamo poi organizzato una festa nella piazza principale di Nea Moudania, il paesino dove sto svolgendo il volontariato, per promuovere non solo il nostro show ma tutto il progetto della web radio. Durante la serata abbiamo presentato il nostro lavoro, preparato e offerto cibo tipico dei nostri paesi a tutte le persone che si erano riunite in piazza e attraverso musica e balli abbiamo provato a promuovere questo progetto.
WEB Radio Party
E per l’occasione abbiamo anche stampato delle magliette con il logo della nostra radio:
WEB Radio Party
Da sinistra: Igor, il nostro mentore e Bartek, entrambi polacchi, Federica, ovvero l’autrice di questo articolo che state leggendo, Sofia dal Portogallo e Jorge dalla Spagna.

Per concludere, quindi, creare una web radio non è difficile, tutto ciò di cui avete bisogno è la giusta strumentazione! Vi saluto con l’augurio di aver reso l’idea di cosa sia una web radio e con l’invito ad ascoltare il nostro show in onda ogni due settimane. Stay tuned!

A presto,
Federica

Tramonta già il sole su Nea Moudania… oppure no?

Carissimi, eccomi di nuovo a scrivere della mia esperienza come volontaria italiana in Grecia. In questo articolo voglio concentrarmi su quelle che sono state le mie sensazioni e riflessioni riguardanti il progetto e la mia vita qui man mano che il tempo scorreva durante i mesi di agosto e settembre, alcune positive ma alcune anche negative, perché un’esperienza di volontariato all’estero non è tutta rose e fiori, e voglio condividere quello che ho vissuto sperando possa essere utile per chi deve ancora partire o per chi, magari, ha attraversato la medesima fase e ha bisogno di ritrovarsi.

Iniziamo dunque. I primi due mesi trascorsi a Nea Moudania, paesino di mare nella penisola Halkidiki, sono stati molto intensi e movimentati, poiché You in Europe, organizzazione presso cui sto svolgendo il volontariato, ha ospitato due scambi giovanili (uno youth exchange di una settimana a giugno e un ESC di un mese a luglio), ma una volta terminate queste attività e dopo che i ragazzi con cui avevamo condiviso l’esperienza erano tornati ai loro tetti natii, ho avuto veramente modo di capire le dinamiche del mio progetto e come mi ci stavo inserendo, sia da un punto di vista pratico che emotivo. Procederò con ordine, raccontando prima di tutto il mese di agosto, che è stato un mese pieno di domande e di dubbi su cosa stessi facendo, probabilmente perché è stato il primo momento in cui mi sono trovata da sola con i miei pensieri, senza mille impegni o persone da vedere ed eventi da organizzare.
Le attività in cui ero impegnata, insieme agli altri due volontari del progetto, consistevano ora principalmente nel lavoro mattutino presso i due centri ricreativi dove ci eravamo inseriti sin dall’inizio del volontariato, e in una riunione settimanale insieme ai responsabili dell’associazione per riportare l’andamento delle attività. Il resto del tempo era praticamente tutto libero, e sebbene il lavoro nei centri procedesse molto bene, questo è stato un elemento che mi ha portata più volte a domandarmi “cosa sto facendo qui?”. Qualcuno, tra chi leggerà queste righe, potrà pensare che sia matta: lavorare quattro ore al giorno per poi spaparanzarsi al sole fino al tramonto è stato motivo di crisi esistenziale? Potrebbe sembrare assurdo, eppure.
Come ho scritto, le attività all’interno dei centri ricreativi stavano procedendo nel migliore dei modi: stavo portando avanti un corso di italiano per i bambini delle elementari, e un corso di yoga per il gruppo di adulti con disabilità. Entrambi questi gruppi mi avevano accolta a braccia aperte ed ero in grado di lavorare insieme a loro nonostante la barriera linguistica del greco in maniera sorprendente. Mi rendevo quindi conto dei punti di forza di questo progetto e dell’impatto positivo che la mia presenza stava avendo sulla comunità locale, e questa energia positiva rimbalzava anche su di me, facendomi sentire utile per il ruolo che svolgevo, pur non essendo una professionista o esperta.
I dubbi che mi hanno assalita riguardavano il resto della giornata, quando non erano presenti attività definite né un orario serrato, momenti in cui pensavo se ciò che stavo facendo fosse abbastanza, se mi soddisfacesse davvero, o se fosse giusto per me. Il fatto di poter godere della spiaggia dopo il lavoro era sicuramente piacevole, ma continuavo a domandarmi quando o se avremmo iniziato seriamente con altre attività.

Posso affermare quindi che, nonostante riuscissi a cogliere la validità del progetto di volontariato, al contempo mi domandavo se ciò che mi veniva offerto fosse quello di cui avevo davvero bisogno per sentirmi soddisfatta del lavoro e se bastasse per trovare un senso nell’aver intrapreso la scelta di restare un anno all’estero. Credo che ogni progetto abbia le proprie criticità, e che non esistano progetti perfetti o che vadano incontro alle necessità di ogni volontario, così come possono sorgere dei dubbi in qualsiasi lavoro una persona stia svolgendo, e questa consapevolezza mi ha aiutata a superare i momenti più duri e a ridimensionare ciò che stavo attraversando, considerandolo normale e umano.
Tali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnata fino al mese di settembre, quando qualcosa ha iniziato a cambiare: innanzitutto, l’arrivo di un nuovo volontario che veniva ad aggiungersi al nostro gruppo ha sicuramente movimentato la situazione; il nostro progetto era infatti stato scritto per quattro persone, e You in Europe è riuscita a trovare il partecipante che mancava solo alla fine dell’estate.
In secondo luogo, con la riapertura delle scuole pubbliche e delle attività sportive anche il nostro orario lavorativo ha subito dei cambiamenti: abbiamo infatti iniziato a lavorare nelle ore pomeridiane nei centri ricreativi, e un’ulteriore opportunità si è aperta per noi che abbiamo infatti potuto iniziare a dare una mano agli allenatori delle squadre di pallavolo del paese, supportando le loro attività con bambini e ragazzi in palestra. L’avvio di queste nuove attività mi hanno quindi ulteriormente aiutata a ricominciare a sperare per il meglio e a ritrovare un po’ di motivazione per il mio volontariato.

Per concludere vorrei quindi dire che credo sia normale avere dubbi e che sollevare delle criticità può portare al miglioramento delle scelte che si intraprendono, soprattutto se di lungo periodo e lontano dalle persone care. Anche aver attraversato questa fase critica mi ha aiutata ad acquisire più consapevolezza in me stessa e nelle persone che mi circondano, e sono convinta che sia importante fare tesoro dei momenti negativi e come siamo in grado di superarli, poiché spesso ci possono insegnare molto di più delle esperienze positive. Vorrei inoltre aggiungere che i dubbi su alcuni aspetti del progetto e le domande interiori riguardanti questa mia scelta non sono spariti con un colpo di bacchetta, né la mia routine, posso dire abbastanza tranquilla, è cambiata radicalmente; ho però cercato giorno dopo giorno di gestire i miei sentimenti e vedere il lato positivo della situazione, provando davvero ad imparare da ogni cosa, anziché cercare una via d’uscita “facile” e abbandonare tutto.

Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di questo articolo, a prestissimo da Nea Moudania!

Federica

Veloce e Facile..

Ciao a tutti,

Sono io, la volontaria greca, per ancora una volta! And as always I am continuing writting in English. How are you today? I am currently feeling melancholic, because we have a moody and rainy weather here today and I am always ready to hug my ”dark side” days like that.

It’s been almost two months that I am living in Faenza and ten more to go -if I go haha-. The volunteering work goes on and my days here passing by really quick while working with the communication part of the organization, the social media and organizing international projects. I like all of the parts, that I am currently working on, and I am pretty happy about it.

Usually, I am talking to you, my lucky readers, about my weekend adventures and the trips that I am doing every time. This time, the topic of the blog is a little different. It has to do with my weekend, but not with a trip, it has to do with Faenza.

This weekend I tried to save some money and I decided not to go away from Faenza. Also, the weather was rainy and cold so I and my roommates decided to stay put, in our beautiful and pretty warm house and enjoy a weekend in the moody Faenza.

Friday evening after our office hours and our Italian lessons we did the thing that is pretty much a tradition by now, we drunk wine -a lot of wine- and we ate pizza. At this point, I strongly believe in the therapeutic effect of this tradition of ours. It’s our own way to move away for the everyday life and leave behind the possible stress and negative energy. It is our way to say ”Hello weekend”. So, the Friday night went smoothly like that and we had all the Saturday morning to sleep.

So I did. I slept until 11.00 o’clock and full of energy I started my day. I went with my friends to the market to buy some vegetables and fruits -because after pizza always I am telling myself that I have to start eating healthy- but unfortunately the first thing that I am seeing when I am going to the market from my apartment is the stents with the clothes. I don’t know if I already talked to you about my obsession but I am a bit of a shopaholic. I can’t keep my eyes and my hands of clothes. It’s a problem -a REAL problem- especially when you don’t have money. Anyways, I bought two scarfs -which I needed and costed only 4 euros in total- and then moved on in the vegetable and fruits plan of mine. After this small walk, we went for a quick coffee and the evening for an aperitivo -I hope that you remember that is one of my favorite Italian traditions-. The most interesting part of this Saturday was that we managed to try some new things here. We went for dinner in a restaurant, which seems more like a drive-in restaurant, and we tried the traditional piadina, an other thing you looks like a calzone but it’s a little bit different and last but not least we tried a fried pizza.

As you can understand, I am on a diet!

Sunday morning went by with sleeping until late and then studying a little bit so I don’t feel like I am not doing something serious all weekend. After lunch, we went for a coffee and an ice-cream and out of the blue we found ourselves in a local catwalk that was also the highlight for the town and everybody was there. After a huge try to see some models and outfits we went back to our house a little tired and ready to chill some more.

This is pretty much my life in Faenza..

Until the next time,

Danai, Greece

Cronache di un luglio rovente a Nea Moudania

Cari amici, eccomi di nuovo per raccontarvi la mia esperienza di volontariato in Grecia, a Nea Moudania, Halkidiki, presso l’organizzazione You in Europe.
Oggi voglio concentrarmi su ciò che ho vissuto durante il secondo mese trascorso qui, nel pieno dell’estate greca.

Innanzitutto posso affermare che luglio sia stato un mese molto movimentato, per molteplici ragioni: per prima cosa, la presenza di più di venti ragazzi provenienti da cinque diversi paesi europei arrivati per uno scambio di un mese (short term ESC) con You in Europe, impegnati nell’organizzazione e supporto di un festival locale insieme a un’associazione del paese. Sin dai primi giorni ho avuto modo di instaurare un rapporto di amicizia con molti di loro, per poi trascorrere insieme la maggior parte del tempo durante tutte le settimane successive.
In occasione di questo scambio è stato organizzato un corso di greco di due settimane, a cui io e gli altri due volontari di lungo periodo abbiamo partecipato con piacere, dal momento che qui molte persone, ma non tutti, parlano inglese, e non conoscere nemmeno una parola di greco ci stava rendendo la vita molto difficile! Così, insieme a questi venti ragazzi e un’insegnante molto carismatica è iniziato il nostro viaggio dentro alla lingua greca, e a lezioni concluse tra un kalimera e un kalispera avevamo imparato a leggere, scrivere e ordinare un caffè e una birra, praticamente tutto ciò che serviva per la sopravvivenza in una località di mare.
Sempre insieme a questo gruppo è stato divertente scoprire il territorio, andando ad esplorare nuove spiagge e nuovi paesini della penisola Halkidiki, oppure trascorrere le serate a chiacchierare davanti a piatti di ottimo cibo greco.
Insieme ai ragazzi dello short term ESC

Tutto sembrava procedere per il meglio, quando purtroppo il progetto dei ragazzi ha visto una battuta d’arresto dovuta ad un terribile tifone che si è scagliato sulla zona di Salonicco e la penisola Halkidiki il 10 luglio, colpendo principalmente Nea Moudania e Nea Potidea, un comune limitrofo, con vento e pioggia fortissimi. Questa catastrofe naturale, probabilmente causata dalle temperature altissime che si stavano registrando in quei giorni, ha portato ingenti danni non solo al territorio (ad esempio tetti delle case crollati, pali della luce sradicati) ma anche alla popolazione e al turismo: il bilancio dei morti è stato infatti di nove persone. Questo terribile evento ha causato la fine del festival locale di Nea Moudania a cui stavano prendendo parte i ragazzi, dal momento che avrebbe dovuto svolgersi nel teatro aperto della città, e che ora aveva solo bisogno di aiuto per essere ripulito dalle sedie e i tavoli distrutti, impalcature a pezzi, scenografie da ricostruire, per non parlare dei danni elettrici causati dalla pioggia che aveva allagato qualsiasi locale chiuso come i camerini e i bagni. Allego una foto del luogo prima della tempesta.


Superato lo shock, i ragazzi si sono rimboccati le maniche e hanno dato una mano all’associazione organizzatrice non solo per ripulire il teatro, ma anche la spiaggia e le strade da rami, alberi e spazzatura trasportata dal vento. Il loro sforzo è stato ripagato da tutta la comunità locale che non ha mancato di ringraziare personalmente sia il gruppo di volenterosi che You in Europe.

Dopo aver raccontato quelli che sono stati gli eventi delle prime settimane, passerò ora alle attività del nostro progetto, che nel mese di luglio hanno infatti iniziato a prendere forma e consolidarsi.
I miei colleghi volontari e io infatti siamo stati parallelamente impegnati tutte le mattine nel lavoro di due centri ricreativi (KDAP), uno per bambini e un altro per persone con disabilità, luoghi in cui siamo sempre affiancati da operatrici e insegnanti, ma dove ci è data la possibilità di proporre delle attività originali e gestire da soli il tempo con gli utenti. È così che ho iniziato un piccolo corso di italiano con i bambini, attività che ho portato avanti fino alla fine di agosto, e un corso di yoga con gli adulti affetti da disabilità, devo dire con molta soddisfazione!
Il bilancio di questo secondo mese può essere quindi positivo, dal momento che abbiamo avuto modo di ampliare le nostre amicizie e conoscenze, ci siamo inseriti attivamente nel lavoro del nostro progetto e nel tempo libero ci era possibile viaggiare e goderci l’estate greca. Ho accennato al fatto che il caldo durante luglio era diventato insopportabile, ma d’altronde ci dev’essere sempre un piccolo scotto da pagare per vivere in un paese di mare.
Durante quelle settimane io stavo cercando di capire che forma stesse prendendo il mio progetto di volontariato, pensiero che ho portato avanti e sviluppato soprattutto nei mesi successivi e di cui vi scriverò più dettagliatamente nel prossimo articolo. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di queste righe, a prestissimo, da Nea Moudania!

Federica

Nuovi Arrivi!

Siete pronti per i nostri nuovi arrivi a Faenza?

Aspettiamo a Novembre i volontari Filandesi di Hyria, che si fermeranno un anno a Faenza con l’ Informagiovani!

Abbiano fatto il loro pre-departure training e ora sono un passo più vicino a Italia.

Non vediamo l’ora d’ incontrati!

Il mio primo mese greco

Ciao a tutti!

Sono Federica e sto vivendo un’esperienza di volontariato in Grecia tramite l’ESC (European Solidarity Corps) presso l’organizzazione You in Europe, con sede a Nea Moudania, una cittadina situata 60 km a sud di Salonicco, nella penisola Calcidica.
Quando ho saputo di essere stata scelta come volontaria italiana per il progetto, mille dubbi si sono affacciati alla mia mente: come farò se non conosco il greco? Questo progetto è davvero quello giusto per me? Sarò felice vivendo per un anno in un paese dove finora ho solamente trascorso delle settimane di vacanza? E così via. Alla fine, sostenuta e incoraggiata da SE.MI, organizzazione d’invio, e da You in Europe, organizzazione ospite, ho deciso di accettare questa sfida e fare un salto nel vuoto.
Il progetto per il quale ero stata selezionata avrebbe lavorato soprattutto sul tema dell’educazione non formale, vale a dire tutte quelle attività formative non legate alla scuola o all’accademia, ma attività che coinvolgono attivamente il bambino o l’adulto creando un’interazione e uno scambio di conoscenza, oltre che un abbassamento dei livelli d’ansia da prestazione, poiché in questo tipo di educazione non esistono voti o esami, ma si tratta invece di un’auto analisi fatta da parte dello studente. Interessante, no?

Nel concreto You in Europe collabora con dei centri ricreativi chiamati con l’acronimo KDAP (in greco: Kentro Dimiourgikis Apascholissis Pedion) ovvero centro di lavoro creativo per bambini (ma anche per persone con disabilità), e la maggior parte del lavoro dei volontari sarebbe stata dunque concentrata in queste strutture, accompagnati sempre dagli insegnanti ed educatori che lavorano permanentemente nei centri.
Il progetto dunque mi sembrava molto interessante, e il fatto di poter imparare una nuova lingua una bella opportunità, senza dimenticare la posizione di Nea Moudania: una città con spiagge da cartolina sull’Egeo, e l’inizio delle attività avrebbe coinciso esattamente con l’inizio dell’estate… Come si poteva rifiutare? undefined

Il 3 giugno 2019 ho quindi preso l’aereo e sono atterrata a Salonicco, e sin dal primo momento sono stata circondata da moltissime persone: durante la settimana del mio arrivo, infatti, You in Europe avrebbe ospitato uno Youth Exchange, uno dei progetti di mobilità giovanile facenti parte del programma Erasmus+, con giovani provenienti da 6 diversi paesi europei.
La prima settimana ho quindi ricevuto la migliore accoglienza possibile, trovandomi a contatto con persone molto aperte, disponibili e gentili, con cui trascorrere il tempo ma anche con cui confrontarmi su progetti europei e sull’importanza della mobilità giovanile. Una delle cose che mi hanno colpita da subito è stato il calore dei greci, i quali sono sempre pronti ad aiutare chi hanno accanto anche se straniero.
All’inizio ho quindi avuto modo di ambientarmi in questa nuova città, scoprire le spiagge bellissime e divertirmi insieme ai ragazzi partecipando alle attività del loro scambio. Cosa avrei potuto chiedere di più?

Conclusi i saluti a tutto il gruppo dello YE, durante le settimane successive io e gli altri due volontari del progetto, Sofia, una ragazza portoghese e Bartek, un ragazzo polacco, abbiamo avuto modo di visitare i centri dove avremmo iniziato a lavorare poco dopo, conoscere le educatrici e insegnanti e proporre le prime attività che avremmo messo in atto entro la fine del mese. Da metà giugno infatti è stato stabilito l’orario estivo, che prevedeva la nostra presenza nei centri tutte le mattine, mentre il pomeriggio sarebbe stato dedicato ad attività personali e riunioni.
Tra le attività proposte c’è stata la mia idea di iniziare un corso di italiano per i bambini greci, che sono stati entusiasti dell’idea e con cui ho lavorato molto bene per tutto il corso dell’estate.

Le cose sembravano scorrere tranquille a Nea Moudania, ma non abbiamo avuto il tempo di annoiarci perché il 22 giugno è arrivato un nuovo gruppo di ragazzi per uno Short Term EVS, che sarebbero rimasti in Grecia per un mese con lo scopo di aiutare ad organizzare un festival locale.
Per tutti noi è stato quindi un piacere essere di nuovo circondati da nuove persone con differenti nazionalità e personalità, e oltre al lavoro nelle organizzazioni, i pomeriggi erano dedicati all’aiuto nelle attività di questo gruppo e alla socializzazione (ahimé, in spiaggia!).

A grandi linee questo è stato il mio primo mese in Grecia, pieno di cose da scoprire, persone nuove da conoscere e nuove attività, senza dimenticare una lingua ancora incomprensibile ma anche tanta gentilezza e voglia di comunicare.
Vi racconterò i mesi successivi nel prossimo articolo, per adesso non voglio dilungarmi più del dovuto. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di queste righe, a prestissimo!

Federica