Humanitarian aid and Civil protection

European humanitarian values in action

The European Union provides assistance to countries and populations, both within Europe and abroad, when major disasters or humanitarian emergencies occur.

By EU Civil Protection and Humanitarian Aid

Together, the EU countries are the world’s leading donor of humanitarian aid, helping millions of people worldwide each year. This aid accounts for 1% of the EU’s total annual budget – around €4 per EU citizen.

EU action is guided by the principles of humanity, neutrality, impartiality and independence. Aid is channelled through 200+ international and local partner organisations and agencies, and supported by thousands of European volunteers.

Any European citizen or long-term resident in an EU Member State can take part to an EU aid volunteer programme.

Through the EU Civil Protection Mechanism, the EU, together with a number of other European countries, plays a key role in coordinating responses to crises in Europe and worldwide. Existing and potential crises are monitored around the clock and the participating countries also cooperate on risk assessment, disaster prevention preparedness and planning.

Emergency relief can take the form of items such as food, shelter or equipment, deployment of specially-equipped teams, or assessment and coordination by experts sent to the field. Relief teams, experts and equipment from participating countries are kept on standby to provide rapid EU responses all over the world.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/humanitarian-aid-civil-protection_en (23.12.2019)

Quarantine Diaries: And now what to do?

Hello, Hello again from the beautiful Faenza that I’m currently see only for the window of my room. Sounds a bit depressing isn’t it?

The truth is that the situation is depressing and boring and sometimes so frustrating, but you can’t do anything to change it. I mean you can do a lot and we all heard plenty of things that will help improve the current situation and all of them end up pretty much in the same way, ”I’m staying home”, ”Resto a casa” and ”Μένουμε σπίτι” -I had to write something in Greek after all this time-. So, we have to stay in and find new activities every day to do. Okay, to be honest there is no need to change activities every single day, but if there is anyone out there that is as much active as I am could understand that I need to change activities frequently because either I’m finishing everything really fast, either I’m getting bored after a while…

After almost a month in ”quarantine mode: ON” I arrived to one and only conclusion, you have to chill. Yes, it’s the only way, it’s easier and you have to do this. You can combine ”chilling” with plenty of activities, for example the well known ”Netflix’n’Chill” or ”Working’n’Chill” -recommended more for ESC volunteers all around Europe, that the work isn’t so much and not so obligatory-, ”Studying’n’Chill”- especially for university that even though the online courses have started still you don’t know how is gonna be this semester’s exams-, ”Eating’n’chill” -because all of us, guys, we eat a lot these days, so let’s just chill while eating so will metabolize it better” and last but not least ”Exercise’n’Chill”-because with the quarantine a new, profound love for gymnastics started, but if you’re like me that all my life I wanted to join the gym and I never did, you certainly have to chill and exercise otherwise next morning the only you could do is ”Bed’n’Chill”-.

In conclusion, Chill, Chill and Chill and everything would be all right!

As for me, I pretty much do these kinds of chilling that I gave as examples above. The first weeks I was hooked to Netflix and I was ready to finish it all. This was my first hint to start ”Chilling”. Now, I’m only watching Netflix after dinner and it works for me. Next activity is the association’s work that isn’t a lot, but it helps the time to pass. I’m currently working and elaborating with other volunteers to write an International Mobility project (Youth Exchange), I’m always thinking new stuff to add in our social media and I’m working on things that I want to implement after the lock-down -when I will feel the sun in my skin and I will dance in the rain like the influenced by movies girl I wound become-. After, I’m cooking and cleaning, but always in a chill mood because you really can’t cook all you fridge in one day and then need to go to the supermarket the next one and the same with cleaning, if you clean all the apartment once the next day you’ll have nothing to do. I also discovered Playstation lately and I can assure you that is a good way to spent some meaningless time. Last, I’m trying to study a bit for my exams, but in this case I was chilling before the lock-down and I’m still doing it -after all these years I grew up wiser and I realized that I’m a last minute kind of person regarding studying, so I’m respecting and loving my self, no need to push me-.

Currently chilling

My beloved readers -if you exist- I think we’re done for today. The lock-down lifestyle isn’t the fancier but it’s necessary. To avoid mental break-downs my advise as I told and retold above is to ”Chill”, in any case and with any activity of yours.

Until the next chilling time,

Danai, Greece

Distanziamento sociale… E geografico

Mi sono presa una pausa dalla scrittura durante l’ultimo periodo perché, inizialmente, sentivo di non avere grandi contributi da offrire a questa piccola comunità quale il blog di SE.M.I., se non altro perché le settimane appena trascorse non sono state caratterizzate da eventi degni di nota a livello personale, e data l’attuale situazione mondiale si potrebbe definire una grande fortuna. Senonché, con lo scorrere dei giorni, trasformatisi successivamente in lunghe settimane, stavo venendo costantemente bombardata da informazioni più o meno utili, ma comunque in quantità esorbitante. Mi sentivo sovrastare dagli eventi che, seppur ancora lontani da me, almeno da un punto di vista di percezione geografica, erano in realtà dietro l’angolo nella mia mente e nel mio cuore. Cosa si prova a vedere il proprio paese colpito, da un giorno all’altro, all’improvviso, da una pandemia? Come si sta a vivere all’estero, sapendo che i propri familiari e amici possono essere vittime del contagio se non altro per una questione di probabilità numerica? Di questo vorrei scrivere oggi, e condividere finalmente i miei pensieri e stati d’animo in quanto italiana in Grecia.

Come accennavo poco sopra, le informazioni e le notizie, i bollettini, i numeri, le foto, i post e le storie sui social hanno riempito le mie e credo le giornate di moltissime altre persone in questo periodo. Lungi da me quindi voler ricreare un quadro omogeneo della gravissima situazione che sta affliggendo oramai il mondo intero; il mio intento rimane quello di sempre, ovvero condividere le mie sensazioni in modo che, magari, chi stesse vivendo la medesima situazione e capitasse per caso su questo articolo, possa sentirsi meno solo nella drammaticità del momento.
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Le nostre attività come volontari hanno continuato normalmente fino al 10 marzo, momento in cui il governo greco ha annunciato la messa in atto delle prime misure per il contenimento del COVID-19 chiudendo le scuole e i centri ricreativi per bambini, le palestre e annullando ogni pubblico evento con un numero consistente di persone. Fino a quel momento nessuno di noi avrebbe osato immaginare come la situazione si sarebbe evoluta nel prossimo futuro, io in primis, che parlando con le persone rimaste in Italia sentivo la forte convinzione che tutto questo sarebbe presto stato solo un lontano ricordo. Per di più, sarei dovuta tornare a casa per qualche giorno verso fine mese, e lo stato del volo rimaneva confermato, dunque non vedevo ancora motivo di preoccupazione. Ma gli eventi sono precipitati alla velocità della luce, come ben tutti sappiamo. Il numero crescente dei contagi e dei morti uniti alle misure sempre più restrittive per il paese stavano davvero apportando dei cambiamenti nelle vite di tutte le persone a me care, che mi riportavano giorno per giorno come vi fosse un clima di ansia crescente e di paura, per non dire di panico, ma al contempo la consapevolezza che se ognuno avesse contribuito con la sua parte attenendosi alle nuove regole, forse anche l’Italia ce l’avrebbe presto fatta a salvarsi dalla catastrofe. I giorni passavano e il conto delle vittime non faceva che aumentare, nel frattempo il mio volo era stato cancellato: ecco che ora le conseguenze di quella che di lì a poco sarebbe stata definita pandemia iniziava a toccare da vicino anche me. Giorno dopo giorno sentivo ripetutamente i racconti, quasi tutti uguali, di amici e parenti costretti a casa, della ricerca di nuovi modi per trascorrere il tempo tra le mura domestiche, il lavoro agile (il primo ministro Conte l’ha definito così e chi sono io per usare il termine inglese) e il timore di contrarre il virus o di contagiare gli altri. Per non parlare del sistema sanitario sull’orlo del collasso, gli ospedali sovraffollati, le gravissime conseguenze economiche per tutto il paese e i lavoratori e cittadini. E io? Cosa potevo fare di fronte a tutto ciò? Che strumenti avevo in mio potere, dall’estero, per aiutare le persone che affidavano a me i loro racconti di vita quotidiana all’interno di una situazione surreale? Iniziavo a sentirmi completamente impotente, questa volta davvero distante. Iniziavo anche io ad essere preoccupata, e da questi sentimenti si generava una frustrazione sempre crescente. Un’azione concreta che ho messo in atto quasi sin da subito è stata quella di restare a casa il più possibile nonostante qui in Grecia le misure fossero ancora lievi, e non mi venisse davvero richiesto l’isolamento forzato. Tuttavia lo sentivo un modo per dare il mio contributo a distanza, rimanendo cauta evitando che anche la Grecia si trovi di fronte a una crisi terribile. È stato anche un sistema per prendere confidenza con questa nuova situazione, passando più di una settimana quasi senza uscire di casa, fino all’annuncio del 22 marzo dell’inizio della quarantena in tutta la Grecia e la necessità di documenti atti a giustificare ogni spostamento.
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Non nascondo di aver vissuto dei momenti di scoramento e preoccupazione, il desiderio di tornare a casa e riabbracciare la mia famiglia e i miei amici e la preoccupazione che persone a me vicine potessero ammalarsi. Ma poi il buon umore in qualche maniera torna a fare capolino, a dirci che se resistiamo insieme, anche a distanza, andrà tutto bene. Facciamo tutti del nostro meglio dunque, con l’augurio e la speranza che si torni alla normalità e che le distanze che ci separano siano davvero solo geografiche e non sociali.

Come sempre, a prestissimo

Federica

Health

Supporting public health in Europe

The EU complements national health policies by supporting local EU governments to achieve common objectives, pool resources and overcome shared challenges. In addition to formulating EU-wide laws and standards for health products and services, it also provides funding for health projects across the EU.

Created by Maria Boehling for opensource.com

EU health policy focuses on protecting and improving health, giving equal access to modern and efficient healthcare for all Europeans, and coordinating any serious health threats involving more than one EU country. Disease prevention and response play a big part in the EU’s public health focus. Prevention touches many areas such as vaccination, fighting antimicrobial resistance, actions against cancer and responsible food labelling.

By Tumisu

Two dedicated agencies support national governments on health issues. The European Centre for Disease Prevention & Control assesses and monitors emerging disease threats to coordinate responses. Meanwhile, the European Medicines Agency manages the scientific assessment of all EU medicines’ quality, safety and efficiency.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/health_en (23.12.2019)

Foreign and Security Policy

European foreign and security policy

The EU’s joint foreign and security policy, designed to resolve conflicts and foster international understanding, is based on diplomacy and respect for international rules. Trade, humanitarian aid, and development cooperation also play an important role in the EU’s international role.

By EU Civil Protection and Humanitarian Aid

EU foreign and security policy seeks to:

* preserve peace

* strengthen international security

* promote international cooperation

* develop and consolidate democracy, the rule of law and respect for human rights & fundamental freedoms

The EU maintains partnerships with the world’s key players, including emerging powers and regional groups. It seeks to ensure that these relationships are based on mutual interests and benefits.

The EU has no standing army, so relies on ad hoc forces contributed by EU countries. The EU can send missions to the world’s trouble spots; to monitor and preserve law and order, participate in peacekeeping efforts or provide humanitarian aid to affected populations.

The External action service (EEAS) acts as the EU’s diplomatic service. A network of over 140 delegations and offices around the world promotes and protects the EU’s values and interests.

In foreign policy, the EU’s ultimate decision-making body is the European Council, which comprises EU country heads of state and governments. Most foreign and security policy decisions require the agreement of all EU countries.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/foreign-security-policy_en (23.12.2019)

Environment

Towards a greener and more sustainable Europe

EU citizens benefit from some of the highest environmental standards in the world. The EU and national governments have set clear objectives to guide European environment policy until 2020 and a vision beyond that, of where to be by 2050, with the support of dedicated research programmes, legislation and funding:

* protect, conserve and enhance the EU’s natural capital

* turn the EU into a resource-efficient, green, and competitive low-carbon economy

* safeguard EU citizens from environment-related pressures and risks to health and wellbeing

U.S. Air Force illustration/Staff Sgt. Jamal D. Sutter

Work is ongoing on many fronts to protect the EU’s endangered species and natural areas, ensure safe drinking and bathing water improve air quality and waste management, and reduce the effects of harmful chemicals.

Northern muriqui (Brachyteles hypoxanthus), photo by Bart van Dorp

Environmental protection and innovation help to create new business and employment opportunities, which stimulate further investment. Green growth is at the heart of EU policy to ensure that Europe’s economic growth is environmentally sustainable. The EU also plays a key role in promoting sustainable development at a global level.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/environment_en (23.12.2019)

La bambina georgiana

Qualcuno dice che viaggiare sia il modo più efficace per vivere molte vite. Vi posso assicurare che lo è. Da sempre è il mezzo che uso per fregare il tempo, dilatarlo, renderlo più denso. Quando decidi di uscire dalla famosa “zona di comfort” la vita ti cambia. La mia, ad esempio, ha iniziato a prendere la forma che avevo immaginato da bambina. Oggi vi racconto di un mio viaggio, un viaggio fatto di persone, paesaggi, atmosfere, idee, cibi, culture diverse che ho lasciato entrare e che conservo ancora in casseforti che ogni tanto decido di riaprire, proprio come adesso. Il viaggio di cui vi parlo oggi è frutto di uno di quei sì detti all’ultimo minuto. A Febbraio dell’anno scorso sono partita per il mio primo Erasmus +, un progetto europeo che mi ha portato in Romania per un’intera settimana. E’ stata da subito una scommessa che sapevo di poter vincere. Quando decidi di scommettere con te stessa difficilmente prendi in considerazione di perdere sul serio, in qualche modo sai che ti rimarrà quel coraggio sfacciato d’esserti andata contro, o incontro. Tutti i viaggi ci regalano qualcosa, a me questo viaggio ha dato tanto; tra tutte le cose, un momento che ho deciso di raccontare. Vorrei poter rendere il momento di cui sto per parlarvi in tutta la sua pienezza. So che non ci riuscirò, ma ho comunque deciso di darmi una chance.

Ricordo come fosse ieri quel pomeriggio di Febbraio. C’era neve ovunque e una calma a cui ripenso ogni volta che mi concedo un respiro più lungo degli altri. Avevo trovato una persona rara in quel pezzo dimenticato di mondo, una di quelle con cui ti ritrovi a condividere quegli scorci di vita irregolari, quelle che arrivano come le cose che non avevi chiesto. Era come conoscerla da un tempo molto più lungo di quello che abbiamo avuto, era come sapere già che ci saremmo incontrate. Avevo trovato una di quelle persone che senti come casa tua, una di quelle persone che sorridono con occhi e bocca. Ne ebbi la certezza quando, in quella panchina al freddo, ci ritrovammo a parlare di tutto, di religione, politica, famiglia, dei nostri progetti futuri. Le nostre differenze ci tennero sedute lì per un po’. tra una parola e l’altra finimmo col parlare della sua infanzia, un’infanzia assai diversa dalla mia.

Gura Humorului – Romania

Consapevoli che quel momento non sarebbe tornato, decidemmo di viverlo con una sacralità che non si è ancora persa. Mi ritrovai ad ascoltare una storia che non sembrava vera davanti ad un caffè, in mezzo alla neve, nel nord della Romania. Fin da subito, rimasi colpita da quello sguardo fiero, uno sguardo che non doveva forzare un’umiltà che gli era da sempre appartenuta. Aveva gli occhi di chi aveva vissuto molti anni con un coraggio ammirevole, a volte senza neanche saperlo. Il sole di metà pomeriggio forse non bastava a scaldarci in mezzo a quel gelo di fine inverno, ma noi tenevamo le mani ben salde alle nostre tazze bollenti. Mentre parlava, immaginavo quello scenario triste e, a tratti, pieno di meraviglia, quello di un’infanzia che mai avrei potuto immaginare.

Quando la Georgia era in mano ad un regime, Mariam era solo una bambina. Nei primi anni Novanta, subito dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Georgia attraversò un periodo di conflitti interni ed estrema povertà; il regime aveva lasciato il Paese al lastrico, l’economia era inesistente, le risorse alimentari insufficienti, la gente lavorava per due Laris (la moneta georgiana, corrispondente a 32 centesimi di euro) al mese. Il Paese era governato da “Ladri legalizzati”, persone che detenevano il potere abusivamente avendo anche la libertà di commettere crimini senza essere sottoposti a nessun controllo. “Le persone avevano paura di uscire di notte, perchè se lo facevi, c’erano alte possibilità che tu venissi aggredito. Raramente la gente portava con sé oggetti di valore e se lo faceva, stava attenta a nasconderli meglio che poteva. I criminali non avevano paura di strappare orecchini o borse alla gente. Non c’era polizia, la maggior parte era altamente corrotta e, per dirla tutta, collaborava con i “Ladri legalizzati”. A quei tempi la gente cercava in tutti i modi di sopravvivere.” Fu così che Mariam iniziò, e fu così che iniziai ad entrare in questa storia. “Non c’era elettricità, né gas, a volte neanche acqua. Usavamo una stufa a legna per riscaldarci in inverno e c’era un’ora in cui toglievano la luce e la gente cercava di sbrigare le faccende prima che ciò accadesse. Avevamo la tv ma l’accendevamo raramente, seguivamo le notizie alla radio e leggendo i giornali. Gli inverni erano molto duri da affrontare, dovevi preparare la legna durante l’estate per non passare un inverno al freddo.” Tra una frase e l’altra provavo una tale ammirazione che a tratti diventava vergogna, me ne stavo completamente in silenzio ripensando a tutto quello che avevo avuto io. Somigliava ad un romanzo di Dickens, in cui si racconta di una povertà semplice, in cui i bambini giocano accettando la miseria come qualcosa che non hanno scelto ma che riescono comunque a portare in spalla. Aggrottavo la fronte ai particolari più assurdi e la distendevo tutte le volte che provavo ammirazione. A tratti toccavo con mano quello che stavo ascoltando. Non mi ero mai resa conto di quanto un evento per me straordinario potesse rappresentare la vita di tutti i giorni. Non lo dissi ad alta voce, ma ripensai a tutte le volte in cui mi lamentavo quando andava via la corrente e i miei apparecchi elettronici smettevano di funzionare per cinque minuti. Mi sentii piccolissima, la persona meno coraggiosa del mondo. Pensavo di aver dovuto portare il peso di molte cose, non avevo sopportato nulla in confronto ad una guerra in atto. Non mi ero mai trovata sotto un regime, non sapevo che aria avrei respirato, come sarei stata, forse la mia parte rivoluzionaria sarebbe venuta sù meglio di così.

Nonostante il clima presente in Georgia, la gente cercava di condurre una vita normale. Mariam andava a scuola, al parco giochi, con una tale naturalezza mi disse che, essendo piccola, non sentiva il peso della sua condizione. Pensava a giocare, a stare fuori casa più tempo che poteva. Forse mi colpì proprio quella naturalezza, quella leggerezza con cui mi raccontava la povertà. Mi raccontò un aneddoto che mi lasciò a bocca aperta, perchè io cose del genere le avevo viste solo nei film. “Durante l’inverno, quando le giornate erano più corte, era molto difficile finire i compiti prima del tramonto, quindi continuavo a studiare aiutandomi con la luce di una candela. Tutti gli inverni della mia infanzia sono collegati alla luce di una candela, perchè era l’unica risorsa che avevamo per far fronte alla mancanza di elettricità.” Capirete che, cose del genere non si sentono tutti i giorni.

Le chiesi cosa provasse, cosa fossero stati per lei quegli anni. “Oggi, quando io ed i miei amici ci guardiamo indietro diciamo sempre “bui e dolci anni 90”, perchè sono stati esattamente così. Furono bui in tutti i sensi ma anche dolci, perchè, d’altra parte, avevamo relazioni più vere e più strette con la gente, giocavo con gli altri bambini per strada durante l’estate e posso dire che la mia infanzia è stata bella, nonostante tutte le cose che stavano accadendo nel mio Paese. Furono dei tempi terribili, ma per un bambino che voleva solo giocare con i suoi amici, che voleva stare per strada o giocare in cortile, fu fantastico. Quando mi guardo indietro non vedo tempi bui, li guardo ancora con gli occhi di quella bambina di 6 anni che amava uscire fuori a giocare.

Io e Mariam siamo amiche da un anno, quel viaggio e quella panchina ci hanno dato qualcosa che conserviamo ancora come un regalo che qualcuno ha deciso di farci.

Alla mia amica Mariam, alla bambina georgiana.

Grazia

Non tutti i training escono col buco…

Eccomi di nuovo per far sentire la mia voce dall’altra parte del mare raccontandovi storie sulla mia vita come volontaria in Grecia. Quest’oggi ho deciso di condividere con voi la mia ultima esperienza durante il mid term training, ovvero quattro giorni spesi con altri volontari al fine di tirare le somme ognuno sul proprio progetto e la propria esperienza, confrontarsi con persone che stanno vivendo la stessa situazione e cercare delle soluzioni o la motivazione giusta per concludere al meglio quest’anno di volontariato europeo. O almeno così doveva essere in teoria.

La città d’incontro designata era Xanthi, situata a nord est del paese e vicinissima al confine con la Turchia. Inizialmente non avevo grandi aspettative rispetto a questo training, ma essendo di indole curiosa ero ad ogni modo entusiasta del fatto di poter allontanarmi per qualche giorno dalla mia routine e visitare un luogo nuovo dove non ero mai stata. La cittadina effettivamente si è rivelata molto gradevole, non troppo grande ma piena comunque di giovani, locali e una grande piazza dove si sono tenuti i festeggiamenti per il carnevale proprio nei giorni che ho speso lì. La prima sera, una volta riuniti tutti insieme con il trainer che avrebbe tenuto le attività per i giorni seguenti, dopo un brevissimo gioco per iniziare a conoscerci era già ora di cena, e così abbiamo goduto di un po’ di relax proseguendo la serata in centro e unendoci ad alcune feste volte a celebrare il Tsiknopempth, ovvero il giovedì del carnevale in cui è usanza grigliare carne, bere in compagnia e danzare mascherati. Nonostante fossimo rientrati in albergo quasi all’alba ero comunque motivata e curiosa per la mattinata che ci aspettava, speranzosa che avremmo davvero iniziato ad approfondire i temi legati al volontariato europeo e che avremmo avuto la possibilità di legare come gruppo insieme al nostro trainer.

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Le mie speranze però hanno iniziato a scemare quando ho appreso che l’unica attività della mattina sarebbe consistita nel dividerci in gruppi e fare un tour della città scattando delle foto ai monumenti più importanti e cercare di chiacchierare con gli abitanti del posto. Nella mia testa suonava più come attività conclusiva, ma tant’è… Il mio stupore non ha fatto che crescere quando, ritrovatici nuovamente per discutere delle nostre impressioni su Xanthi e mostrare le foto scattate, il tempo scorreva senza che si accennasse a cambiare attività o a iniziare ad entrare nell’argomento ESC. Va bene che si trattava del primo vero e proprio giorno di training, ma avevamo a disposizione solamente quattro giorni, non mesi!
Al termine del pomeriggio speso quindi a guardare le foto scattate da tutti i volontari (ridete pure ma purtroppo è la verità), ci siamo appropinquati al tavolo del buffet per la cena, almeno il cibo è sempre una buona consolazione. La serata in seguito è stata piacevole come la precedente, e di nuovo con due o tre ore di sonno in corpo eravamo (circa) pronti per vedere cosa ci avrebbe atteso durante il secondo giorno.

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Finalmente sembrava che si iniziasse a prospettare una giornata più proficua di quella precedente, ma evidentemente mi sbagliavo: abbiamo assistito a quella che credo sia stata la presentazione più noiosa e non ho timore di definire inutile della mia vita su quali saranno le prospettive future dopo il termine del volontariato; a tenere il discorso è stata una signora che aspira a diventare trainer e che per il momento accompagna i volontari durante questi progetti e sostiene il lavoro di quelli che trainer lo sono già. La cosa che mi ha lasciata più attonita è stata la lentezza e la poca spigliatezza di questa donna; io sicuramente non posso definirmi un’esperta, ma un formatore dovrebbe far ritrovare l’energia e la voglia di lavorare, non il contrario!

A seguito di quelle due ore che sono parse interminabili ci siamo risvegliati dal torpore con un gioco sul lavoro di squadra e successivamente abbiamo valutato entrambe le attività. Quello che proprio non mi tornava era come fosse possibile che non avessimo ancora discusso o menzionato il lavoro nelle nostre organizzazioni, le debolezze e le difficoltà, come trovare soluzioni a un problema. Arrivata alla fine del secondo giorno però ho deciso di rassegnarmi al fatto che questi formatori erano sicuramente delle belle persone, ma probabilmente non competenti come gli sarebbe stato richiesto.

Lungi da me annoiarvi ancora su ogni attività che (non) è stata svolta, vi basti sapere, nel complesso, che non ho trovato quei giorni spesi a Xanthi per niente utili, se non fosse per alcuni volontari conosciuti e con cui abbiamo sicuramente passato dei bei momenti e delle belle serate in compagnia a divertirci. Dal mio punto di vista, tuttavia, il senso di questi training dovrebbe proprio essere quello di aiutare i volontari a trovare soluzioni o condividere la propria esperienza in un ambiente neutro, lontano dai propri coordinatori o dal proprio ambiente in cui, a volte, potrebbero sentirsi giudicati. Il massimo che ho potuto fare è stato riportare le mie impressioni nel questionario valutativo, e mi auguro per il futuro che in qualche modo vi possano essere dei miglioramenti sulla qualità di queste attività, peraltro obbligatorie.

Sento a questo punto di dovere delle scuse ai temerari che sono arrivati fin qui con la lettura, ma mi auguro che questa testimonianza possa risultare utile a chi magari ha vissuto la stessa esperienza in un altro paese e che possa sentirsi meno solo.
Mi farò sentire presto con, spero, qualche storia più avvincente e positiva. Per ora, da Nea Moudania, è tutto!

Federica

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Employment and social affairs

Employment and social affairs

Technological advances, globalisation and changing demographics continue to impact the ways Europeans live and work. The EU is actively developing policies and legislative proposals to meet these challenges.

U.S. Marine Corps Illustration by Cpl. Taylor W. Cooper/ Released

Through the European pillar of social rights, the EU works to safeguard the rights of citizens by ensuring:

* Equal opportunities and access to the labour market

* Fair working conditions

* Social protection and inclusion

EU funding helps public and private organisations implement and improve employment and social policy, and finance projects to support their citizens of today and tomorrow.

EU employment legislation guarantees minimum levels of protection that apply to everyone living and working in the EU. Specific EU rules also aim to make it easy for EU citizens to live and work in other EU countries, while protecting their social security rights, such as health insurance and benefits.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/employment-social-affairs_en (23.12.2019)

Development and cooperation

Eradicating poverty and achieving sustainable development

Together, the EU institutions and countries are the world’s leading donor of development assistance and cooperation. The EU proposes legislation and policies to promote good governance and human and economic development, such as fighting hunger and preserving natural resources.

Responding to the United Nation’s Sustainable Development Goals, EU institutions work together and provide funding to address the following five aspects of sustainable development:

* People: End poverty and hunger in all forms and ensure dignity and equality

* Planet: Protect future generations from environmental destruction and resource depletion

* Prosperity: Ensure prosperous and fulfilling lives in harmony with nature

* Peace: Create peaceful, just and inclusive societies

* Partnership: Implement development work through global partnership

The EU cooperates with 150 partner countries in Africa, Latin America and the Caribbean, Asia and the Pacific, as well as civil society and international organisations. In addition to providing financial aid and engaging in dialogues with partner countries, the EU also conducts research and evaluation to ensure that aid is used effectively.

Source

https://europa.eu/european-union/topics/development-cooperation_en (23.12.2019)