Viaggiare, dormire, forse sognare

Cari lettori di questo umile blog, torno a cercare di offrirvi uno spaccato della vita in Grecia, anche se in questo periodo le mie giornate, sono certa, assomigliano a quelle di altri milioni di persone, e non credo ci sia nulla di notevole da riportare all’interno della mia routine che, come ho forse accennato precedentemente, ho costruito attorno ad attività più o meno dinamiche che vanno dagli allenamenti casalinghi agli esperimenti culinari, dai film agli audio libri ai corsi online e dalla scrittura di articoli come questo alla registrazione di podcast e scrittura di progetti europei (attività legate al mio volontariato e che sto portando avanti a distanza con SE.M.I.). Ad essere sincera le giornate stanno passando molto velocemente da quando è iniziato il lockdown, ma nonostante stia sfruttando questo particolare periodo per dedicarmi a tanti passatempi diversi, ça va sans dire che come tutti mi auguro che tutto possa tornare presto alla normalità.

La lista delle cose che mi mancano in questo presente è molto lunga, ma ce ne sono alcune la cui assenza mi pesa più di altre. Si parte da quelle piccole, come prendere un caffè al tavolino di un bar, organizzare una cena tra amici, andare a una festa, abbracciarsi. Ma senza dubbio al primo posto si classifica l’impossibilità di viaggiare, muoversi nello spazio e vedere luoghi nuovi, o anche semplicemente tornare in quelli familiari. Il viaggio per me non è solamente un’esperienza fisica, di spostamento, lo considero piuttosto come uno stato mentale, un’attitudine alle cose, l’essere curiosa e avere voglia di provare, esplorare, scoprire, mettermi alla prova. Un viaggio parte sempre da un atto pratico: prenotare il biglietto, preparare la valigia, prendere l’autobus per l’aeroporto. Ma dopo che queste azioni meccaniche si sono concluse, nel momento in cui si arriva a destinazione, è lì che la parte interiore comincia a mettersi in cammino per andare più lontano, è quello il momento in cui gli occhi si spalancano, l’udito si affina, in cui tutti i sensi hanno finalmente la possibilità di liberarsi e si può respirare appieno l’aria di una nuova città e si inizia davvero a rendersi conto del processo di spostamento che si è appena compiuto.
Mantenere questo atteggiamento verso ogni esperienza quotidiana, anche la più banale, si traduce per me nell’aver sempre voglia di fare passeggiate, di prendere un treno e visitare il paesino accanto al mio durante il weekend, di vedere un film appena uscito al cinema, di continuare sempre ad imparare cose nuove, in una frase direi un naturale opporsi ad una routine predefinita e sempre uguale a se stessa.

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E per l’appunto la scorsa settimana, in occasione delle vacanze pasquali, avevo in calendario un viaggio verso la Turchia, per visitare Istanbul e le sue moschee, per vedere il Bosforo con i miei occhi. Dopo aver appreso che tutto ciò sarebbe rimasto solamente un sogno, una delusione cocente mi ha colpita, per quanto comprendessi perfettamente le cause, ma dalla premessa a questo paragrafo si può facilmente intuire come io senta il viaggio come un bisogno e che anche solo il pensiero mi porti felicità come poche altre cose. Da quell’istante hanno iniziato a salire a galla i ricordi dei viaggi passati, recenti e lontani, e la consapevolezza di quanto sia stata finora fortunata a poterli intraprendere tutti, dal primo all’ultimo. Questa presa di coscienza ha mitigato lievemente la tristezza che la presente rinuncia portava con sé, sempre accanto alla speranza di poter ricominciare a viaggiare presto, con ogni mezzo. Al momento l’unico che mi è rimasto a disposizione è con la mente, e tanto mi basta. Forse.

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Senza lasciarsi andare a sentimentalismi auguro sempre a chi è arrivato alla fine di questo articolo di trovarsi in ottima salute e vi lascio con la speranza di salire presto su un autobus, treno, aereo e continuare a scoprire il mondo per com’è: sempre nuovo.

A prestissimo,

Federica

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