Claude Cahun: l’artista dalle mille identità

Troppo spesso è consuetudine pensare che la storia sia stata scritta solo dagli uomini. Per tanto tempo, troppe figure di donne che hanno contribuito in maniera incisiva a rivoluzionare il corso degli eventi, la politica, le arti in genere sono rimaste nell’ombra e la loro memoria quasi dispersa. Una mattina, in maniera del tutto casuale, mi sono imbattuta in un fumetto acquistato qualche anno fa, “Cattive ragazze”, di Assia Petricelli e Sergio Riccardi. Racconta la storia di 15 donne audaci e creative che hanno sfidato leggi, convenzioni sociali, sovrastrutture, dando vita ad imprese che meritano di essere ricordate. Rileggendo quel fumetto è nata l’idea di parlare di queste ragazze, cattive per la società dell’epoca, necessarie, audaci e ispiranti per noi.

Oggi vi parlo di una figura controversa, certamente anticonformista (già a suo tempo), che ha perseguito, nella vita e nell’arte, un’idea di libertà e ricerca dei molteplici sé, che si riflette in quello che sarà poi il suo nome: Claude Cahun.   

“Sarà poi il suo nome”, perché, Claude non fu sempre Claude.

Lucy Renée Mathilde Schwob, infatti,  nasce in Francia alla fine dell’Ottocento da una famiglia d’arte: suo padre era un noto saggista simbolista, suo nonno uno scrittore. La sua non fu un’infanzia semplice, sua madre aveva problemi psichici e fu internata quando Lucy era ancora una bambina. Probabilmente fu proprio l’arte a salvarla dalla solitudine. Quando il padre si risposò, la giovane Lucy si innamorò della figlia della sua matrigna. Da quel momento la sua vita cambiò: quella donna si chiamava Suzanne Malherbe e divenne la sua amante, musa e collaboratrice più stretta. Decisero di andare a vivere insieme a Parigi.

Lucy scriveva, recitava e fotografava, Suzanne era un’illustratrice. Lucy creava opere e scritti saggi e molto audaci, firmandosi dapprima Claude Courlis, poi Daniel Douglas, prima di assumere definitivamente il nome di Claude Cahun. Questo nome ebbe origine da una scelta identitaria, da una ricerca e affermazione di una fluidità, dalla consapevolezza di volersi identificare in un un genere “neutro”. L’artista stessa diceva: “Maschile? Femminile? Ma dipende dai casi. Neutro è il solo genere che mi si addice sempre”. Claude e Suzanne si inserirono nell’ambiente dell’avanguardia artistica surrealista dove non fecero mai mistero del loro legame amoroso. Pur essendo l’ambiente surrealista un ambiente di larghe vedute, però, le artiste erano spesso motivo di chiacchiera per il loro stile eccentrico, soprattutto quello di Cahun, che amava spesso vestirsi da uomo e portare i capelli rasati.

Dal fumetto”Cattive ragazze” – Claude Cahun

Fra il 1932 e il 1938 Cahun fu una sorta di attivista all’interno dell’ambiente artistico parigino. In quegli anni aderì all’Associazione degli Scrittori e Artisti Rivoluzionari, in cui rivendicava un ruolo più concreto per l’arte, che doveva essere uno strumento per cambiare la società. Aveva capito che, a dispetto di una facciata libertaria, l’ambiente surrealista era maschilista e omofobo: in tanta esaltazione dell’inconscio e della libertà erotica semplicemente ignorava altre possibilità per la donna oltre quella di essere oggetto del desiderio e musa ispiratrice della creazione intellettuale prettamente “maschile”. Probabilmente fu per questo che la presenza di Claude Cahun tra i nomi del surrealismo è rimasta poco documentata, nonostante Breton la definisse “lo spirito più curioso di questi tempi” e la incoraggiasse a scrivere e pubblicare.

Claude Cahun – “Mi sto allenando non baciarmi” (1927)

Nella fotografia di Claude Cahun c’è la resistenza all’appartenenza ad un genere imposto, ma anche la volontà di esprimere attraverso il corpo la propria diversità. Diversità perché ebrea, omosessuale, probabilmente anoressica, vittima di un sistema che isolava le persone con disturbi psichici, come sua madre. Il Surrealismo la aiutò senz’altro a esprimere al meglio la sua creatività, ma l’eredità che ci ha lasciato Claude Cahun conserva un intento dissacratorio e ironico, di una personalità che ha tracciato una sorta di sentiero mai esistito. Claude Cahun adopera l’autoritratto come strumento di indagine, di conoscenza, come testimone degli innumerevoli cambiamenti che in lei avanzano, che in tutti noi avvengono.

La figura della compagna, Suzanne Malherbe, fu centrale nell’opera di Cahun. Realizzarono insieme più di 400 autoritratti, in cui Claude si esibisce in molteplici travestimenti, rappresentando un’identità che muta incessantemente e che non si lascia incasellare.

Nel 1938 Claude si trasferisce assieme alla compagna sull’isola di Jersey. Dopo qualche anno l’isola fu occupata dalle truppe naziste. Durante la Seconda Guerra Mondiale le due artiste si uniscono alla resistenza, opponendosi fermamente al nazismo: organizzarono un’azione di contropropaganda artistica, iniziando a produrre e distribuire volantini che invitavano le truppe naziste ad ammutinarsi. Li firmavano “Il soldato senza nome” e li infilavano nelle tasche dei cappotti al bar o nelle automobili militari. Per ben tre anni riuscirono a tenere in scacco le truppe tedesche. Vennero poi scoperte e ritenute responsabili di essere a capo di un’organizzazione sovversiva di donne. Dal luglio del 1944 al maggio del 1945 vivono entrambe il tormento della prigionia, aggravato dall’angoscia di aver perso ogni bene: La Ferme Sans Nom, la loro casa sull’isola, viene saccheggiata e la produzione fotografica quasi completamente distrutta perché definita pornografica. L’isola fu però liberata grazie all’arrivo degli Alleati prima dell’esecuzione della sentenza. Quello stesso giorno Claude si fece ritrarre davanti alla porta di casa stringendo tra i denti l’aquila simbolo del nazismo. Nell’immediato dopoguerra Claude Cahun tenta di riallacciare i rapporti col gruppo surrealista, incontrando più volte Andrè Breton e Max Ernst e progettando di tornare a Parigi, ma il desiderio non verrà esaudito vista la sua prematura morte nel 1954 a causa di un’embolia polmonare (Marcel Moore la seguirà poi nel 1972 decidendo di togliersi la vita).

Claude Cahun stringe tra i denti l’aquila simbolo del nazismo

Per decenni la figura di Claude Cahun è rimasta sconosciuta. Oggi a Jersey un museo raccoglie ciò che rimane della sua opera, considerata avanguardista e anticipatrice di tutta l’arte femminile fotografica del Novecento.

Grazia

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