Distanziamento sociale… E geografico

Mi sono presa una pausa dalla scrittura durante l’ultimo periodo perché, inizialmente, sentivo di non avere grandi contributi da offrire a questa piccola comunità quale il blog di SE.M.I., se non altro perché le settimane appena trascorse non sono state caratterizzate da eventi degni di nota a livello personale, e data l’attuale situazione mondiale si potrebbe definire una grande fortuna. Senonché, con lo scorrere dei giorni, trasformatisi successivamente in lunghe settimane, stavo venendo costantemente bombardata da informazioni più o meno utili, ma comunque in quantità esorbitante. Mi sentivo sovrastare dagli eventi che, seppur ancora lontani da me, almeno da un punto di vista di percezione geografica, erano in realtà dietro l’angolo nella mia mente e nel mio cuore. Cosa si prova a vedere il proprio paese colpito, da un giorno all’altro, all’improvviso, da una pandemia? Come si sta a vivere all’estero, sapendo che i propri familiari e amici possono essere vittime del contagio se non altro per una questione di probabilità numerica? Di questo vorrei scrivere oggi, e condividere finalmente i miei pensieri e stati d’animo in quanto italiana in Grecia.

Come accennavo poco sopra, le informazioni e le notizie, i bollettini, i numeri, le foto, i post e le storie sui social hanno riempito le mie e credo le giornate di moltissime altre persone in questo periodo. Lungi da me quindi voler ricreare un quadro omogeneo della gravissima situazione che sta affliggendo oramai il mondo intero; il mio intento rimane quello di sempre, ovvero condividere le mie sensazioni in modo che, magari, chi stesse vivendo la medesima situazione e capitasse per caso su questo articolo, possa sentirsi meno solo nella drammaticità del momento.
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Le nostre attività come volontari hanno continuato normalmente fino al 10 marzo, momento in cui il governo greco ha annunciato la messa in atto delle prime misure per il contenimento del COVID-19 chiudendo le scuole e i centri ricreativi per bambini, le palestre e annullando ogni pubblico evento con un numero consistente di persone. Fino a quel momento nessuno di noi avrebbe osato immaginare come la situazione si sarebbe evoluta nel prossimo futuro, io in primis, che parlando con le persone rimaste in Italia sentivo la forte convinzione che tutto questo sarebbe presto stato solo un lontano ricordo. Per di più, sarei dovuta tornare a casa per qualche giorno verso fine mese, e lo stato del volo rimaneva confermato, dunque non vedevo ancora motivo di preoccupazione. Ma gli eventi sono precipitati alla velocità della luce, come ben tutti sappiamo. Il numero crescente dei contagi e dei morti uniti alle misure sempre più restrittive per il paese stavano davvero apportando dei cambiamenti nelle vite di tutte le persone a me care, che mi riportavano giorno per giorno come vi fosse un clima di ansia crescente e di paura, per non dire di panico, ma al contempo la consapevolezza che se ognuno avesse contribuito con la sua parte attenendosi alle nuove regole, forse anche l’Italia ce l’avrebbe presto fatta a salvarsi dalla catastrofe. I giorni passavano e il conto delle vittime non faceva che aumentare, nel frattempo il mio volo era stato cancellato: ecco che ora le conseguenze di quella che di lì a poco sarebbe stata definita pandemia iniziava a toccare da vicino anche me. Giorno dopo giorno sentivo ripetutamente i racconti, quasi tutti uguali, di amici e parenti costretti a casa, della ricerca di nuovi modi per trascorrere il tempo tra le mura domestiche, il lavoro agile (il primo ministro Conte l’ha definito così e chi sono io per usare il termine inglese) e il timore di contrarre il virus o di contagiare gli altri. Per non parlare del sistema sanitario sull’orlo del collasso, gli ospedali sovraffollati, le gravissime conseguenze economiche per tutto il paese e i lavoratori e cittadini. E io? Cosa potevo fare di fronte a tutto ciò? Che strumenti avevo in mio potere, dall’estero, per aiutare le persone che affidavano a me i loro racconti di vita quotidiana all’interno di una situazione surreale? Iniziavo a sentirmi completamente impotente, questa volta davvero distante. Iniziavo anche io ad essere preoccupata, e da questi sentimenti si generava una frustrazione sempre crescente. Un’azione concreta che ho messo in atto quasi sin da subito è stata quella di restare a casa il più possibile nonostante qui in Grecia le misure fossero ancora lievi, e non mi venisse davvero richiesto l’isolamento forzato. Tuttavia lo sentivo un modo per dare il mio contributo a distanza, rimanendo cauta evitando che anche la Grecia si trovi di fronte a una crisi terribile. È stato anche un sistema per prendere confidenza con questa nuova situazione, passando più di una settimana quasi senza uscire di casa, fino all’annuncio del 22 marzo dell’inizio della quarantena in tutta la Grecia e la necessità di documenti atti a giustificare ogni spostamento.
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Non nascondo di aver vissuto dei momenti di scoramento e preoccupazione, il desiderio di tornare a casa e riabbracciare la mia famiglia e i miei amici e la preoccupazione che persone a me vicine potessero ammalarsi. Ma poi il buon umore in qualche maniera torna a fare capolino, a dirci che se resistiamo insieme, anche a distanza, andrà tutto bene. Facciamo tutti del nostro meglio dunque, con l’augurio e la speranza che si torni alla normalità e che le distanze che ci separano siano davvero solo geografiche e non sociali.

Come sempre, a prestissimo

Federica

ESC experience, the Pandemic and some ”blue” thoughts…

The subject of this week’s article is pretty obvious and easy to think about it. CoronaVirus, Covid-19 or SARS-CoV-2 is the virus that influenced millions of people worldwide, killed a lot of them, closed borders and set the world in a Quarantine mood. I’m not going to give you general information about the virus, to present you the current situation or give you numbers of cases and deaths. I’m only here, blogging and speaking about my EVS experience in Italy as always…

So, I stayed… It’s over a month now that the situation in Italy became serious. First, the schools closed and with them our EVS activities that were pretty much related to schools and kids, as I described in my previous blogs. For around two weeks I had almost nothing to do and I had to stay in the house as much as possible. I can say that at this point I hadn’t really realized the seriousness of the situation; the numbers were still low and the people seemed cool, even though they were staying more at home and bars and restaurants weren’t so full as usual. At this point I had the chance to go back in Greece and spend some time in quarantine, but yet I would be with my family and it would be easier. I decided to stay in Faenza for several reasons, but the main one was that I didn’t want to risk get infected neither infect other people without even knowing it. Also, I didn’t know when this situation will end…

Supermarket reality the first days…

The next week the association start giving as activities to do from home and helping us to deal with the quarantine situation. I didn’t realize before now that it is really hard to live a global crisis like that so far from home and from people that you’re counting on. So, as you could easily understand I had my ”blue” moments, too. Actually the majority of the moments at this point are ”blue” given that each time that I open articles to see the numbers of cases always are bigger and bigger and you’re just feeling far and far from home.

Leaving a bit apart the plethora of thoughts that I have, I manage to feel better through work and activities that the organization gave me. I started some yoga lessons and I did workout from YouTube -like everybody at this point- and I tried to study a bit for my exams. Of course, the house like any other house in the world is cleaner that has ever been and I am cooking like crazy, because I’m running out of things to do in the house pretty easy.

Supermarket lines with 1 meter distance from each other

The latest lock-down found me in the position that I already was, it wasn’t for me a big surprise that we should stay home, we should stop going to the supermarket every day and we should be careful. The only change was that I stopped cooking so much and start a diet for the 5th or 6th time this year.

Reading again all these that I wrote above I just realized that I wasn’t funny at all at this new blog -eh, it doesn’t matter, we aren’t always funny.

Two of the reasons that I miss Greece…

I want to leave you with some food for though this time. I read a lot about solidarity, social awareness and new profound respects for human lives and I strongly believe that everybody should take a moment and think about all of these regarding what’s happening in the world and the new needs and issues that are created. Anyway, one of my results and I really want to spread the word about it, is to cancel 2020 and start using 2021, it will just take the stress out of my shoulders…

Until the next time-that I promise I will be funnier-,

Danai, Greece