Tramonta già il sole su Nea Moudania… oppure no?

Carissimi, eccomi di nuovo a scrivere della mia esperienza come volontaria italiana in Grecia. In questo articolo voglio concentrarmi su quelle che sono state le mie sensazioni e riflessioni riguardanti il progetto e la mia vita qui man mano che il tempo scorreva durante i mesi di agosto e settembre, alcune positive ma alcune anche negative, perché un’esperienza di volontariato all’estero non è tutta rose e fiori, e voglio condividere quello che ho vissuto sperando possa essere utile per chi deve ancora partire o per chi, magari, ha attraversato la medesima fase e ha bisogno di ritrovarsi.

Iniziamo dunque. I primi due mesi trascorsi a Nea Moudania, paesino di mare nella penisola Halkidiki, sono stati molto intensi e movimentati, poiché You in Europe, organizzazione presso cui sto svolgendo il volontariato, ha ospitato due scambi giovanili (uno youth exchange di una settimana a giugno e un ESC di un mese a luglio), ma una volta terminate queste attività e dopo che i ragazzi con cui avevamo condiviso l’esperienza erano tornati ai loro tetti natii, ho avuto veramente modo di capire le dinamiche del mio progetto e come mi ci stavo inserendo, sia da un punto di vista pratico che emotivo. Procederò con ordine, raccontando prima di tutto il mese di agosto, che è stato un mese pieno di domande e di dubbi su cosa stessi facendo, probabilmente perché è stato il primo momento in cui mi sono trovata da sola con i miei pensieri, senza mille impegni o persone da vedere ed eventi da organizzare.
Le attività in cui ero impegnata, insieme agli altri due volontari del progetto, consistevano ora principalmente nel lavoro mattutino presso i due centri ricreativi dove ci eravamo inseriti sin dall’inizio del volontariato, e in una riunione settimanale insieme ai responsabili dell’associazione per riportare l’andamento delle attività. Il resto del tempo era praticamente tutto libero, e sebbene il lavoro nei centri procedesse molto bene, questo è stato un elemento che mi ha portata più volte a domandarmi “cosa sto facendo qui?”. Qualcuno, tra chi leggerà queste righe, potrà pensare che sia matta: lavorare quattro ore al giorno per poi spaparanzarsi al sole fino al tramonto è stato motivo di crisi esistenziale? Potrebbe sembrare assurdo, eppure.
Come ho scritto, le attività all’interno dei centri ricreativi stavano procedendo nel migliore dei modi: stavo portando avanti un corso di italiano per i bambini delle elementari, e un corso di yoga per il gruppo di adulti con disabilità. Entrambi questi gruppi mi avevano accolta a braccia aperte ed ero in grado di lavorare insieme a loro nonostante la barriera linguistica del greco in maniera sorprendente. Mi rendevo quindi conto dei punti di forza di questo progetto e dell’impatto positivo che la mia presenza stava avendo sulla comunità locale, e questa energia positiva rimbalzava anche su di me, facendomi sentire utile per il ruolo che svolgevo, pur non essendo una professionista o esperta.
I dubbi che mi hanno assalita riguardavano il resto della giornata, quando non erano presenti attività definite né un orario serrato, momenti in cui pensavo se ciò che stavo facendo fosse abbastanza, se mi soddisfacesse davvero, o se fosse giusto per me. Il fatto di poter godere della spiaggia dopo il lavoro era sicuramente piacevole, ma continuavo a domandarmi quando o se avremmo iniziato seriamente con altre attività.

Posso affermare quindi che, nonostante riuscissi a cogliere la validità del progetto di volontariato, al contempo mi domandavo se ciò che mi veniva offerto fosse quello di cui avevo davvero bisogno per sentirmi soddisfatta del lavoro e se bastasse per trovare un senso nell’aver intrapreso la scelta di restare un anno all’estero. Credo che ogni progetto abbia le proprie criticità, e che non esistano progetti perfetti o che vadano incontro alle necessità di ogni volontario, così come possono sorgere dei dubbi in qualsiasi lavoro una persona stia svolgendo, e questa consapevolezza mi ha aiutata a superare i momenti più duri e a ridimensionare ciò che stavo attraversando, considerandolo normale e umano.
Tali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnata fino al mese di settembre, quando qualcosa ha iniziato a cambiare: innanzitutto, l’arrivo di un nuovo volontario che veniva ad aggiungersi al nostro gruppo ha sicuramente movimentato la situazione; il nostro progetto era infatti stato scritto per quattro persone, e You in Europe è riuscita a trovare il partecipante che mancava solo alla fine dell’estate.
In secondo luogo, con la riapertura delle scuole pubbliche e delle attività sportive anche il nostro orario lavorativo ha subito dei cambiamenti: abbiamo infatti iniziato a lavorare nelle ore pomeridiane nei centri ricreativi, e un’ulteriore opportunità si è aperta per noi che abbiamo infatti potuto iniziare a dare una mano agli allenatori delle squadre di pallavolo del paese, supportando le loro attività con bambini e ragazzi in palestra. L’avvio di queste nuove attività mi hanno quindi ulteriormente aiutata a ricominciare a sperare per il meglio e a ritrovare un po’ di motivazione per il mio volontariato.

Per concludere vorrei quindi dire che credo sia normale avere dubbi e che sollevare delle criticità può portare al miglioramento delle scelte che si intraprendono, soprattutto se di lungo periodo e lontano dalle persone care. Anche aver attraversato questa fase critica mi ha aiutata ad acquisire più consapevolezza in me stessa e nelle persone che mi circondano, e sono convinta che sia importante fare tesoro dei momenti negativi e come siamo in grado di superarli, poiché spesso ci possono insegnare molto di più delle esperienze positive. Vorrei inoltre aggiungere che i dubbi su alcuni aspetti del progetto e le domande interiori riguardanti questa mia scelta non sono spariti con un colpo di bacchetta, né la mia routine, posso dire abbastanza tranquilla, è cambiata radicalmente; ho però cercato giorno dopo giorno di gestire i miei sentimenti e vedere il lato positivo della situazione, provando davvero ad imparare da ogni cosa, anziché cercare una via d’uscita “facile” e abbandonare tutto.

Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di questo articolo, a prestissimo da Nea Moudania!

Federica

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