Persepolis, il meraviglioso racconto rivoluzionario di Marjane Satrapi

La storia di cui parlo oggi è un piccolo manifesto rivoluzionario che custodisco come una guida, una storia che ogni tanto ho bisogno di ricordare. Persepolis è un film d’animazione del 2007 basato sull’omonima graphic novel autobiografica, che il “Guardian” ha fatto rientrare nei 100 libri più rappresentativi del Ventunesimo secolo. L’autrice, nonché protagonista del racconto, è Marjane Satrapi, regista, sceneggiatrice, illustratrice per bambini e fumettista iraniana.

La storia di cui ci parla inizia poco prima della Rivoluzione iraniana, in cui le speranze di cambiamento della gente furono infrante lentamente quando presero il potere i fondamentalisti islamici, che ridussero ulteriormente le libertà della popolazione, in particolare quella delle donne, e imprigionarono migliaia di persone. Il progressivo e sanguinoso deterioramento delle libertà individuali è raccontato attraverso le vicende della famiglia Satrapi, di alta estrazione sociale, grande apertura mentale e orientamento politico decisamente progressista.

Marjane Satrapi

Marjane è una bambina curiosa, allegra ed energica che sogna di diventare “profeta”. Educata dai genitori che sono di educazione cittadina borghese, così come la nonna. Lo zio, proveniente da un gruppo comunista delle province dell’Azerbaijan, viene liberato dalla prigione, dov’era stato rinchiuso insieme ad altri prigionieri politici per molti anni, e Marjane si avvicina grazie a lui alla politica e agli eventi che sta vivendo il suo Paese. Lo zio le racconta la sua storia, le sue sofferenze e di come abbia combattuto per il trionfo del proletariato, scappando perfino in Unione Sovietica. Marjane è affascinata e quindi per lei, mentre in Iran la rivoluzione islamica contro lo scià (il “re” nei paesi di lingua persiana) giorno dopo giorno sta prendendo piede, aumenta il proprio coinvolgimento nella vita politica del Paese.

Quando scoppia la guerra tra Iraq e Iran, di fronte a una società sempre meno laica, i genitori cercano di proteggerla e la mandano al liceo francese di Vienna. Marjane, però, si adatta a fatica alla vita europea. Passa di casa in casa, addentrandosi nella cultura occidentale, frequentando i ritrovi giovanili e vivendo per la prima volta l’amore, che si rivela tutto il contrario di ciò che sembrava, lasciandola talmente delusa da farla vagare per Vienna, senza un tetto. A causa del fumo e delle notti trascorse all’aperto, Marjane rischia la vita: dopo essere stata ricoverata in ospedale ed essere guarita, decide di chiamare i suoi genitori in Iran e li informa che presto sarebbe tornata a casa, a patto che non facciano domande sugli anni passati in Austria. Tornare in Iran non si rivela semplice, perché trova il suo paese in condizioni peggiori di come lo aveva lasciato. Decide di sposarsi, ma la vita coniugale si rivela deludente, così come il ritorno nel Paese nativo. Di fronte all’evoluzione negativa, Marjane chiede il divorzio, e affronta l’ennesimo cambiamento, decidendo di trasferirsi a Parigi.

Decidere di raccontare il proprio paese per mezzo di ricordi personali e familiari è stata per l’autrice la scelta più naturale e più onesta, come affermato in un’intervista con Vogue: “Non potevo di punto in bianco dire: “Questa è un’analisi di quanto è accaduto negli anni 70, 80 e 90 in Iran”, perché non mi occupo né di storia né di politica. Sono una persona che é nata in un determinato momento storico, e posso non sapere tutto, ma di certo so bene quello che ho vissuto. Lo conosco bene.” L’intento dell’autrice è perfettamente riuscito, ho amato questo film proprio per questa intimità e autenticità che gli permette non solo di raccontarci dei fatti realmente accaduti ma dà voce ad un punto di vista differente da quello a cui siamo abituati.

Di grande spessore è la rappresentazione del rapporto con la nonna, donna dall’animo progressista che tiene a ricordare alla nipote un concetto che prescinde da luogo o epoca in cui ci si trovi: l’integrità morale, che risponde essenzialmente al rimanere “fedeli a se stessi” e non vergognarsi delle proprie origini. Ho amato, in particolare, il dialogo che precede la partenza di Marjane, in cui la nonna le dice: “Nella vita incontrerai molti stronzi, se ti feriscono, pensa che è la stupidità che li spinge a farti del male. Ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta, perché non c’è niente di peggio del rancore e della vendetta. Resta sempre integra e coerente con te stessa.”

Nonostante Persepolis sia un film per tutti, è certamente un grande spunto di riflessione per le donne. All’interno della storia ci sono certamente diverse figure di donne che lottano per l’emancipazione, nonostante il fondamentalismo le porti ad adattarsi a regole che ostacolano in maniera incisiva il raggiungimento di una libertà e di una parità. Di vitale importanza è notare come la loro lotta costante le porti a rimanere fedeli a se stesse e alla loro integrità intellettuale.

Grazia

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