Call for a Greek volunteer in Faenza!

Are you looking around for opportunities to travel in Europe? Do you want to visit and stay to another country for almost a year? Then we are here to offer you this amazing opportunity!

We are looking for a Greek participant to join our ESC project and to come live and volunteer for 11 months in Faenza, in Italy. SE.M.I association (Seeds for More Interculture) is a non-profit association working with European mobility projects and has as main objective the introduction of the multicultural element in the local community of Faenza.  It aims at offering an empowering experience that will open the minds, and change the lives of the volunteers and the young people in close contact with them.

YOUR HOUSE

You will live in the beautiful apartment in the city center that we call ”Casa Europa”, because our volunteers live there. You will have the chance to make new friends from all around Europe and get in touch with so many new cultures!  The accommodations are double rooms in city center to be shared with a volunteer or student of the same gender. The volunteers will get pocket money + food money, €280 per month.

Casa Europa

YOUR ACTIVITIES

From writing European mobility projects to blogging and courses to asylum seekers, as a volunteer near to us you will have the chance to experiment and try new activities, but also learn a lot! You will have Italian lessons  for foreigners in school and Online linguistic platform. You will get in touch with WordPress, Canvas, Salto Youth and other IT Tools and of course a lot of activities to boost your creativity.

Activities

YOUR PROFILE

Aged 18-30, from Greece, male or female (LGBT welcome!). Speaking a bit of English and/or Italian and/or Spanish and/or Lithuanian. Open minded, creative, willing to get in touch with the Italian culture, to share knowledge, to show initiative and implement own projects! To apply, please send a motivational letter to info@associazionesemifaenza.com stating your country of residence and your birth date!

Your colleagues

Please take a look here: https://europa.eu/youth/solidarity/placement/24695_en and send us your application! We will be happy to meet you!

Il “Doll Test” ci spiega cos’è il razzismo interiorizzato

L’uomo è un “animale sociale”, la sua crescita, la sua formazione, l’interiorizzazione della sua immagine non può prescindere dal contesto, i rapporti umani, i costrutti sociali in cui è immerso dalla nascita. I processi di socializzazione rappresentano un momento decisivo per la costruzione della nostra autostima e la nostra personalità e le figure con le quali entriamo in contatto, siano essere familiari, amici, professori, società esterna influenzano il nostro pensiero fino ad insinuarsi nella concezione che noi arriviamo ad avere di noi stessi. Una concezione che, spesso, è tesa a soddisfare le aspettative altrui, come fosse “modellata”.

Uno dei meccanismi che, purtroppo, la storia ci ha impartito è relativo alla visione dell’essere umano sulla base delle sue caratteristiche fisiche come, ad esempio, il colore di pelle. Come sappiamo, e i tempi odierni ancora ce lo insegnano, il razzismo è qualcosa di radicato nell’immaginario collettivo di una consistente fetta di popolazione. Dal momento in cui qualcuno ha stabilito che l’essere “nero” costituisse un fattore denigrante e di inferiorità, l’uomo ha iniziato a crederci quasi come fosse una scoperta scientifica. L’assenza o la scarsità di modelli positivi in cui identificarsi e la malsana tendenza a sottolineare la diversità sulla base di una caratteristica fisica, che ha sempre reso l’uomo nero in qualche modo “deviante” rispetto all’uomo bianco ha avuto e, paradossalmente, ha ancora delle ripercussioni sui livelli di autostima e accettazione di se stessi.

La società decide dove creare uguaglianza e diversità. Nonostante le numerose lotte sociali per l’eliminazione della segregazione razziale e il raggiungimento di un’uguaglianza formale e reale, ancora oggi si continuano a perpetuare gravissime violazioni di diritti umani, come gli omicidi, per lo più rimasti impuniti, compiuti dalla polizia nei confronti di uomini e donne appartenenti alla comunità nera, che è stata costretta a reagire dando vita al movimento del “Black Lives Matter”.

Un’immagine del movimento “Black Lives Matter”

Il razzismo, come ben sappiamo, ha radici antichissime ed è stato oggetto di numerose lotte sociali. Ma cosa succede quando la società, attraverso l’imposizione dei suoi costrutti sociali, si insinua nella mente di chi quelle lotte le porta avanti per preservare la propria libertà? L’esperimento della bambola, noto come “Doll Test” può rispondere a questa domanda.

Negli anni ‘40, i coniugi Kenneth Bancroft Clark e Mamie Phipps Clark, psicologi afroamericani impegnati attivamente nella lotta alla segregazione razziale, condussero uno studio sui bambini afroamericani, noto come “Doll Test” (“Il test della bambola”), per testare la visione di se stessi all’interno del contesto americano, in particolare in relazione al loro ambiente scolastico, il più delle volte contaminato da razzismo e odio razziale. I loro studi, infatti, trovarono una differente risposta dai bambini afroamericani che frequentavano scuole segregate a Washington DC rispetto a quelli che frequentavano scuole integrate di New York. Il test sulla bambola consisteva nel mostrare ai bambini presi in esame due bambole, una nera e una bianca, che differivano esclusivamente per il colore della pelle e per i capelli, ponendo loro delle domande volte a determinare la loro percezione sulla razza e la loro preferenza (ad es. con quale bambola avrebbero preferito giocare, chi era più bella, chi era buona o cattiva). Quasi tutti i bambini identificarono con facilità la razza delle bambole, tuttavia, quando venne chiesto loro di indicare la bambola che preferivano, la maggior parte di loro scelse quella bianca, alla quale attribuiva caratteristiche positive.

Il Dr. Clark e un bambino che sta effettuando il “Doll Test”

I coniugi Clark presentarono loro anche le 13 sagome disegnate di alcuni bambini e chiesero loro di colorarle con la loro carnagione. Molti dei bambini scelsero di riempire le sagome con matite bianche o gialle. I coniugi Clark giunsero quindi alla conclusione che elementi quali il pregiudizio, la discriminazione e la segregazione di cui i bambini neri erano vittime e con cui si confrontavano quotidianamente, li portava a sviluppare un senso di inferiorità e inconscio rigetto della propria immagine, quasi come avessero “interiorizzato il razzismo” fino a quasi odiare se stessi.

Dopo gli anni ’40, lo stesso esperimento fu ripetuto nel 2005 da una studentessa di 17 anni, Kiri Davis. Il risultato fu pressoché identico. Quando la studentessa chiese ad una delle bambine il perché avesse scelto la bambola bianca alla domanda “quale è la più bella?”, lei rispose: “perché è bianca”. Qui vi propongo un video che “Fan Page” ha voluto riproporre in Italia, una prova che probabilmente il mondo necessità di una lotta poderosa per scardinare quei modelli culturali che “fanno del male a noi stessi”.

Il “Doll Test” riproposto da Fanpage.it

Perché i diritti delle persone Lgbtq+ non sono diritti di “serie B”

“Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi”. Così scriveva Charles Evans Huges, portando alla luce, oltre che una grande verità, un diritto inalienabile e una grande conservazione di dignità per ogni essere umano: la tutela della propria autenticità.  

Da sempre il comportamento umano ha la necessità intrinseca di riconoscere oggetti e persone dando loro un nome e ancor di più un’appartenenza all’interno di “categorie”, come se una sola parola, piuttosto che un’azione, possa essere sufficiente a definire l’essere umano. Nasciamo all’interno di gruppi di riferimento che si appropriano del diritto di decidere ciò che è “normale” e ciò che non lo è, educando intere generazioni alla conformità. In geometria, la parola “conforme”, si riferisce ad una rappresentazione di enti di un piano su un altro piano che conserva gli stessi angoli. È una forma “uguale ad un’altra” che nega le moltitudini, le sfumature, la possibilità di poter dar spazio ad un’idea di dinamicità, ad un connubio di aspetti dicotomici che possono esistere “insieme”. Spesso, però, questo conformismo non è solo “allineamento passivo”, è anche persecuzione attiva. La pretesa che ognuno debba rientrare in tali categorie ha sempre portato e porta, ancora oggi, la soppressione dei diritti che si perpetua in diverse forme.

La diversità è una straordinaria forma di bellezza

All’interno di questa discriminazione vi è quella che riguarda l’identità sessuale che ancora, per molti, rappresenta una “scelta”, un fatto logico, e non un naturale modo di “essere”. Questa resistenza alla diversità ha generato altrettanta resistenza, attraverso la nascita di numerose lotte sociali per l’affermazione della propria identità sessuale. Il diritto di poter essere liberi di esprimere la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale e il diritto di non essere massacrati o uccisi per questo, è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti.

Nonostante le numerose lotte passate, ci troviamo in uno dei momenti storici più bui, in cui, in moltissime parti del mondo, i diritti fondamentali delle persone Lgbtq+ vengono messi in dubbio, calpestati, repressi anche attraverso la violenza e la prevaricazione. Nel mondo ci sono ancora 70 Paesi dove essere gay non è solo fonte di discriminazione ma è addirittura illegale. L’Africa è il Paese che conta più stati in cui è previsto il carcere o, addirittura, la pena di morte per le persone Lgbtq+. Una delle nazioni attualmente protagonista per la repressione e la negazione dei diritti umani è la Bielorussia, dove ancora le unioni civili tra persone dello stesso sesso non sono riconosciute e dove una mentalità repressiva vorrebbe imporre come opinione “di stato” che considera l’omosessualità come una malattia da curare. In Polonia, le manifestazioni a sostegno dei diritti civili hanno portato a numerosi arresti e atti di violenza da parte delle forze dell’ordine. Nell’Ungheria di Viktor Orbán, nuove leggi vietano alle persone transgender di registrare il cambiamento di sesso.

La foto del bacio tra due donne, diventata simbolo della lotta in Bielorussia

La situazione italiana non è certamente migliore rispetto a quella di altri Paesi. Il 20 ottobre, dopo numerosi rimandi e tentativi, verrà discusso alla Camera il ddl Zan-Scalfarotto sull’ “omolesbobitransfobia e misoginia”, che vuole implementare la famosa legge Mancino, quindi estendere i reati d’odio (istigazione a delinquere e o atti di violenza già puniti dal codice penale con gli articoli 604-bis e 604-ter) anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Nell’ultimo anno, in Italia, sono stati circa 138 i casi di omolebsobitransfobia denunciati, tra cui 74 avvenuti nel Nord Italia, 30 al Centro, 21 al Sud e 13 nelle Isole. La maggior parte degli episodi si configurano in vere e proprie aggressioni, altri si rivelano adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, violenze familiari. Vi è un numero altrettanto massiccio di discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, scritte sui muri, auto o abitazioni. La realtà virtuale non è di certo meno rilevante, sono tanti infatti gli episodi di hate speech e incitazione all’odio. I dati diffusi dall’Arcigay su questi casi, sono però solo parte di un fenomeno assai più diffuso, considerando anche che in un paese come l’Italia dichiararsi omosessualebisessuale o transessuale è ancora considerato un “atto di coraggio”. Coraggio, purtroppo, ancora accompagnato da una paura costante per la propria persona, stando ai dati e agli episodi di violenza ai danni di persone provano a vivere una quotidianità che molti altri ancora ritengono di dover “tollerare”.

Maria Paola Gagliano, uccisa dal fratello perché amava Ciro Migliore, un ragazzo transgender

Dopo i numerosi episodi di violenza ai danni di persone appartenenti alla comunità Lgbtq+, oltre che le donne, c’è chi dice ancora che una legge contro l’omolesbobitransfobia e misoginia non sia necessaria. La violenza nei confronti del “diverso” avviene anche attraverso le parole, com’è successo nel posto in cui vivo, la Calabria, in cui il vicepresidente della Regione, Nino Spirlì, durante un intervento pubblico ha “rivendicato” la libertà di utilizzare la parola “frocio” e “negro”, quasi come fosse un diritto che gli era stato tolto e offendendo la memoria e la dignità di chi, a causa di quei termini, ha visto e vede la propria vita e la propria libertà violata. Spirlì si è scagliato, infatti, contro quella che ha definito “la lobby frocia, che ti impedisce di chiamare le cose col loro vero nome”. La presa di posizione da parte di Arcigay “I due mari” di Reggio Calabria è stata immediata. La presidente, Michela Calabrò, ha infatti rilasciato una dichiarazione a City Now, un giornale locale, in cui si è dissocia in maniera netta dalle dichiarazioni di Spirlì, affermando: Non possiamo tollerare questi atteggiamenti da chi amministra e rappresenta la nostra Regione per tale ragione abbiamo deciso di avviare una mobilitazione con tutte le forze sociali e cittadine per rimettere al centro del dibattito la lotta ad ogni forma di discriminazione, linguaggio d’odio e a tutte le forme di prevaricazione che alimentano violenze ed esclusione sociale”.

Manifesto della mobilitazione nazionale del 17 ottobre per sostenere la legge Zan

La mobilitazione nazionale “Dalla parte dei diritti” si terrà sabato 17 ottobre e sarà volta a sostenere attivamente la legge e manifestare ancora una volta contro l’omolesbobitransfobia e misoginia. Sono già trentaquattro le città che hanno raccolto l’invito alla mobilitazione e fissato l’appuntamento, segnalato sul sito dallapartedeidiritti.it: si scenderà in piazza a Agrigento, Alessandria, Aosta, Asti, Bergamo, Brindisi, Caserta, Catania, Chieti, Cremona, Cuneo, Ferrara, Frosinone, Genova, L’Aquila, Lecce, Livorno, Messina, Milano, Padova, Palermo, Pavia,  Pescara, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Roma, San Gemini, Sanremo, Siena, Taranto, Trieste, Varese e Vicenza

Perché considerarsi un Paese civile significa non far rimanere nessuno indietro, considerarsi un Paese democratico vuol dire riconoscere che nessun diritto è meno importante di un altro.

“Perché i diritti aggiungono, non tolgono niente a nessuno”.

Grazia

Call for Youth Leaders in Poland

Are you ready for an unforgettable adventure?

Euroweek in Poland is looking for you us a Youth Leader

Euroweek Program is an English and International Camp for Polish students. The Youth Leaders- Volunteers will facilitate different activities guided by the coordinators.

The program provides;

-daily food activities

-monthly allowance

-local transportation support

-accommodation

The dates:

September 15,2020- November 30, 2020

October 01, 2020- November 30, 2020

October 01,2020- December 15, 2020

FOR MORE INFO:

Sei pronto per partire?

1 ANNO DI VOLONTARIATO ESC IN GRECIA – DA SETTEMBRE 2020 – CERCASI CANDIDATI ITALIANI

1 anno di volontariato europeo con il nostro partner greco You in Europe.
Stiamo cercando un/una partecipante italiano per un progetto di volontariato internazionale (ex SVE, ora Solidarity Corps). Il progetto si svolge in Grecia (Nea Moudania, vicino a Salonicco… sì, sul mare!) presso il nostro ottimo partner You in Europe. Da settembre 2020 a settembre 2021. Tutto è gratuito per il volontario: il viaggio viene rimborsato, viene fornita una stanza singola in alloggio condiviso e un pocket money mensile.

Alloggio: i volontari alloggeranno in 2 appartamenti. Ogni appartamento ha 2 camere da letto, bagno, soggiorno, cucina. L’appartamento è attrezzato per soddisfare le esigenze di base del volontario.

Pasti: i volontari ricevono 120 euro di indennità mensile, che saranno spesi secondo la loro volontà. Possono cucinare nel loro alloggio. Paghetta: i volontari riceveranno una paghetta di 150 euro al mese per le loro spese personali.

Formazione: i volontari parteciperanno all’arrivo e alla formazione di medio termine, organizzata dall’Agenzia nazionale. Inoltre saranno formati per il loro lavoro.

Call sul portale del Corpo Europeo di Solidarietà: https://europa.eu/youth/solidarity/placement/21400_en

SCARICA L’INFOPACK!

Instagram: https://www.instagram.com/you_in_europe/
Facebook: https://www.facebook.com/youineurope/

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Laboratori didattici al tempo del Covid 19

Anche quest’anno Progetto Policoro Faenza e l’Associazione SE.M.I. – seeds for more interculture APS- hanno avviato il loro laboratorio di orientamento in uscita per le classi V degli istituti del territorio faentino. L’Istituto Oriani ha accolto la proposta formativa che ha avuto inizio, come di consueto, nelle aule della scuola a inizio febbraio.

La didattica si è svolta in modo laboratoriale, strutturando in ciascuna delle dieci classi V dell’Istituto un percorso di gruppo finalizzato ad aiutare gli studenti a riflettere sulle loro prospettive professionali o formative post diploma. Gli studenti si sono esercitati nella redazione di un proprio Curriculum Vitae efficace, hanno sperimentato la ricerca delle offerte di lavoro e approfondito lo studio delle tipologie contrattuali in cooperative learning. Mediante gioco di ruolo hanno simulato un colloquio di lavoro, mettendosi nei panni dei recruiter o dei possibili candidati, per porre in risalto le loro competenze e le loro qualità.

L’itinerario formativo è cambiato radicalmente nell’ultima settimana di febbraio.

La sospensione delle lezioni in aula per Covid 19 ha interrotto tutti i laboratori didattici attivi nelle scuole, mentre i docenti, che non si sono mai fermati, si riorganizzavano per la didattica online. Lo stesso è stato fatto dalle operatrici del progetto.

Grazie all’appoggio dei docenti promotori e della scuola, si è fatto tesoro del tempo di pausa per ripensare e rimodulare la proposta formativa e concludere il laboratorio in modalità “a distanza”. Sei delle classi incontrate a febbraio hanno ripreso l’analisi del mercato del lavoro attraverso gli incontri online con le operatrici del progetto. Si sono interrogati sui cambiamenti dovuti all’emergenza Covid 19 rispetto all’economia e all’occupazione; infine hanno e integrato la formazione con le indicazioni sulla selezione dei candidati in videocolloquio. Gli studenti interessati hanno poi svolto una esercitazione individuale allo scopo di simulare un percorso personale di ricerca e inserimento nel mondo del lavoro.

Ora che questa esperienza formativa si è conclusa, svelando nuove possibilità anche dove si intravedevano inaspettati ostacoli, le operatrici del progetto Debora e Ina vogliono ringraziare i docenti promotori, i professori Luca Bandini, Anna Maria Rava e Marco Piolanti, che hanno sostenuto la proposta con lungimiranza, credendo nelle finalità e nel suo valore formativo per gli studenti. Un grande ringraziamento va agli studenti stessi, che si sono messi in gioco anche in questa situazione difficile, che ha cambiato le loro prospettive ma non ha affievolito le loro speranze e il desiderio di essere protagonisti, liberi costruttori del futuro.

Quarantine Diaries: Second phase and EVS.

Hello again my beloved readers and I’m sorry for my disappearance. It’s been hard for everyone and hard for me too. After almost two months I can try eventually to be productive and active again…

We are happily moving to phase 2 of this lock down situation and the atmosphere here in Italy is certainly better. This week finally we can move easier around the city, drink our coffees, see our friends, go to the beauty salon-it’s a necessity- and try to enjoy the last days of spring until summer comes. In all of these activities of course we can add the use of face mask in everything we do from now on.

Let’s start from the begging and talk a bit about EVS in Faenza and the lock down. I wrote various articles in the past for the EVS experience and the amazing opportunity that I had, coming to Italy for a year. The true sense of EVS and all the similar European Union funded projects for young people is the chance to visit a new country for an amount of time and explore it. ”Travel” is the key word and I was ready to travel a lot this year. I did it also as much as I could before the lock down, but now everything stopped. Of course, life goes on and I will continue traveling if I’ll be patience and wait until the situation calms down. IN an case, the lost of these two months of my EVS experience is a bitter piece in my mind, all the travels that I could do, all the new places of Italy that I could see… thinking of all that is making me a bit sad and angry.

From my last trip before the lock down in Dozza…

But we will always have to think the bride side of life and there is one now; our chance to go outside again. This week our EVS activities have started and we went back to the office in the morning. Only this small step is enough to give you some confidence after all these months locked into your house. This week I had the chance to go outside and understand better how important is to take a walk sometimes and socialize with people in your life. Without these the past months I felt lonely and stuffed even though I could grown myself in many ways.

So this week I walked every morning in the office and enjoyed it so much. I had a coffee, a lunch. an aperitivo and a dinner and again I really enjoyed them. It’s been so long and now it seems the best…

Until the next time,

Danai, Greece